Addio a Gerard Houllier. Con lui al Liverpool, Owen fu pallone d’oro

Nell’anno di dis-grazia 2020, il mondo del calcio piange i suoi morti illustri ormai come in un conteggio di guerra. L’ultimo della lista, in ordine di tempo, è Gerard Houllier, deceduto a 73 anni nella notte tra domenica e lunedì. Soffriva di problemi cardiaci da molti anni ed i postumi di una difficile operazione all’aorta gli sono stati fatali. Nel 2001, quando siedeva sulla panchina del Liverpool, durante una gara contro il Leeds accusò un malore cardiaco che lo costrinse all’ospedale e a cinque mesi lontano dai campi. Segnale di un problema che non sarebbe più riuscito a superare purtroppo.

Più di tutti, lo piangerà Michael Owen, l’ultimo calciatore inglese a vincere il Pallone d’Oro. Perché nel farlo, molta farina è uscita dal sacco del suo allenatore francese di allora. Un uomo abituato a lavorare con i giovani, fu Campione d’Europa U18 con la Francia nel 1996 e maestro della generazione di talenti cristallini come Trezeguet, Gallas, Henry, Anelka e Silvestre, negli ultimi anni della sua carriera era stato catturato dalla galassia del colosso Red Bull, ricoprendo il ruolo di Global Sports Director per il Lipsia, la RB New York e il Salisburgo. Nel 2002 era stato insignito della Légion d’honneur per i suoi servigi al calcio francese (di assoluta attualità in questo momento, a causa dell’eclatante rinuncia del titolo prestigioso da parte del giornalista e scrittore italiano Corrado Augias. Motivo: un segnale di protesta contro i crimini dell’egiziano Al -Sisi, tra cui l’omicidio di Giulio Regeni, insignito di nascosto dello stesso privilegio).

Eppure, proprio con la nazionale visse il suo periodo professionale più difficile. Rilevò Michel Platini, un altro che con la panchina della nazionale non ebbe fortuna, dopo il disastroso europeo del 1992. La Danimarca, futura campionessa, strozzò i sogni di qualificazione all’ultima giornata del girone nella fase finale in Svezia. Non andò meglio a monsieur Gerard, che non riuscì a portare i transalpini ai mondiali di USA ’94, annichilito al Parco dei Principi dalla Bulgaria di Stoichkov e, soprattutto, Emil Kostadinov, autore di una doppietta mortifera. Al termine della partita il cronista allo stadio Parc des princes di Parigi urlò “Bog e bulgarska! Dio è bulgaro!”. Era la Francia di Eric Cantona, David Ginola e Jean-Pierre Papin, ma quel trio fantastico e ribelle non bastò. Ha vinto tre Ligue 1, due con il Lione nel 2006 e nel 2007, ma quella che ricorderà più di tutte è datata 1986, quando portò sul trono di Francia, per la prima volta, il giovane Paris Saint-Germain, nato appena sedici anni prima. In pratica, ogni dieci anni a partire dagli anni ottanta, si è fregiato di un titolo prestigioso, con il numero 6 a portargli fortuna.

Curiosità cabalistiche di un marginale rilievo, visto che, a livello di club, è il Liverpool a regalargli un biennio d’oro tra il 2001 e il 2002. Vinse tutto, meno la Premier League. Arrivarono una Coppa UEFA, una FA Cup, una Coppa di Lega, una Charity Shield e una Supercoppa Europea. La finale contro l’Alaves all’allora WestfalenStadion di Dortmund è una delle più belle e pazze della storia dell’intera Europa League, 5-4 dopo i tempi supplementari in un’altalena di emozioni, quelle si, al cardiopalmo. Babbel e Gerrard stordiscono gli spagnoli nel primo quarto d’ora, Alonso accorcia, ma un penalty di McAllister manda le due squadre all’intervallo sul 3-1. Partita finita? No, perché Javi Moreno (futuro milanista), con una doppietta riporta la sfida in equilibrio sul 3-3. Robbie Fowler segna il 4-3 a venti minuti dalla fine, ma il figlio del grande Johan Cruijff, Jordi, mette il punto del 4-4 al novantesimo. Nei supplementari, la fortuna sorride a Houllier, regalandogli l’autogol dello stanchissimo Geli ed una storica Coppa UEFA.

Da sempre paterno e difensore dei suoi uomini, Houllier respinse i critici, che prima della partita ritenevano noioso il Liverpool: “Forse siamo una squadra noiosa – come continuo a leggere – ma lo sopporterò. Dobbiamo aver segnato 122 dei nostri 123 gol in contropiede. Tutto quello che so è che il nostro totale di questa stagione è il terzo più alto nella storia del Liverpool”. Owen non segnò in quella partita, ma, grazie ai successi di quella stagione e ai gol decisivi sia nella finale di Supercoppa europea contro il Bayern Monaco e nella finale di FA Cup contro l’Arsenal venne premiato da France Football con il Pallone d’Oro. Non verrà ricordato come il più meritato, ci sono altri talenti della sua generazione che non ne hanno beneficiato, ma resterà indelebile nella storia del calcio. Così come resterà Gerard Houllier, un uomo perbene che ha seguito gli dei del calcio nello stadio delle nuvole in questo anno maledetto 2020. Adieu.