ESCLUSIVA – Stefano Bonometti ricorda Maradona: “In campo non parlava mai, poi decideva le partite”

Stefano Bonometti è stato lo storico capitano del Brescia che a Wembley nel 1994 alzò al cielo il Trofeo Anglo-Italiano. In questa intervista esclusiva ai nostri microfoni ha toccato molti argomenti, primo su tutti Diego Armando Maradona che marcò nelle partite contro il Napoli.

Hai giocato contro Maradona; come è stato? Ci puoi raccontare un aneddoto o un particolare episodio riguardo l’argentino?
Stiamo parlando di un grandissimo, forse unico nel suo genere: un giocatore incredibile, con la palla al piede faceva quello che voleva. Mi ricordo il gol più bello che ha fatto ai Mondiali contro l’Inghilterra che è partito da metà campo andando in porta e dribblando anche il portiere. Si può dire di tutto di Maradona, ma quello che gli ho visto fare in campo non l’ha più fatto nessuno. Un aneddoto? Credo di non aver mai marcato un giocatore che non parlava mai: lui era l’artefice di quel grande Napoli, non serviva parlasse molto. Nei momenti decisivi la palla arrivava a lui e decideva le partite. Aveva i suoi compagni a disposizione, ma anche lui si metteva a disposizione di tutti, aveva sempre una parola positiva nei loro confronti.

Oltre a Maradona hai giocato contro altri grandi campioni: chi ti ha più impressionato?
Ho marcato e giocato contro Platini, differente da Maradona. Senza palla anche lui era immarcabile, aveva una visione di gioco fuori dal comune. Quando poi giostrava la palla nei piedi abbiamo visto tutti cosa era in grado di fare. Poi c’è stato Boniek, altro difficilissimo da marcare. Maradona e Platini sono comunque i due giocatori che mi hanno fatto più tribolare, ma è stato anche un piacere avere avuto l’opportunità di vederli sul campo.

Sei stato uno storico capitano del Brescia: come vedi oggi la squadra di Lopez?
Attualmente il Brescia lo vedo un po’ smarrito: via Del Neri, c’è stata troppa confusione iniziale. Adesso spero abbiano preso delle decisioni definitive con il ritorno di Lopez: tante vicissitudini con anche il Covid di mezzo, ma ora  deve recuperare i pezzi per avere una rosa competitiva per potersela giocare in campionato.

Ti rivedi in un giocatore attuale della Nazionale?
Non saprei, forse Barella. È un giocatore che mi piace molto, ha un buon piede e sa sia contrastare che ripartire. Io ai tempi mi ispiravo a Orali e Tardelli, adesso il centrocampista dell’Inter credo che mi assomigli anche perché a entrambi piace giocare a tutto campo.

Come mai secondo te il calcio italiano di oggi non è più così competitivo come negli anni 90?
Nel calcio di oggi purtroppo ci sono tante differenze con quello dei miei tempi: piano piano però stiamo tornando quelli che eravamo nei tempi migliori. Adesso si è deciso, anche per forza maggiore, di puntare sui giovani per contenere i costi e anche la Nazionale ne sta giovando. 

Che ruolo stai ricoprendo oggi?
Con la pandemia ho dovuto abbandonare il ruolo di allenatore, adesso sono il responsabile del settore giovanile di un club vicino a casa. Mi vedo molto in questo ruolo perché voglio far crescere i ragazzi insegnandogli tante cose: bisogna anche saper fare, non solo giocare a calcio. L’aspetto tecnico è comunque  fondamentale, ma c’è anche altro: cercherò di fare del mio meglio.