#Dioèmorto – Un sogno chiamato Diego

Se chiudo gli occhi ti vedo lì, sul rettangolo verde. Stai palleggiando da qualche minuto, sai di avere tutti gli occhi addosso. Occhi innamorati di una città che ti ha subito adottato. Non puoi far altro che sorridere, mentre senti crescere lo stupore. Il tuo non è un semplice tocco di palla. È una carezza amorevole, un gesto delicato. Esprime con forza tutto quello che sei per questo sport: un artista. Perché in fondo la nobile arte può essere anche quella di tirare dei calci ad un pallone. Tu lo fai con la naturalezza e la maestria che solo i grandi artisti hanno.

Poi comincia la partita. A ogni tuo passaggio la folla si accende. Spera che da un semplice tocco nasca una magia. E non ha tutti i torti. Quando prendi palla accendi i riflettori su di te, trascinando i tuoi compagni nello spettacolo. Li porti a vette mai raggiunte, perché si muovono con la fermezza di chi sa di avere un condottiero forte e valoroso. Non esitano, perché il tuo sguardo gli addolcisce anche la tensione più profonda.

Improvvisamente arriva il tuo momento. Ricevi il pallone e sai già cosa fare. Punti il primo difensore, non ti resiste. Nella tua mente si staglia, ben definita, l’azione che vuoi fare. Sai già come andrà a finire, sei più forte di tutti e prevedi in anticipo ogni mossa dei tuoi avversari. Ne salti secchi altri due, ti lanci ad ampie falcate. Proveranno a fermarti in tutte le maniere, ma tu non hai paura. Sembri lento, ma quando acceleri metti le ali ai piedi. Il pallone ti rimane incollato al sinistro, rallenti. I difensori pensano di averti in pugno, ma tu li salti come birilli. Ti involi verso la porta, il portiere esce disperatamente ma tu sai già dove andrà. Un’altra finta, una nuova carezza. È gol. E lo stadio impazzisce per te.