Bielsa è tra i primi 5 allenatori del 2020 (ma se lo merita?)

In mattinata, la FIFA ha pubblicato sui propri canali l’elenco dei candidati finali per vincere i Best FIFA Football Awards, sia nella categoria calciatori che allenatori. In quest’ultima, compaiono tutti nomi di prestigio, accompagnati dalla ragione della loro presenza in questa onorevole lista: Zidane (per aver vinto la Liga con il miglior record difensivo degli ultimi 30 anni), Klopp (per aver guidato il Liverpool alla vittoria della Premier League dopo 30 anni, con il record storico di 99 punti conquistati), Lopetegui (vincitore dell’Europa League con il Siviglia), Flick (per aver guidato il Bayern Monaco alla vittoria di Bundesliga, Champions League, Coppa di Germania, Supercoppa di Germania e Supercoppa europea in meno di un anno). E, poi, compare il nome a sorpresa: Marcelo Bielsa, per aver riportato il Leeds United in Premier League dopo 16 anni.

Sul tecnico argentino si è scritto tanto in questi anni, trasformandolo in una figura a metà tra mito e leggenda. Un personaggio unico dentro e fuori dal campo, autore di un lavoro maniacale su cui ha costruito il proprio metodo, utilizzato in tutte le esperienze fin qui vissute. “Tattica, tattica, tattica e condizione fisica”, come lo ha riassunto in poche parole Klich, tra i principali protagonisti della promozione del Leeds la scorsa stagione. Bielsa è un allenatore che va oltre i risultati: è un precursore, un maestro che ha profondamente influenzato la scuola argentina e spagnola, creando i vari Guardiola o Pochettino.

E, va detto, il grande ritorno in Premier League dei Peacocks è il frutto finale degli insegnamenti dell’argentino. In Championship, il Leeds ha proposto un calcio offensivo e diretto, caratterizzato dalle continue rotazioni tra i giocatori in campo, costruzioni di triangoli, dal dominio del possesso del pallone (solo il Manchester City ha avuto una percentuale maggiore tra le prime due serie, +2%), scambi di prima. Chi ha visto giocare dal vivo le squadre di Bielsa parla di un'”esperienza” visiva, a cui purtroppo le telecamere non rendono l’adeguato omaggio concentrandosi esclusivamente su dove si trovi il pallone.

Un gioco persino azzardato in un campionato ruvido, fatto di corse e fisicità come quello della seconda serie inglese, ma che alla fine ha raggiunto il risultato di liberare il club della terza città per numero di abitanti dell’Inghilterra dalla maledizione in cui sembrava essere caduto. Riportare in massima serie il Leeds non era soltanto un obiettivo: agli occhi dei tifosi, era diventata una vera e propria missione contro il destino, per riportare indietro l’orologio agli anni d’oro vissuti da Elland Road.

In questo inizio di campionato, in diversi sono rimasti incantati anche da una sua conferenza stampa tenuta dopo la partita contro il Fulham, vinta 4-3 dal Leeds ma dopo aver rischiato una clamorosa rimonta con tre gol di vantaggio: “Perché non abbiamo difeso il vantaggio sul 4-1? Il risultato non si conserva difendendo vicino alla propria area di rigore ma continuando ad attaccare. È un errore pensare di mantenere il risultato facendo il contrario di ciò che hai fatto per ottenerlo”. In sintesi, il credo di un’intera carriera di Bielsa.

Eppure, quella presenza tra i primi cinque tecnici al mondo del 2020 continua a stridere. Perché è vero che Bielsa ha ottenuto il ritorno in Premier League (al secondo tentativo, tra l’altro) pienamente nel suo stile. Ma resta pur sempre una promozione da una seconda serie nazionale, ottenuta con una squadra che può pur sempre beneficiare di una dirigenza forte e ambiziosa come quella del presidente Radrizzani, a sua volta bravo ad accontentare il tecnico argentino per quanto gli fosse possibile. Anche nel mercato estivo, i Peacocks non sono certo rimasti a guardare sul mercato, arrivando a spendere più di 100 milioni di euro per assicurarsi colpi come Rodrigo e innesti molto interessanti come Llorente, Raphinha o Koch. Più del doppio, secondo i dati di Transfermarkt, rispetto a quanto speso dalle altre due neopromosse WBA (40 milioni) e Fulham (37 milioni).

I risultati, finora, sono arrivati con alti e bassi. Bielsa ha riproposto in tutto e per tutto il suo gioco, arrivando a creare enormi problemi al Liverpool campione d’Inghilterra, pur perdendo poi per 4-3, e fermando sul pareggio, con delle prestazioni meritevoli di ottenere anche qualcosa di più, altre “big” come Manchester City e Arsenal. Ma non sono mancate nemmeno le sconfitte nette e di peso come i due 4-1 di fila subiti contro Leicester City e Aston Villa. D’altro canto, è il prezzo da pagare nel suo gioco e nella sua filosofia l’errore, anche del singolo, nel realizzare quel tipo di gioco è tenuto in considerazione. In totale, 11 punti guadagnati su 9 partite disputate, con un piazzamento a un modesto 14esimo posto, ma con la convinzione generale che il Leeds abbia bisogno di migliorare il proprio reparto difensivo per riuscire a ottenere qualcosa in più (già 17 le reti subite, soltanto Fulham e WBA hanno fatto peggio con 18).

Il grande problema che avvolge questa candidatura è che il frutto della tendenza a mescolare i meriti dell’anno sportivo con quelli di un’intera carriera del singolo allenatore. Al di là dei contrastanti pareri, Bielsa sarebbe rimasto comunque il “Loco”, un maestro capace di insegnare calcio come pochi, anche senza questo riconoscimento. Mettere sullo stesso piano un tecnico che, pur con il suo stile unico, ha ottenuto una promozione dalla Championship con altri capaci di portare a casa trofei pesanti (storici, vien da dire, nel caso di Klopp), frantumare record o proporre delle novità nel calcio che conta lascia delle inevitabili perplessità.

Ma, soprattutto, cancella un potenziale riconoscimento a tecnici che hanno davvero caratterizzato questo assurdo 2020: per esempio Nagelsmann, riuscito a guidare il Lipsia fino a una storica semifinale con un calcio propositivo, intenso, ma pur sempre rispettoso dell’importanza della fase difensiva; ma anche il “nostro” Gasperini, che ha fatto confermare l’Atalanta tra le grandi del campionato (forse persino con il rimpianto di non essere riuscita a fare di più) e averla trasformata nella sorpresa della scorsa Champions League con un gioco apprezzato in tutto il mondo. Si potrebbe citare anche Tuchel, che ha comunque vinto tutti i trofei a disposizione in Francia e ha sfiorato anche il trionfo in Champions League, portando il Paris Saint-Germain dove nessuno era mai riuscito ad arrivare.

Non ci schieriamo dalla parte di chi giudica gli allenatori sulla base dei trofei vinti. È un concetto ormai antiquato in uno sport sempre più complesso, frutto di analisi e lavori specifici, per certi versi anche scientifico. Ammiriamo allenatori e giocatori straordinariamente intelligenti, affascinanti per le idee che propongono dentro e fuori dal campo, anche se poi condannati a non riuscire a finire in qualche albo d’oro. Ma nel 2020, questo mix di aspetti si è meglio combinato in altre realtà, rispetto a quella del Leeds. Ed è soprattutto per questo che, senza nulla togliere allo stile e all’impresa di Bielsa, questa candidatura non riesce a convincerci fino in fondo.