Per il Lugano, Cornaredo è diventato il Sass da Pigna

Dal nostro inviato a Lugano (CH).

Per i non svizzeri, il Sass da Pigna era il nome della fortezza inviolabile costruita, a tutela della neutralità elvetica, nel periodo bellico, sul San Gottardo. Con vari ammodernamenti, è rimasta in servizio, nel più totale segreto, sino agli anni ’90 del secolo scorso. Per gli appassionati del genere, oggi è visitabile, naturalmente d’estate: d’inverno, infatti,le abbondanti precipitazioni nevose la rendono inaccessibile.

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Ecco, ieri sera, al fischio finale dell’arbitro Schneyder, il pensiero ci è corso subito alle Truppe di Fortezza. Pensiero simile anche per i sangallesi, i quali, in omaggio all’italofonia del Canton Ticino, hanno preferito parlare di “Catenaccio” dei ragazzi di Jacobacci, riconoscendone però sportivamente anche i meriti.

In realtà, molto più semplicemente, la truppa di Zeidler, che pure ha mostrato un bel gioco, caratterizzato dal possesso palla, ha mostrato il suo limite odierno: l’assenza di uomini in grado di concretizzare, davanti a difese organizzate.

Non è facile trovare i sostituti di gente come Itten e Demirović, capaci entrambi di lavorare di grimaldello contro retroguardie abili a fare densità, come quella dei ticinesi. Aggiungiamoci anche un pizzico di sfortuna (un palo a portiere battuto, un salvataggio di Lavanchy sulla linea nel recupero), e il piatto è servito.

Premesso questo, all’intervallo abbiamo incrociato, in tribuna, il presidente biancoverde Hüppi, facendogli i complimenti: la squadra è bella da vedere sul campo, la società è ben organizzata ed è davvero un bell’esempio da seguire, sotto tutti i punti di vista. A inizio mese, per dire, il club ha fatto entrare al kybunpark, in sicurezza, più di 9.000 persone allo stadio. Ma di questo, ne parleremo più avanti.

Spostandoci sulla sponda bianconera, la soddisfazione, a fine partita, era palpabile. Il portiere Baumann, al rientro e autore di un paio d’interventi davvero pregevoli, era visibilmente ancora carico di andrenalina, quando è sceso in sala stampa, a dimostrazione della grinta messa in campo da lui e dai compagni, soprattutto nel convulso finale, quando i biancoverdi hanno buttato dentro tutto quello che avevano.

La situazione attuale dei sottocenerini è sintetizzata nel tweet di David Barras, appartenente allo staff della comunicazione della SFL: 13 risultati utili consecutivi in campionato, un record. Per la società del presidente Renzetti (ieri assente per via della positività al Coronavirus: a lui vanno gli auguri di pronta guarigione, nostri e di tutta la redazione), c’è da andarne fieri.

Jacobacci, in sala stampa, è apparso come sempre equilibrato e tranquillo, anche se, a fine partita, il suo urlo di liberazione lo abbiamo sentito anche in tribuna. Senza pretendere di voler insegnare a chi lo stava ascoltando cosa sia il gioco del calcio, ha tranquillamente esposto le cose che non gli sono piaciute, e che avevamo notato anche noi: baricentro troppo basso, difficoltà (nella ripresa) a ripartire in modo efficace (neppure una conclusione verso la porta avversaria nei secondi 45′), nonostante la capolista avesse lasciato ampi spazi.

Tuttavia, è un dato di fatto (lo abbiamo già visto in altre occasioni) che la squadra sia in grado non solo di soffrire, ma di capitalizzare le occasioni che è in grado di crearsi. A Vaduz, la scorsa settimana, avevamo visto qualche errore di troppo: questa volta, invece, l’azione del gol è stata davvero da manuale, per la preparazione e per la disposizione degli uomini nell’area avversaria.

Poi, è stata dura. Tuttavia,a onor del vero, pur giocando bene, i sangallesi hanno avuto difficoltà a rendersi pericolosi, tanto da aver optato, a un certo punto, per le conclusioni da lontano. Certo, nel finale avrebbero potuto segnare con Görtler (un palo, su sfera deviata da Marić, e una grande parata di Baumann, in pieno recupero) e Babic (salvataggio sulla linea di Lavanchy, nel prosieguo dell’azione), e non avrebbero rubato nulla.

Però, in mezzo a tanto San Gallo, abbiamo visto un Lugano capace di chiudere bene gli spazi, forte nel gioco aereo, determinato, capace di farsi rispettare a metà campo, con la giusta cattiveria agonistica ma senza esagerare (8 i cartellini gialli, 4 per parte).

In definitiva, come diceva Baumann a fine gara, “C’è sempre un po’ di sufficienza nei nostri confronti, forse perché siamo ticinesi, chissà. Ma i nostri risultati li abbiamo ottenuti, siamo andati in Europa League, e altro. Ecco, chissà che ora gli altri non comincino a pensare che venire a Lugano a giocare non sia una gita di piacere, ma una trasferta su un campo difficile, contro una squadra tosta.”

Jacobacci, con intelligenza, ha gettato acqua sul fuoco (“Pensiamo a salvarci il prima possibile. Prima o poi perderemo un a partita, lo sappiamo, e cercheremo di vivere questa cosa senza caricarla di significati troppo negativi”): l’ambiente non va caricato di aspettative eccessive.

Però, è un dato di fatto che questo sia un gruppo di qualità, e ben assortito. Giovani, meno giovani, giocatori di stazza fisica o più tecnici, elementi di ragionamento e ragazzi affamati. Insomma, poco a che vedere con quello che incontrammo, nell’ormai lontana estate del 2015, quando si decise, con l’allora Mondopallone, di seguire da vicino la Raiffeisen Super League svizzera.

Poi, però, c’è l’aspetto pandemia, che non può non essere considerato. Jacobacci ha detto che cerca di pensarci il meno possibile, e che si lavora sempre, in settimana, con l’idea che si andrà avanti a giocare. Però è anche vero che, nei prossimi giorni (mercoledì) sono annunciate nuove misure da parte del Consiglio federale elvetico. E che in alcuni Cantoni (Berna e Basilea città per ora) la capienza per i grandi avvenimenti è stata ridotta a 1.000 persone, come durante l’estate.

Siamo, come tutti, dell’idea che si debba tutelare la salute pubblica. Però abbiamo toccato con mano la cura e l’attenzione con la quale si controllano accesso e presenza degli spettatori allo stadio: entrata e uscita separate per il pubblico, mascherine, steward che con educazione, ma con fermezza, invitano gli spettatori al rispetto delle regole. Francamente, ci siamo sentiti sicuri, più che in altre occasioni della nostra quotidianità nella vicina Penisola.

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In definitiva, ci auguriamo che questa finestra di normalità rimanga aperta. Non è un mistero, infatti, che, per le società di calcio svizzero, giocare senza pubblico sia una condanna a morte. A quanto sembra, gli efficienti sistemi di tracciamento dei vari Cantoni non hanno registrato contagi avvenuti allo stadio. E, del resto, visto il certosino rispetto di distanze e regole, pensiamo sia davvero difficile che ciò avvenga.

Ecco, noi pensiamo che questi sforzi vadano premiati, perché sostengono un settore economico importante, vitale per centinaia di famiglie, e perché regalano qualche ora di svago in un momento così difficile. E, se proprio non sarà possibile fare altrimenti, ci auguriamo che la chiusura duri pochissimo tempo, solo quello necessario.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.