Zverev si scioglie sul più bello, trionfa Thiem: non siamo ancora pronti al ricambio generazionale

Il primo slam dell’era Coronavirus è concluso: Dominic Thiem vince il suo primo titolo major portando a casa lo US Open in rimonta contro Alexander Zverev. Una prima volta per tutti quindi: per il sistema “a bolla” che ha permesso a tutto il mondo del tennis di tornare in campo e per l’austriaco capace di rompere l’egemonia dei soliti tre. Una finale strana, senza ombra di dubbio, la più brutta dal punto di vista tecnico degli ultimi anni: grazie però alla rimonta di Thiem le emozioni non sono mancate in un’altalena di eventi.

L’ha vinta Thiem o l’ha persa Zverev? Domanda non semplice, ma ci sentiamo di sbilanciarci verso la seconda opzione. Il tedesco infatti è ormai noto per i crolli dal punto di vista mentale e la sua crisi di risultati a cospetto del talento è preoccupante. Nella finale sembrava essere veramente ad un passo: avanti di due set e un break con il numero tre del seeding incapace di opporre resistenza alle giocate del tedesco. Zverev svariava col serve and volley, era devastante con il rovescio e soprattutto toglieva sempre il tempo della giocata all’avversario, costretto a rispondere appiccicato ai teloni di fondo campo.

L’alibi di una prestazione così scialba dopo un torneo giocato sempre bene era già pronta per Thiem: durante la semifinale con Medvedev aveva accusato alcuni problemi fisici e vederlo così spaesato in campo aveva riportato alla mente questi acciacchi. L’austriaco però si è sempre contraddistinto per la sua tempra e anche nel momento più disperato è stato in grado di ritrovarsi e iniziare una lenta rimonta fino al tie-break del quinto set portato a casa per 8 punti a 6.

Una finale certa equilibrata, durata quattro ore, ma non bella: abituati a vedere sempre in campo almeno uno tra Nadal, Federer e Djokovic la differenza è stata abissale. Certo, la mancanza del pubblico amplifica la tristezza in campo, ma né Thiem né Zverev sono stati in grado di disputare una finale degna di uno slam. Negli ultimi quindici anni soltanto in altre due occasioni nessuno dei Big Three ha centrato l’ultimo atto: quando scende in campo Federer il pubblico va in visibilio, Nadal sa aizzare le folle e Djokovic è un funambolo.

Non siamo ancora pronti per abbandonare questi tre mostri sacri: servirà tempo e soprattutto coscienza di quello che ora abbiamo sotto naso e che un giorno futuro non ci sarà più. Il primo ricambio generazionale è stato quindi bocciato, ma altri giovani proveranno (e riusciranno prima o poi) a sfatare il mito. In Italia c’è Sinner, ma giocatori come Tsitsipas, Shapovalov e Medvedev hanno già dimostrato di saperci fare. Per il bene del tennis, grazie.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".