Esame di olandese superato: l’Italia di Mancini piace

Solida, convinta, agguerrita. La nuova Italia di Roberto Mancini si prende gli elogi, sacrosanti, dopo la vittoria contro l’Olanda. Non tanto per i tre punti conquistati, che la proiettano in cima al proprio girone di Nations League. Ma per ciò che ha messo in campo durante tutto l’arco dei novanta minuti, nonostante una condizione fisica che non può essere ancora al top. Gli azzurri hanno lottato, si sono aiutati l’un l’altro. Hanno mostrato di aver imboccato la strada giusta e di poter cambiare volto, se necessario, durante il corso della gara. Per larghi tratti hanno dominato nel possesso palla, impedendo agli Orange ogni tipo di sortita. Nel finale, quando la stanchezza si è fatta sentire maggiormente e c’era da tirare fuori la spada anziché il fioretto, hanno retto l’urto dei padroni di casa, arrembanti ma poco precisi.

L’Italia di Mancini piace. Sul piano temperamentale e su quello tecnico. E perché abbina un’ottima fase difensiva a una conduzione intelligente del pallone. La Nazionale è una squadra che ha tante soluzioni, soprattutto quando ha la palla tra i piedi. Viene marcato il regista, Jorginho? Non c’è problema, c’è Locatelli a impostare. Il nostro centrocampo viene bloccato da quello avversario? La palla va a Bonucci che sventaglia, apre, cambia gioco. Rispetto al passato è proprio questo il maggior passo in avanti degli azzurri: la manovra non si inceppa, è fluida, e gli attaccanti vengono messi nelle condizioni migliori per segnare.

Così si esaltano anche le caratteristiche dei singoli. Attraverso il gioco di squadra e il sacrificio di alcuni, ma anche grazie a un’intensità che spesso è mancata in passato. In difesa, oltre all’ottimo ritorno di Chiellini, da sottolineare la prova di Spinazzola, vivace e allo stesso tempo scrupoloso nel mantenere la posizione contro un – sulla carta – pericoloso Hateboer. Ma è stato il centrocampo il reparto che ha brillato di più. Jorginho solita mente lucida, Barella sempre più dentro i meccanismi di Mancini. E un sorprendente Locatelli, per nulla intimorito dal peso dell’esordio.

La sensazione è che questa squadra possa solo migliorare. Intanto perché, a parte qualche veterano, è una squadra giovane. E poi perché Mancini sembra aver trovato l’alchimia perfetta, il giusto dosaggio tra talento e applicazione. Il primo vero esame – all’Italia veniva imputato di aver vinto “solo” con le piccole – è stato superato brillantemente. Magari non saremo ancora al livello della Francia, della Germania, del Portogallo o della Spagna, ma non era facile vincere in Olanda, contro una squadra che come noi ha avuto un recente passato deludente e che ha avviato prima di noi la ricostruzione.

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Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.