Tour de France 2020, la pacifica convivenza di anomalia e normalità

Il primo terzo di Tour de France 2020 si è concluso ieri con la 7/a tappa da Millau a Lavaur, vinta da Wout van Aert (Jumbo-Visma), al suo secondo successo in questa Grande Boucle, e con Adam Yates (Mitchelton-Scott) Maglia Gialla che comanda una classifica con quasi tutti i migliori racchiusi nello spazio di 13 secondi.

Quest’oggi, l’8/a tappa, la Cazères sur Garonne – Loudenvielle di 141 km apre il fine settimana pirenaico. Da scalare oggi Menté, Port de Bales e Peyresourde prima della picchiata verso il traguardo. Sarà una frazione dove quasi sicuramente protagonista sarà l’ossimoro che sta caratterizzando questa prima parte di Tour de France 2020: la pacifica convivenza di anomalia e normalità.

Pacifico affermare che questa sia una Grande Boucle anomala. In primis, per il periodo di disputa con questo forzato slittamento da luglio a settembre causa emergenza Covid-19. Poi, per essere de facto il vero e proprio primo banco di prova stagionale, con i corridori giocoforza che non possono essere certi della loro condizione. Infine, l’inedita struttura della prima settimana con due arrivi in salita a interrompere la sequela degli arrivi allo sprint e per configurare già in maniera chiara le gerarchie tra i migliori.

Anomalie che però sono state subite ricondotte sui binari della normalità. Basta menzionare tre esempi in merito. Primo arrivo in salita, 4/a tappa in quel di Orcières Merlette. La Jumbo-Visma fa un ritmo impossibile negli ultimi chilometri (grazie a un immenso van Aert) e nessuno può evadere. I migliori arrivano praticamente allo sprint e Roglič vince la frazione con uno spunto veloce ai 200 metri dal traguardo.

6/a tappa, nuovo traguardo in salita a Mont Aigoual, preceduto dal Col de la Lusette, erta di 1/a categoria. Ci si aspettava spettacolo su queste montagne, invece è stato un lungo procedere tutti assieme da parte dei grandi della generale, che hanno benedetto la fuga di giornata con successo del kazako Lutsenko. 7/a tappa, sulla carta facile, da Millau a Lavaur. Prima la Bora-Hansgrohe e poi la Ineos fanno fuoco e fiamme rompendo il gruppo con i cosiddetti ventagli. Pagano dazio tra i migliori della generale Pogačar, Landa e il duo Trek-Segafredo composto da Porte e Mollema, che hanno perso 1’21”.

Ecco, nella frazione di ieri, il Tour de France 2020 si è ripreso la sua normalità. Nella prima settimana della Grande Boucle, le montagne sono, paradossalmente, le intruse e la selezione è sempre fatta o da una eventuale cronometro iniziale o dal vento nelle frazioni pianeggianti. Anche in questa edizione “anomala”, dunque, da un certo punto di vista, si è respirata normalità.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.