In panchina come in campo: così la praticità dell’astro nascente Parker ha riportato il Fulham in alto

Prima Frank Lampard, poi Mikel Arteta. In Inghilterra si è appena conclusa la stagione dell’esplosione in panchina come allenatori ad alti livelli di due che furono ottimi centrocampista, ma soprattutto bandiere dei club che oggi dirigono in prima persona, Chelsea e Arsenal. Un ruolo diretto finora con grande capacità, intelligenza tattica, ma anche ottima gestione di due gruppi molto variegati e con tante personalità spesso in contrasto tra loro. Ma il prossimo anno, la Premier League si preparerà a ospitare un altro tecnico con una storia e una carriera simile alla loro, seppur a livelli più modesti: Scott Parker del Fulham.

Pratico, diretto, ma con tanta voglia di imparare e con idee moderne da applicare in campo. Parker allenatore assomiglia in tanti aspetti a quel Parker calciatore che per tanti anni è stato protagonista in Premier League con le maglie di Newcastle, West Ham, Tottenham e proprio del Fulham trascinato soltanto qualche giorno fa verso il ritorno in massima serie con la vittoria ai playoff contro la sorpresa Brentford.

L’analisi della sfida di Wembley fornisce tanti spunti per capire le qualità del tecnico londinese e, soprattutto, la sua notevole capacità di adattarsi al contesto che si presenta davanti. Per fermare la freschezza e la brillantezza del Brentford, il miglior attacco del campionato grazie al talentuoso trio composto da Mbeumo, Watkins e Benrahma, il Fulham ha abbandonato i suoi classici principi di gioco per giocare la carta della compattezza, mantenendo un pressing modesto e cercando di colpire i punti deboli di un avversario temuto e rispettato quanto necessario. A partire, per esempio, dal primo, astuto gol di Bryan da punizione con cui si è sbloccata la gara: un lancio dalla trequarti che ha sorpreso il colpevole Raya.

Tutto calcolato, come rivelato a fine partita da Parker: il tecnico londinese aveva studiato la tendenza del portiere del Brentford a uscire in maniera aggressiva su punizione, allontanandosi anche in maniera avventata dalla linea di porta. E, con a disposizione il piede delicato di Bryan, l’idea migliore non poteva che essere quella di provare a sorprenderlo calciando direttamente in porta.

A Wembley, Parker ha deciso anche di abbandonare il suo classico 4-3-3 per affidarsi a un modulo più flessibile, maggiormente in grado di annullare il potenziale offensivo del Brentford, riuscito a vincere entrambe le sfide della stagione regolare. Stavolta serviva solidità difensiva, fare numero e raddoppi nella propria trequarti difensiva per fermare il temibile tridente avversario: da qui anche la scelta di schierare terzino destro il più difensivo Odoi al posto di Christie e di affidarsi a un attacco fatto di uomini abili nel mantenere un buon pressing come Kamara, Kebano e Decordova-Reid.

Ne è emersa così una gara certo non bella, ma che ha fatto il gioco del Fulham, meno fantasioso e frizzante del Brentford ma certamente più diretto ed esperto. L’attacco più forte del campionato è stato limitato ad appena 4 tiri in porta in 120′, con appena un gol realizzato ormai a tempo scaduto e con il risultato compromesso. E’ anche questo il risultato di una squadra creata in un anno e mezzo di lavoro, fatto di alti ma anche profondi bassi, a partire dalla retrocessione dalla Premier League della scorsa stagione: il momento che avrebbe potuto segnare la fine della sua esperienza a Craven Cottage si è trasformato nel punto di rilancio di un giovane e assai talentuoso allenatore.

Parker, dopo aver diretto l’Under 18 del Tottenham e poi aver collaborato nel Fulham in cui aveva concluso la carriera da calciatore, aveva preso il posto di Ranieri alla fine di febbraio 2019. La situazione dei Cottagers era però ormai disperata: 10 punti dalla zona salvezza a 10 gare dalla fine. Una montagna troppo alta da scalare con così poco tempo e l’impossibilità di lavorare con la rosa in prospettiva di lungo termine. Risultato, 5 sconfitte nelle prime 5 gare dirette in panchina.

In un certo senso, la retrocessione in Championship è stata una benedizione: è diventata la grande occasione per ricominciare da zero, partendo come una delle migliori squadre del torneo e cercando di lavorare in profondità sul gioco e la mentalità della squadra. E’ rimasto il bomber Mitrovic, sono arrivati dalla Premier League due giocatori di esperienza come Knockaert e Cavaleiro, ma il resto è opera di Parker: saper capire il gruppo e creare stretti legami sono stati due delle chiavi del successo di questa stagione, in linea con quanto visto anche con Lampard e Arteta. Un successo che garantisce oggi il ritorno in massima serie, con i notevoli benefici economici che ne conseguono: saper capire come gestire questi fondi e creare una squadra sufficientemente competitiva per rimanere in Premier League saranno le prossime sfide di Parker per consacrarsi come uno dei migliori astri nascenti nel mondo manageriale.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.