Buon Compleanno Italia ’90 – Cagliari e gli Hooligans, storia di un amore mai sbocciato

A guardarlo oggi viene decisamente la malinconia: abbandonato, invaso dalle erbacce, decadente e in buona parte dismesso. Eppure, il Sant’Elia un tempo è stato teatro glorioso di tre gare del Girone F di Italia ’90. Nella fattispecie, l’impianto cagliaritano ha ospitato tutti e tre gli impegni della Nazionale inglese: l’11 giugno contro l’Irlanda (1-1), il 16 giugno contro l’Olanda (0-0), infine il 21 giugno contro l’Egitto (1-0 per la Nazionale di Sua Maestà). La scelta di ‘relegare’ l’Inghilterra a Cagliari non fu certo casuale: sulla buona riuscita del Mondiale italiano, infatti, aleggiava lo spettro degli Hooligans. In quegli anni, la frangia violenta del tifo inglese (anche se definirli “tifosi” è offensivo nei confronti di chi tifa in modo sano) seminava il terrore in giro per l’Europa e, con i campionati del mondo di calcio alle porte, occorreva controllare questi facinorosi, senza che potessero dare sfogo alla loro violenza e macchiare quella che doveva essere una festa di calcio e fratellanza.

La scelta di Cagliari fu giusta, se si valuta la volontà di isolare in un’isola (gioco di parole voluto) i terribili Hooligans. Lo fu meno per chi a Cagliari ci viveva e dovette barricarsi in casa per giorni, visti i numerosi episodi di guerriglia urbana che si susseguirono. Da piazza Matteotti, sede della stazione ferroviaria, ai dintorni dello stadio, passando per il quartiere storico di Marina, per viale Diaz e via Della Pineta (a pochi passi dal vecchio Amsicora): il capoluogo sardo fu blindato, molti negozi decisero di abbassare le serrande per proteggere le proprie attività dagli atti vandalici e dai tafferugli. Le notti magiche italiane a Cagliari, per alcuni giorni, furono notti da incubo.

Per quanto gli scontri cominciarono ben prima dell’esordio della Nazionale dei Tre Leoni, la gara più temuta era la seconda, quella contro l’Olanda, per via della rivalità fra le tifoserie. E i timori si rivelarono fondati: scontri in più punti della città, fra inglesi e forze dell’ordine (che furono impiegate in maniera massiccia), ma anche tanti “volontari” sardi scesero in prima linea per difendere la città e per dare una lezione ai temuti Hooligans, i quali finirono quasi per passare per pecorelle indifese. Si esagerò? Chissà. Non sta a noi stabilirlo, ma la sicurezza pubblica e la buona riuscita della manifestazione erano dogmi troppo importanti per poter essere messi in discussione. Tra l’altro pare che da Scotland Yard arrivò una sorta di placet, più o meno indiretto, a contrastare i teppisti con tutti i mezzi a disposizione.

Di certo gli inglesi che furono presenti non avranno un grande ricordo di quell’esperienza, né Cagliari sentì più la loro mancanza, anche se Lineker e compagni costruirono nel capoluogo sardo le basi di un torneo che li vide comunque protagonisti (arrivarono fino in fondo, perdendo la finale per il 3° posto proprio contro gli Azzurri). Non fu amore a prima vista, anche perché si parlò talmente tanto della presenza dei teppisti inglesi in Sardegna che ci si stancò ancor prima che arrivassero. Nel bene e nel male, anche questo fu un aspetto di Italia ’90 che oggi, a distanza di trent’anni, vale la pena di ricordare.

 

Condividi
Sardo di origini sicule, ama il calcio dalle “notti magiche” di Italia ’90. È laureato in Lingue con una tesi sulla lingua del calcio. Pubblicista, ha collaborato col periodico Vulcano e la tv sarda Videolina.