Ciclismo, le grandi squadre italiane – Salvarani

L’emergenza coronavirus ha interrotto, come è giusto che sia, qualunque tipo di attività sportiva. Ciclismo compreso. In questo periodo di forzato stop, è bello aprire il libro della storia di questo meraviglioso sport e ripercorrere le vicissitudini delle più importanti squadre italiane. Quest’oggi è il turno della Salvarani.

La squadra che è stata il faro del movimento ciclistico italiano degli anni Sessanta. E che ha lanciato nel grande ciclismo uno dei più grandi fuoriclasse del pedale italico. Se proponessimo queste definizioni a mo’ di cruciverba a un appassionato di ciclismo, questi dopo neanche mezzo secondo risponderebbe Salvarani e Felice Gimondi.

E, ovviamente, azzeccherebbe. Perché non si può parlare del campione bergamasco – scomparso lo scorso 16 agosto – senza parlare della compagine sponsorizzata dall’azienda di Baganzola (Parma) specializzata in cucine componibili (poi fallita nel 1981 e ora facente parte, come marchio, di un gruppo brianzolo) e viceversa.

Gimondi è stata la punta di diamante della squadra in maglia turchese che ha calcato le scene ciclistiche dal 1962 al 1972. Il bergamasco esordì con la Salvarani nel 1965. Supportò al Giro d’Italia il suo capitano Adorni, giungendo terzo in classifica. Al Tour de France, avrebbe dovuto avere lo stesso ruolo, quando venne chiamato all’ultimo momento per sostituire l’infortunato Battista Babini. E invece, al terzo giorno, a Rouen, arrivò la sua prima vittoria di tappa da professionista e la Maglia Gialla. Doveva essere un primato di transizione. Invece, escludendo i due giorni di regno del belga Van de Kerchove, la tenne fino a Parigi, aggiudicandosi le due cronometro in programma, quella del Mont Revard e l’ultima con arrivo al Parco dei Principi. A 23 anni, Gimondi vinse così il Tour de France, davanti a Poulidor e Motta.

Il fuoriclasse di Sedrina rimase in Salvarani fino alla dismissione della squadra nel 1972, aggiudicandosi due dei suoi tre Giri d’Italia nel 1967 e 1969 e andando sul podio nel 1968 e nel 1970, la Vuelta a España 1968, la Parigi-Roubaix e il Giro di Lombardia nel 1966, il Giro di Romandia nel 1969, la Coppa Agostoni nel 1966, il Giro dell’Appennino nel 1969 e nel 1972, quest’ultimo valevole come campionato italiano. Un palmarès ricco, divenuto ancora più tale nella sua esperienza alla Bianchi-Campagnolo post Salvarani.

Dopo Felice Gimondi, sono stati alfieri importanti di casa Salvarani Vittorio Adorni e Gianni Motta. Il primo ha corso per la squadra di casa (essendo anch’egli parmense) dal 1964 al 1966, imponendosi, come già scritto, nel Giro d’Italia 1965, anno in cui scrisse il suo albo d’oro anche nel Giro di Romandia. Il secondo passò alla Salvarani nel 1970 in quello che fu definito il “trasferimento del secolo”. Motta nel suo biennio in azzurro non fu fortunatissimo a causa di un infortunio alla gamba, ma comunque vinse gare importanti come il Giro dell’Appennino e la Tre Valli Varesine nel 1970 e il Giro di Romandia e il Giro dell’Emilia nel 1971.

Ancora poi tanti corridori italiani hanno fatto grande la Salvarani. Come non far partire l’elenco da Dino Zandegù? Ora i più giovani lo conoscono come cantante improvvisato e simpaticissimo in diverse trasmissioni, un elemento divertente che però non deve far dimenticare come Zandegù sia stato un grandissimo velocista con 4 tappe vinte al Giro d’Italia e la maglia ciclamino di vincitore della classifica a punti nel 1967, lo stesso anno in cui si impose al Giro delle Fiandre. E poi, a proposito di corridori vulcanici, Vito Taccone. Il camoscio d’Abruzzo corse con la Salvarani per due stagioni (1964-1965), vincendo una tappa al Giro d’Italia nel 1964 e la Milano-Torino nel 1965.

E ancora Roberto Poggiali, vincitore del Giro di Svizzera 1970. E poi Pietro Guerra, Virginio Levati e Marino Basso che in quest’ordine si imposero alla Coppa Bernocchi nel 1970, 1971, 1972 (Basso pochi giorni dopo la conquista della classica di Legnano, vinse il Campionato del Mondo a Gap nel famoso arrivo in cui superò Bitossi a pochi metri dal traguardo).

Stranieri in Salvarani? Da menzionarne due. In primis, Rudi Altig. Il tedesco corse in Salvarani nel 1968 e nel 1969, conquistando la Milano-Sanremo nel primo anno e una tappa al Tour nel secondo. E poi due belgi: Antoon Houbrechts, che nel 1970 vinse la Tirreno-Adriatico, e Walter Godefroot, una tappa al Giro d’Italia e due al Tour de France sempre nel 1970.

Al termine della stagione 1972, la Salvarani dismise la squadra. Gran parte di essa, Gimondi in testa, si trasferì armi e bagagli nella neonata Bianchi-Campagnolo. Lasciando nel cuore e nelle menti di ogni appassionato di ciclismo il ricordo di una grandissima compagine.

Carta d’identita e palmarès

Nome: Salvarani
Periodo di attività: 1962-1972
Colori sociali: azzurro
Grandi Giri: 5; Giro d’Italia 1965 con Adorni, 1967 e 1969 con Gimondi; Tour de France, 1965 con Gimondi; Vuelta a España 1968 con Gimondi
Podi nei Grandi Giri: 9; oltre alla cinque vittorie, Gimondi, 3° nel 1965, 3° nel 1968, 2° nel 1970; Tour de France, Gimondi 2° nel 1972
Tappe nei Grandi Giri: 41; 23 al Giro d’Italia, 12 al Tour de France, 6 alla Vuelta a España
Classiche Monumento: 4; Giro delle Fiandre 1967 con Zandegù; Giro di Lombardia, 1966 con Gimondi; Milano-Sanremo, 1968 con Altig; Parigi-Roubaix, 1966 con Gimondi
Altre grandi classiche internazionali: 0
Grandi classiche italiane:10; Coppa Agostoni, 1966 con Gimondi; Coppa Bernocchi, 1970 con Guerra, 1971 con Levati, 1972 con Basso; Giro dell’Appennino, 1969-1972 con Gimondi, 1970 con Motta; Giro dell’Emilia, 1971 con Motta; Milano-Torino, 1965 con Taccone; Tre Valli Varesine, 1970 con Motta;
Grandi corse a tappe di una settimana: 5; Giro di Romandia 1965 con Adorni, 1969 con Gimondi, 1971 con Motta; Giro di Svizzera, 1970 con Poggiali; Tirreno-Adriatico, 1970 con Houbrechts

Condividi
Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.