Anche Ibrahimović si allena in Svezia, ma nulla è certo sulla ripresa

Persistono i dubbi, in Svezia, sulla ripresa delle attività sportive professionistiche. Come sappiamo, l’approccio del paese scandinavo, in questa emergenza sanitaria, è stato diverso rispetto a molte altre realtà. Le squadre, per esempio, continuano gli allenamenti di gruppo e addirittura, nei giorni scorsi, sono state organizzate, a Stoccolma, alcune partitelle amichevoli, benchè rigorosamente a porte chiuse.

Ufficialmente, il divieto è per tutte gli assembramenti superiori a 50 persone. Questa cosa è stata ribadita alcuni giorni fa ad Aftonbladet dall’epidemiologo di stato Anders Tegnell.

La particolare situazione svedese ha fatto sì che anche Zlatan Ibrahimović abbia deciso di venire qui, col permesso del Milan, a mantenere la forma fisica, allenandosi con la squadra della quale è socio, l’Hammarby. Essendo in scadenza di contratto, e con una situazione in Italia quantomeno nebulosa, la cosa ha scatenato una ridda di ipotesi rispetto a una sua presenza nell’Allsvenskan, ovviamente tutte da verificare.

Siamo sempre stati convinti che il giocatore avrebbe terminato la sua carriera in Svezia. Certo, il suo ingresso nel capitale dell’Hammarby, con tutto ciò che ne è seguito, ha sicuramente modificato una storia che sembrava già scritta. La statua allo stadio di Malmö sembrava infatti il preludio a tutto ciò, ma le cose sono andate come sappiamo.

E così, oggi, anche commentatori illustri come Oskar Mansson si lasciano andare a previsioni circostanziate rispetto al fatto che possa giocare a Stoccolma coi Bajen quando, finalmente si vedrà la fine del tunnel. Staremo a vedere.

Per ora, infatti, di luce non se ne vede. I vicini norvegesi hanno previsto l’apertura degli stadi al pubblico a settembre. In Svezia, invece, come avevamo già scritto nelle scorse settimane, il 14 giugno è stato fissato come data d’inizio dell’Allsvenskan. Ovviamente, nella situazione attuale, a porte chiuse.

Il limite  massimo di 50 persone presenti in contemporanea nello stesso posto, per ora, resta in vigore, e non esiste una data della sua cessazione. L’epidemiologo di stato Anders Tegnell, nell’intervista che abbiamo citato sopra, ha ipotizzato il mantenimento della misura per tutto il periodo estivo.

“Il nostro limite massimo di assembramento rimane di 50 persone, e non ha una scadenza temporale. Non abbiamo un’idea precisa sul fatto che questo divieto debba continuare o meno durante l’estate. Tuttavia, in linea di massima, pensiamo che non verrà tolto. Dobbiamo seguire gli sviluppi, la situazione è in continua evoluzione. Bisogna aspettare e vedere, prima di assumere qualunque tipo di decisione. Tuttavia, non è all’orizzonte per ora un cambio di strategia rispetto a questa limitazione.”

In tutto questo, si continua a parlare del 1 ° giugno come data possibile per la disputa dei quarti di finale. I rappresentanti delle squadre ancora in corsa, insieme alla Svensk Elite Fotboll, hanno concordato, ieri, che la data possa essere ragionevole. La proposta dovrà ora essere presentata alla Federcalcio svedese (SvFF), che prenderà la decisione definitiva.

Si spera ancora che si possa giocare con il pubblico: ma le dichiarazioni dell’autorità sanitaria sembrano escluderlo. “La Lega calcio svedese d’Élite e i club seguiranno le linee guida e le raccomandazioni delle autorità in materia. Tuttavia, la speranza è quella di poter giocare la fase finale della Coppa di Svezia con il pubblico” ha scritto la SEF in un comunicato stampa.

Più che altro, un auspicio. In realtà, come era stato detto nelle scorse settimane da più di un dirigente, la Coppa non è un problema economico particolare in quanto, considerata la formula a eliminazione, nessun club aveva messo a bilancio preventivo gli incassi. Quindi, se ci fossero stati, si sarebbe trattato eventualmente di plusvalenze.

Molto, molto diverso il discorso legato al campionato, che ha invece durata e numero di partite preciso, sul quale si basano i calcoli sulla ripartizione dei diritti televisivi e, soprattutto, le previsioni d’incasso dal botteghino e dalle altre attività correlate (vendita di generi di conforto, magliette, gadgets eccetera). La situazione, quindi, resta scivolosa, come andiamo scrivendo già da parecchie settimane.

 

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.