Il coraggio delle idee, l’amore vero per l’OM: addio a Diouf, l’unico presidente nero di una “big” europea

Mentre l’emergenza Coronavirus continua a diffondersi sempre più largamente in Francia, causando ogni giorno un numero crescente di morti, anche per Marsiglia è stata giornata di lutto. Una città intera e, soprattutto la squadra dell’Olympique, si è stretta alla notizia della scomparsa di un proprio cittadino, non per nascita, ma per adozione: l’ex presidente dell’OM Pape Diouf. L’ex dirigente, agente sportivo e giornalista si è spento nel suo Senegal a 68 anni, colpito da questo male che sta mettendo in ginocchio tutto il mondo, lasciando enorme tristezza in chi ne aveva condiviso soltanto un decennio fa l’esperienza ai focesi.

A Marsiglia, Diouf era arrivato a 18 anni, spedito dal padre con un obiettivo ben preciso: diventare un militare come lui, che si era coraggiosamente battuto al fianco dei francesi nella Seconda Guerra Mondiale. Non era questo, però, il sogno di quel giovane ragazzo, già appassionato di calcio e che finì inizialmente per intraprendere un percorso di studio e a lavorare alle Poste. Proprio qui, il collega e campione internazionale di pesca subacquea in apnea Tony Salvatori divenne l’uomo che gli cambiò la vita, facendolo entrare nel mondo del giornalismo come stringer nella redazione de La Marseillaise. Il lavoro che gli permise di avvicinarsi sempre di più proprio all’Olympique Marsiglia, diventandone punto di riferimento nel raccontarne gli eventi di attualità. E facendo scoccare la scintilla proprio con l’OM.

Diouf abbandonò poco dopo il mondo del giornalismo per dedicarsi a un’altra attività che gli riserverà enormi fortune: diventare agente sportivo. Cominciò con Basile Boli e Joseph-Antoine Bell, ma finì per ritrovarsi giocatori che hanno fatto la storia del calcio francese: Desailly, Wiltord, Gallas, Coupet, Robert, Drogba e anche Nasri, messo sotto la propria ala appena a 13 anni. Calciatori importanti e molto diversi, ma tanti con un punto di contatto: essere passati almeno una volta in carriera nella rosa dell’Olympique Marsiglia.

La scalata in quella squadra che aveva conosciuto ormai alla perfezione, prima da giornalista poi da agente sportivo, si completò nel 2004, con la sua elezione a presidente dei focesi. Il primo e, al momento, ultimo “nero” a ricoprire questo incarico nelle massime serie di tutta Europa, come non mancò di constatare lui stesso per criticare con amarezza le enormi discriminazioni verso le minoranze etniche ancora esistenti nel mondo del calcio. Un uomo di cui tutti ricordano l’eleganza, la sottile ironia, ma anche l’enorme cultura e la voglia di battersi per le ingiustizie, sempre in favore della città che lo aveva adottato anni prima.

L’Olympique conobbe anni positivi, rimanendo fisso tra le grandi del campionato e qualificandosi regolarmente in Champions League, pur senza vincere nulla. Sotto Diouf, nacque una squadra talentuosa, da cui passarono tanti campioni (da Ribéry a Nasri, da Barthez a Cissé, da Valbuena a Ben Arfa), pur senza riuscire a vincere nulla: tante buone posizioni in campionato e due finali perse in Coupe de France. Ma creò la base della squadra allenata da Deschamps nel 2010 che fu in grado di vincere la Coupe de la Ligue e, soprattutto, quel campionato che mancava ormai da 18 anni. La beffa del destino era però servita: Diouf si era dimesso l’estate precedente, vinto dalle pressioni dei suoi detrattori all’interno del club.

È un episodio avvenuto nel 2006, però, che ci riesce a raccontare alla perfezione il carisma del presidente senegalese, nonché quel contrasto che tanto aveva amato sfidare: lo scontro tra la provincia e la capitale, Parigi. In occasione della sfida contro il PSG della 30esima giornata di Ligue 1, i tifosi delle due squadre erano finiti per scontrarsi con violenza, creando un clima che i giocatori definiranno “nauseabondo”. Diouf aveva aspramente criticato le misure di sicurezza previste al Parco dei Principi, ritenute insoddisfacenti, ma anche la previsione di una quota di posti a sedere nel settore ospiti ritenuta ridicola per una gara di questa importanza. E l’allora presidente dell’OM si disse: visto che i “veri” tifosi dell’Olympique non saranno allo stadio, allora nemmeno la “vera” squadra avrebbe giocato.

A tre giorni dal “Clasico”, Diouf decise che sarebbe scesa in campo la squadra di riserve, accompagnata da alcuni giocatori tendenzialmente presenti in panchina (come Carrasco, Civelli e Giménez). Una decisione che sorprese l’OM e che mandò su tutte le furie i dirigenti del PSG e di Canal+, ma che restò impossibile da cambiare: contro campioni come Pauleta e Rothen avrebbero giocato calciatori che non avevano nemmeno una presenza in campionato. Contro ogni previsione, a Parigi l’OM compì l’impresa: contro gli acerrimi rivali finì con uno scialbo 0-0, con i giocatori focesi che si resero protagonisti di una straordinaria prestazione fatta di cuore e resistenza. Chi partecipò a quella gara, ricorda quelle scene come il momento più bello della propria vita: la corsa forsennata al triplice fischio dei giocatori e la festa seguente nello spogliatoi ha permesso a Diouf di essere ricordato come un uomo che ha regalato un giorno di gloria ai propri dipendenti, l’unico in carriera tra i professionisti di fatto per la gran parte di loro.

Finita quell’esperienza, Diouf è diventato azionario dell’European Communication School e dell’Institut européen de journalisme, sempre a Marsiglia, prima di candidarsi alle elezioni municipali del 2014, alla guida di un collettivo di cittadini. Ha combattuto fino all’ultimo giorno il razzismo, anche nel calcio, senza mai smettere di amare la “sua” città, trasformata in una roccaforte fatta di orgoglio, voglia di riscatto e desiderio di inseguire i propri sogni. Esattamente quello che fece lui lottando con eroismo e scegliendo di diventare l’uomo che voleva essere.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.