Pioli ha scelto la via della fisicità

Tre successi in una settimana (due in campionato e uno in Coppa Italia) e ben otto gol segnati; a Milanello non erano più abituati a vivere momenti di gioia che andassero oltre un singolo risultato: anche quando erano arrivati due successi consecutivi (come Brescia ed Hellas a inizio campionato) l’umore era comunque basso per le prestazioni deludenti offerte dalla squadra.

Questa settimana, invece, il Milan può godersi tre successi convincenti, l’ultimo dei quali ha avuto l’effetto di un elettroshock per la scarica di adrenalina che ha pervaso l’ambiente. Sicuramente è presto per dire se i rossoneri abbiano effettivamente cambiato marcia ma qualche sentenza la si può già esprimere: la rivoluzione tecnico-tattica effettuata da Pioli ha stravolto i connotati della squadra, cambiandola profondamente.

Più che il cambio modulo, la grossa differenza l’ha fatta l’epurazione di alcuni giocatori e l’inserimento di altri che, sino a questo momento, non avevano quasi mai visto il campo. Se prendiamo in esame il 4-2-3-1 del secondo tempo contro l’Udinese con la squadra tipo vista fino a una settimana fa che giocava con il 4-3-3, il tridente titolare in toto (Suso-Piątek-Çalhanoğlu) più una mezzala (solitamente Bonaventura) ha lasciato il posto a Ibra e al trio Castillejo-Rebić-Leão, con un conseguente aumento di fisicità. Ibra ha dimostrato di essere molto più funzionale di Piątek anche giocando da fermo, attirando sempre su di sé due-tre giocatori e permettendo ai compagni di optare per la palla lunga, essendo lo svedese in grado di vincere ogni contrasto aereo e di trasformare in preziosi assist molte “picconate” in avanti dei difensori.

Il paragone sul dinamismo del trio Castillejo-Rebić-Leão rispetto a Bonaventura-Suso-Çalhanoğlu è disarmante: i primi tre sono tutti giocatori di gamba, veloci in progressione e che amano ricevere palla sulla corsa. Chi giocava precedentemente al loro posto, invece, oltre a richiedere sempre la palla sul piede, non aggrediva mai gli spazi alle spalle dei difensori. Çalhanoğlu macinava chilometri ma lo faceva principalmente per rincorrere gli avversari, mai per attaccare la profondità. Vantando anche due terzini abituati a fare tutta la fascia e due mediani capaci di recuperare molti palloni, l’unico neo a livello fisico di questa squadra riguarda la parte centrale della difesa: Romagnoli, Musacchio e Kjær soffrono terribilmente gli attaccanti veloci ed è forse anche questo il motivo per cui Donnarumma si sta avventurando sempre più spesso in uscite spericolate, incappando in topiche come quella di domenica.

Ovviamente non è tutto rosa e fiori in questo nuovo schieramento, infatti i rossoneri hanno rischiato molto contro l’Udinese: il 4-2-3-1 del secondo tempo è particolarmente offensivo e il rischio di lasciare voragini dietro è alto. Con alcuni accorgimenti tattici e con la dedizione dei protagonisti, però, questo Milan potrebbe cambiare totalmente pelle nel girone di ritorno e dare qualche soddisfazione ai propri tifosi. L’abnegazione e la grinta messe in campo da Castillejo sono state molto più apprezzate dell’andamento lento di Suso, d’altro canto la gente vuole gente che combatte per la maglia che indossa.

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Nasce nel 1987 a Udine, gioca a calcio da quando ha 6 anni. Laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata per le Imprese e le Organizzazioni.