Il 2019 dell’Italbici – N…come Nibali

Come definire il 2019 di Vincenzo Nibali? Un aggettivo che possa sintetizzare la stagione ciclistica dello Squalo dello Stretto in maniera univoca molto probabilmente non esiste, considerate le diverse sfaccettature che vi sono state. La prima parte del 2019 era tutto incentrata sul Giro d’Italia.

Il siciliano, per giungere preparato a puntino all’appuntamento con la Corsa Rosa, disputa il classico programma di avvicinamento: Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo, Tour of the Alps, Liegi-Bastogne-Liegi. E le disputa da protagonista, però gli è sempre mancato un acino per rendere salata la minestra. Tant’è vero che il suo miglior risultato è il terzo posto nella classifica generale della corsa un tempo chiamata un tempo neanche troppo lontano Giro del Trentino.

Nel Giro d’Italia, probabilmente (soprattutto nell’ultima settimana) ha la gamba che nel 2013 e nel 2016 gli consentì di mettere le mani sul Trofeo Senza Fine. Ma il siciliano si è fatto sconfiggere da un avversario invisibile e inesorabile: il tatticismo. Nella frazione con arrivo a Courmayeur, si marca a uomo con lo sloveno della Jumbo-Visma Primoz Roglic e mentre i due battibeccano (ricordate la battuta di Nibali: Primoz, aspetti che tiri io? Guarda che sei tu che devi vincere qualcosa, se vuoi ti faccio vedere la bacheca dei miei trofei a casa), Carapaz si invola sulla salita valdostana costruendo quel vantaggio che gli ha consentito di vincere il Giro. Nibali alla fine sale sul podio di Verona, secondo, a 1’05” dal corridore dell’Ecuador.

Poi, vorrebbe saltare il Tour de France per poter aspirare a correre il Mondiale nello Yorkshire. Nossignore, la Bahrain-Merida lo vuole alla Grande Boucle. Nibali, con grande professionalità, rispetta la scelta della sua squadra ma non è minimamente competitivo. Tranne nella penultima tappa. Sulla lunghissima ascesa (32 km) verso Val Thorens, tira fuori dal cilindro un numero che solo i fuoriclasse possono compiere. Il siciliano, dopo poche rampe, saluta i suoi compagni di fuga e si invola verso quella che rimarrà l’unica vittoria stagionale.

Il Tour de France corso “per forza”, infatti, lascia le sue scorie in un corridore fenomeno quanto si vuole, ma comunque di 34 anni e mezzo. Nibali non riesce a ritrovare il colpo di pedale giusto. Simbolo di questo periodo anonimo è il 55°posto al Giro di Lombardia, con le ruote dei migliori perse fin dal Civiglio.

La “Classica delle Foglie Morte” è stata l’ultima corsa con la maglia arancione della Bahrain-Merida. Dal 2020, infatti, Nibali correrà per la Trek-Segafredo. Programmi già definiti: Giro d’Italia per la classifica e poi sguardo proiettato sull’Olimpiade di Tokyo e sui Mondiali di Martigny. Con i cinque cerchi, il siciliano ha un conto aperto. Quella caduta a Rio de Janeiro, quando la medaglia d’oro sembrava essere davvero a un passo, ancora oggi non è stata digerita. Un alloro olimpico lo proietterebbe nell’Empireo dei Giganti del ciclismo. Un posto che Vincenzo Nibali meriterebbe davvero di occupare.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.