Europei Under 21 2019 – Spagna, la vendetta è un piatto che va servito freddo

Due settimane che cambiano il corso della storia. In meglio o in peggio, a seconda di come la si guardi. Tutto cominciò due settimane fa, appunto, con l’inizio degli Europei Under 21 e con la sorprendente battuta d’arresto della Spagna di Luis de La Fuente al cospetto di un’Italia che prometteva scintille. Quella era stata la vittoria del gruppo azzurro, trascinato dai colpi di Federico Chiesa, da un centrocampo che di fatto è già quello della nazionale maggiore e da una difesa che aveva annullato gli avanti iberici, arrendendosi soltanto a una giocata da fenomeno di Dani Ceballos. Quella dunque era la vittoria della speranza per gli azzurrini, mentre agli occhi dei cugini spagnoli si trattava di una sconfitta senza appello, quasi una resa incondizionata di una Spagna che improvvisamente si era riscoperta piccola piccola.

Eppure le cose cambiano, dicevamo. E due settimane dopo ci ritroviamo a commentare il trionfo meritatissimo delle Furie Rosse, un trionfo che agli occhi di noi italiani sa tanto di beffa. I rimpianti fioccano: abbiamo dominato quelli che di lì a poco si sarebbero laureati campioni continentali, ma abbiamo sbattuto contro il muro eretto da una Polonia qualsiasi. E ora ci tocca “sopportare” l’umiliazione di un aggancio in testa all’albo d’oro (5 titoli noi, 5 titoli loro) materializzatosi proprio in casa nostra. Eppure, mettendo da parte invidia e rimpianti, riconosciamo la grandezza di un successo che è quantomai meritato, inappellabile, sacrosanto.

La finale di Udine teoricamente doveva essere all’insegna dell’equilibrio: una squadra in grande ripresa che stava ritrovando le giocate e la fiducia dei propri interpreti migliori, l’altra che aveva cominciato da corazzata e si avviava a concludere la competizione alla stessa maniera. Eppure, per buoni venti minuti abbiamo visto soltanto la prima delle due, con la Rojita che si è riscoperta palleggiatrice, che ha nascosto il pallone ai tedeschi e che ha saputo colpire con un’azione non certo all’insegna del tiki-taka: Roca in verticale per Oyarzabal, tocco fulmineo per Fabián Ruiz che si invola sulla trequarti e colpisce con un sinistro chirurgico dalla distanza.

Siamo al 7′, ma di fatto è come se la gara fosse già finita. Perché la Germania sfodera una prestazione da “vorrei ma non posso”, mentre la Spagna è in controllo totale, anche se trova il 2-0 soltanto a venti minuti dalla fine con uno scavetto delicato di Dani Olmo dopo una respinta corta di Nübel. Il 2-1 di Amiri arriva per ricordarci che i tedeschi non mollano mai, anche quando non sono in serata. Ma per la truppa di de la Fuente è un gioco da ragazzi congelare il gioco e attendere l’inesorabile fischio finale del signor Jovanović, che sancisce una cinica vendetta spagnola, dopo lo sgarbo tedesco di due anni fa. Fa festa la Spagna, dunque, che ha conquistato tre titoli negli ultimi otto anni, confermandosi un’eccellenza a livello di Under 21.

La qualità ancora una volta ha trionfato sulla solidità. Questa Spagna ha vinto perché ha saputo fare tesoro della tecnica e delle giocate di alcuni giocatori che, conti alla mano, hanno fatto di gran lunga la differenza. Il primo è l’MVP di Euro Under 21, il centrocampista del Napoli, Fabián Ruiz, che a 23 anni è a tutti gli effetti un centrocampista completo: tempi di gioco da veterano, qualità di base sopraffina e inserimenti da grande goleador. Ieri ha trovato il vantaggio grazie a un gran sinistro dalla distanza, ma è uno che ci sa fare in tutte le situazioni di gioco. E a Napoli lo sanno bene. L’altro degno di menzione è Dani Ceballos, un nome non certo nuovo a questi livelli: mezzala, esterno o trequartista, lo spagnolo ha fatto impazzire i tedeschi, danzando spesso col pallone e saltando gli avversari come birilli. Oltre a loro, i vari Dani Olmo, Oyarzabal, Fornals, Soler, Roca. Campioncini, anzi, campioni ormai pronti per fare grandi cose anche con la Roja. In due settimane, nel calcio, si può riscrivere la storia.

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Sardo di origini sicule, ama il calcio dalle “notti magiche” di Italia ’90. È laureato in Lingue con una tesi sulla lingua del calcio. Pubblicista, ha collaborato col periodico Vulcano e la tv sarda Videolina.