Svizzera, manca ancora qualcosa per il definitivo salto di qualità

Quarto posto, dunque, per la Svizzera, in questa fase finale della Final Four della Nations League. La partita contro l’Inghilterra (sconfitta ai calci di rigore, dopo che l’incontro si era chiuso a reti inviolate, al termine dei tempi regolamentari e supplementari), ieri pomeriggio, ha aggiunto poco all’avventura portoghese della nazionale rossocrociata, partita con una certa baldanza alla vigilia ma poi, all’atto pratico, incapace di andare in gol su azione (solo una rete, su rigore, contro il Portogallo).

La saggezza popolare ticinese riassume con un detto dialettale indovinatissimo questa situazione. Purtroppo, per la sua grevità, non possiamo citarlo, anche se sappiamo che i nostri lettori d’oltre confine hanno ovviamente già capito di quale proverbio stiamo parlando. Per chi ci legge dall’altra parte della ramina, diciamo che il significato è quello di non avere più nulla da spendere al momento decisivo.

Contro il Portogallo, formazione di casa, si è vista una buona Svizzera: ma non è una novità. Però, ancora una volta, sono state evidenziate le difficoltà della squadra di Vlado Petković in fase realizzativa. Certamente, ha pesato, in queste finali, l’assenza di Embolo, infortunato. Tuttavia, non crediamo sia il caso di gettare la croce sul titolare Seferović, tante volte capro espiatorio di un reparto che, in passato, ha provato tante soluzioni differenti a livello di interpreti. In questa stagione, il centravanti, con il Benfica (con il quale si è laureato campione del Portogallo), in tutte le competizioni, è andato a segno 28 volte (oltre a 4 gol in nazionale).

Vero che il campionato portoghese non è tra i più impegnativi del continente. Però, può darsi ci sia un problema di schemi. Il centravanti, contro i lusitani, è stato sovrastato dalla ruvida coppia centrale della squadra di casa. Forse sarebbe stato il caso di cambiare qualcosa, togliendo qualche riferimento a una difesa che, in questa competizione (tra l’altro vinta), non ha subito neppure un gol su azione.

Guardando il bicchiere mezzo pieno, è un dato di fatto che, a due minuti dal termine, i rossocrociati erano sull’1-1. E sono stati piegati perché, dall’altra parte, c’era un Cristiano Ronaldo su livelli stellari, contrapposto a un Sommer che, al contrario, è andato incontro a una serataccia (peraltro ampiamente riscattata ieri sera, contro gli inglesi). E proprio contro gli albionici Vlado ha provato a cambiare qualcosa, mettendo Shaqiri e Fernandes alle spalle dell’unica punta, con una difesa a 3 e un centrocampo a 4, con Mbabu e Rodríguez esterni, e con Xhaka e Freuler centrali. I gol non sono venuti (ma, secondo noi, viste le prestazioni di alcuni giocatori chiave, mancavano gli stimoli): però, la prestazione dell’esterno ginevrino dello Young Boys (da luglio al Wolfsburg) è stata buona, e fa ben sperare per il futuro.

In definitiva, però, si torna a Zurigo, ancora una volta, senza una medaglia, e senza aver vinto una sfida a eliminazione diretta. Al di là dei proclami, sono queste le cose che fanno la differenza tra una grande squadra e il resto del gruppo. Si può senz’altro dire, come già fatto in più occasioni, che questa sia l’edizione della Nati più competitiva della sua storia: però, manca ancora il grande risultato.

Ormai, i rossocrociati sono ospiti fissi delle fasi finali di Europei e Mondiali. Tuttavia, in un’intervista alla RSI, l’indimenticato attaccante di Lugano e GCZ Claudio Sulser (autore del gol con il quale la Svizzera riuscì per l’ultima volta a battere l’Inghilterra, nell’ormai lontano 1981), faceva notare come l’allargamento del numero delle finaliste abbia reso la qualificazione più semplice rispetto ai decenni passati quando, per una squadra come quella elvetica, raggiungere la fase finale di una grande competizione era da considerarsi una grande impresa sportiva.

Intendiamoci: nel prosieguo dell’intervista, Sulser ha sottolineato come questa squadra sia più competitiva di quella della sua epoca. In fondo, vi giocano elementi come Shaqiri, campione d’Europa col Liverpool, o Xhaka, finalista di Europa League con l’Arsenal, e tanti altri giocatori di ottimo livello. Manca, invece, il fenomeno: uno alla Ronaldo, per dire. C’è chi dice che, in Svizzera, un fuoriclasse assoluto non nascerà mai. Noi abbiamo sempre pensato, invece, che quella elvetica sia una realtà molto simile a quella svedese, che conosciamo bene. E lì, il giocatore di livello eccezionale è nato, come ben sappiamo.

Ecco, se e quando nascerà un Ibrahimović svizzero, le cose sicuramente cambieranno. Perché il livello dei giocatori elvetici, almeno in questa generazione, è forse anche superiore a quello svedese (nonostante la sconfitta patita pochi mesi fa ai mondiali in Russia). E, sicuramente, senza Ronaldo, i rossocrociati potrebbero giocarsela sicuramente alla pari con il Portogallo, per fare un esempio.

Non è escluso che un Messi o un Ibra in erba stiano già calcando qualche campetto della periferia di Zurigo, Basilea o (perché no?) di Lugano. E, se è quando dovesse esplodere, le cose potrebbero davvero cambiare. Nel frattempo, si può, si deve provare a cercare una soluzione tattica che consenta di avere maggiore intensità e occupazione di spazi nei 16 metri avversari, per avere qualche possibilità in più per andare in gol. Vedremo se sarà Petković, o qualcun altro, a trovarla.

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.