Il golden gol di Orlandini: 25 anni fa il secondo trionfo dell’Under 21 di Cesare Maldini

Tutti ci ricordiamo lo splendido ciclo dell’Italia Under 21, capace di vincere tre edizioni consecutive del Campionato Europeo di categoria tra il 1992 e il 1996. Il commissario tecnico era Cesarone Maldini, che dopo quella triplice impresa venne chiamato a guidare la Nazionale maggiore lasciata da Arrigo Sacchi. Fu un ciclo sensazionale, forse irripetibile. Cominciato con la vittoria sulla Svezia nel ’92 e terminato con il trionfo del ’96, ai rigori contro la Spagna di Raul. Grazie al suo lavoro Maldini non solo portò in bacheca tre titoli continentali, ma lanciò numerosi talenti che, in seguito, avrebbero fatto le fortune del calcio italiano.

Ma oggi ci vogliamo soffermare su una partita in particolare, visto che ne ricorre il venticinquesimo anniversario. Il 20 aprile 1994, allo stadio La Mosson di Montpellier, si gioca la finalissima tra Italia e Portogallo. Un match che, sulla carta, vedeva favoriti i portoghesi, visto il percorso netto con il quale erano arrivati alla finale. Due vittorie senza troppi problemi contro Polonia (5-1) e Spagna (2-0), mentre l’Italia aveva dovuto faticare per avere la meglio della Francia in semifinale (passò ai rigori). In più i lusitani schieravano quella che, negli anni a seguire, sarebbe diventata la cosiddetta “generazione d’oro”, ossia calciatori del calibro di Figo, Rui Costa, Jorge CostaJoão Pinto.

Fu una partita aperta fin dal primo minuto. L’Italia cominciò bene, ma soprattutto nel secondo tempo venne messa in difficoltà dal Portogallo, che in un paio di circostanze sfiorò il gol della vittoria. Soprattutto con l’attaccante Toni, che centrò la traversa a Toldo battuto. Si andò così supplementari: una fatica in più per gli azzurri, reduci dalla lotteria dei rigori contro i francesi. Quella era la prima edizione in cui si utilizzava il golden gol: la prima squadra che segnava nell’extra time si portava a casa l’intera posta in palio. Era normale pensare quindi a un nuovo epilogo ai rigori, vista che un gol subito avrebbe sentenziato la vincitrice.

Ma sette minuti dopo l’inizio del primo tempo supplementare ogni calcolo venne spazzato via. In un lampo. Come un lampo fu il tiro scoccato da Pierluigi Orlandini. L’ala dell’Atalanta ricevette il pallone sulla destra, converse e fece partire una stoccata mancina verso la porta portoghese. Un siluro allo stesso tempo potente e preciso che non lasciò scampo ad Alves Brassard. Un gol bellissimo, di quelli che per bellezza e importanza entrano di diritto nella storia del calcio. Quello fu un gol d’oro, di nome e di fatto, e permise a Maldini di bissare il successo ottenuto due anni prima contro la Svezia.

Adesso, a 25 anni di distanza, non possiamo non vedere con nostalgia quel calcio. Che ci entusiasmava e ci esaltava, e che ci ha fatto compiere un’impresa che, oggi come oggi, è quasi impossibile da replicare.

 

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Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.