Marotta e la nuova visione interista: famiglia o azienda?

L’ormai imminente approdo di Giuseppe Marotta all’Inter ha creato reazioni opposte: chi è tendenzialmente idealista e non vuole un ex juventino nell’organigramma societario e chi vede il futuro amministratore delegato come l’uomo perfetto per colmare definitivamente il gap e puntare allo Scudetto.

Questa scissione si poggia su solide fondamenta e nessuna versione può considerarsi sbagliata: l’Inter è vista come una famiglia che tramanda valori o un’azienda destinata al guadagno? La risposta di questa domanda è l’emblema del discorso, toccando aspetti economici, storici e sociali oltre che calcistici.

 

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La rivalità tra nerazzurri e bianconeri è storica e dopo il caso Calciopoli si è ulteriormente rafforzata nonostante negli ultimi anni il divario tra le due compagine è abissale; la volontà però di Suning è quella di portare l’Inter al vertice del calcio mondiale e per fare questo l’ingaggio di Marotta come amministratore delegato rappresenta una tappa fondamentale.

Alcuni tifosi hanno storto il naso di fronte a questa operazione: un ex juventino non è mai ben accetto e a costo di trovare altri metodi per arrivare a raggiungere i Campioni d’Italia, si è disposti a restare con questo organigramma o puntare su altre figure di minor spicco, ma senza il passato macchiato dal bianconero. Già nel gennaio 2014 furono i tifosi ad opporsi ad uno scambio già perfezionato tra Inter e Juventus che avrebbe portato Guarin a Torino e Vucinic a Milano: Thoir fu costretto a dire no dopo le enormi pressioni della tifoseria, contraria a cedere un uomo importante ai rivali in piena lotta per il Campionato.

Leggendo la versione dal lato opposto invece, quello più cinico e economico, Marotta rappresenta un fiore all’occhiello in qualsiasi società e vederlo approdare all’Inter con voglia e motivazioni al massimo per raggiungere la sua ex squadra deve solo che far essere felici dopo troppi anni di anonimato.

L’Inter è più una famiglia o un’azienda? A Marotta spetta il compito di unire il senso di appartenenza con il pragmatismo e l’ambizione, possibilmente vincendo il prima possibile.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".