Da San Siro a San Siro un anno dopo: la Nazionale è chiamata al definitivo riscatto

Un anno dopo aver toccato il punto più basso della propria storia, la nostra Nazionale si appresta a giocarsi col Portogallo il primo posto del Girone 3 della Lega A della Nations League. Difficile sperare di meglio, considerando che il 13 novembre 2017 pagammo lo scotto di una mancata qualificazione ai Mondiali. Quella Nazionale pareva alla stregua di un pugile al tappeto, gonfia di lividi e vicina al coma irreversibile. Oggi, quel pugile non ha ancora vinto nulla, ma si è rialzato, ha ripreso coscienza di sé e delle proprie potenzialità e ora si gioca qualcosa. Lo deve fare per il blasone, per la propria storia, per i propri sostenitori, per l’orgoglio.

Da San Siro a San Siro, dunque, perché i luoghi stessi spesso sono protagonisti e raccontano storie incredibili. Milano sarà il migliore scenario per la gara del riscatto, il Mancio lo sa benissimo, visto che ieri in conferenza ha ribadito che da questo punto di vista San Siro è una “garanzia”. Eppure, soltanto un anno fa il capoluogo lombardo fu lo scenario dove prese corpo la grande delusione: gli azzurri di Ventura non erano riusciti a segnare alla Svezia. Tutti a casa, tante lacrime, rimpianti e Mondiale russo davanti alla tv. Oggi non ci giochiamo così tanto, ma non sarà una gara banale, contro i campioni d’Europa in carica; un Portogallo che, pur senza lo spauracchio CR7, ha un’identità di gioco. Ce ne siamo accorti lo scorso settembre, anche se quell’Italia era ancora acerba, in lentissima ripresa e in preda agli esperimenti.

Due mesi dopo, nell’ultima gara della fase a gironi della Nations League, il pugile ha ripreso a picchiare, ha due mesi di duri allenamenti sul groppone e ha finalmente raccolto i primi frutti. La vittoria in Polonia un mese fa ha ridato entusiasmo, in primis al gruppo, e non da meno ai tifosi, visto che San Siro stasera registrerà oltre 70 mila presenze. Contro la Polonia fu una grande Nazionale, e poco importa se la vittoria arrivò soltanto all’ultimo istante grazie alla rete di un difensore (Biraghi), perché nei novanta minuti gli azzurri avevano messo alle corde i polacchi, sfiorando la rete in più occasioni.

Ma quello che più ci aveva colpito era finalmente il gioco. Verratti, Jorginho e Barella in mezzo al campo avevano creato tanto, si erano trovati spesso ed erano riusciti a innescare le punte. A proposito di punte, avevamo apprezzato il tridente “leggero”, senza un vero e proprio 9, con Insigne, Bernardeschi e Chiesa liberi di svariare su tutto il fronte. Un’Italia alla portoghese, diremmo quasi. Oggi mancherà Bernardeschi e Mancini ieri ha ammesso che Immobile giocherà dal primo minuto. Sicuramente cambierà qualcosa, ma speriamo che Insigne possa comunque accentrarsi (come sta facendo al Napoli), speriamo ancora di vedere lo stesso centrocampo, lo stesso tiki-taka e, magari, le verticalizzazioni per le punte fatte al tempo giusto e nei modi giusti.

Si dice spesso che solo dopo aver sbattuto la faccia a terra e respirato la polvere ci si possa davvero risollevare, magari più forti di prima. Stamattina il pugile si è svegliato, con le cicatrici di un anno fa, ma col viso pulito e con rinnovata consapevolezza nei propri mezzi. Guantoni alle mani, sguardo fiero e testa alta. Stasera ci sarà da farsi valere, sul solito ring di San Siro.



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Sardo di origini sicule, ama il calcio dalle “notti magiche” di Italia ’90. È laureato in Lingue con una tesi sulla lingua del calcio. Pubblicista, ha collaborato col periodico Vulcano e la tv sarda Videolina.