Copycat

In inglese il sostantivo copycat è comune nel lessico dei bambini ed equivale al “copione” italiano. Se però è usato come modificatore di un altro sostantivo, assume connotazioni delittuose, relative appunto ai crimini fatti in emulazione di altri crimini.

Ma di quale delitto stiamo parlando? Perdonatemi la forse eccessiva poesia e il romanticismo, ma per me in questi giorni è morto un ideale: il Brescia Calcio Femminile ha comunicato ufficialmente la cessione del titolo sportivo all’AC Milan per la partecipazione al prossimo Campionato di serie A femminile. La FIGC, con delibera firmata dal Commissario Straordinario Roberto Fabbricini, ha ufficializzato la cessione della società lombarda al club rossonero.

Il Brescia Calcio Femminile, nella figura del suo Presidente Giuseppe Cesari, ha ringraziato chi con affetto e partecipazione ha seguito la storia ultratrentennale della società, partita dal piccolo oratorio di Capriolo fino ai trofei Nazionali e ai palcoscenici prestigiosi della Champions League, e ha comunicato che il Brescia proseguirà il lavoro del proprio settore giovanile, iscrivendo la prima squadra al prossimo Campionato di Serie Eccellenza (la vecchia Serie C regionale).

A questo punto vi starete certamente chiedendo per quale motivo io abbia utilizzato il termine “copione” nell’incipit del pezzo: ho scelto copycat perchè, come sta accadendo in questi ultimi due anni, molte squadre della Serie A e della Serie B maschile non hanno dimostrato di avere la voglia di costruire aiutando una compagine femminile che porta il suo stesso nome e i suoi stessi colori (in questo caso parliamo della SSD Football Milan Ladies, formazione del Presidente Marco Pennati). Così come fece la Juventus che ignorò un dialogo con la storica Juventus Femminile Torino del Presidente Claudio Bianchi fondata nel 1978 e attualmente militante nel Campionato Interregionale (all’epoca dei fatti militava nella Serie B Femminile) per prendere il titolo sportivo del Cuneo Femminile di Eva Callipo, allora in Serie A, per militare subito nella massima serie, sembra di vedere un copione che si ripete. Con questo atteggiamento non si aiutano le squadre femminili ma si aiutano paradossalmente quelle maschili che, invece di investire in squadre piccole per portarle in alto, si investe in squadre già al top e capaci da subito di lottare per obiettivi importanti in modo tale che a beneficiarne sia l’immagine della squadra maschile.

Comprendiamo completamente e non ci permettiamo di giudicare in nessun modo il comportamento del Brescia Femminile che da tempo aveva chiesto aiuto a istituzioni, enti locali, imprenditori del luogo e al Brescia di Cellino ricevendo in cambio solo risposte fumose e vaghe, ma ci chiediamo quante altre scene di questo tipo dovremo vedere. Le altre affiliazioni che si sono susseguite in questi mesi nel calcio femminile hanno seguito criteri di geograficità (si vedano i casi Castelfranco e Empoli Ladies o Res Roma e Roma) tranne pochi casi che hanno anche in alcune situazioni portato a gravi episodi di vandalismo, come quando allo stadio Mirabello di Reggio Emilia il terreno fu riempito di chiodi da parte dei sostenitori della Reggiana per ripicca contro la formazione del Sassuolo Femminile.

A questo punto cosa dobbiamo aspettarci dal futuro del calcio femminile? Sicuramente l’innalzamento del livello medio della Serie A e B e la crescita del movimento, ma di contraltare temo vedremo a breve sparire altre piccole realtà locali che hanno fatto la storia del calcio femminile in questi decenni (mi viene in mente il Tavagnacco, formazione friulana non supportata da nessuna grossa società maschile, visto che l’Udinese ha fondato la sua squadra femminile rilevando anni fa il Bearzi e che ora militerà nel Campionato Interregionale). Si sa, il tempo è galantuomo e solo lui ha in mano le chiavi del futuro: non ci resta che rimanere alla finestra a osservare.