Home » Per favore, non chiamatela più favola

Foto Twitter Knattspyrnusambandið‏Account ufficiale Islanda @footballiceland

Il più delle volte, quando da spettatori neutrali guardiamo una partita di calcio, ci viene spontaneo parteggiare per la squadra più debole. È un fenomeno così naturale che finiamo quasi per fare il tifo, sostenendo le gesta di chi parte svantaggiato. Quasi come se si trattasse delle nostre squadre del cuore, di quelle per cui andiamo allo stadio e gioiamo o soffriamo. Forse perché in fondo siamo romantici e ci piace che tutti, anche i Davide di turno, possano avere la meglio su Golia.

Quando questi accadimenti si verificano, sono soliti prendere il nome di “favola“. Favola fu, ad esempio, la cavalcata dell’Hellas Verona, che nel 1984/85 riuscì a cucirsi addosso lo scudetto. Favole furono quelle di DanimarcaGrecia, capaci di troneggiare in Europa nel ’92 e nel 2004. Oppure quella del Leicester di Ranieri, vincitore della Premier League 2015/16. Ma, a ben vedere, tutti questi eventi hanno un comune denominatore, la loro eccezionalità. Dopo aver sorpreso il mondo con le loro gesta, nessuna di queste squadre è riuscita a ripetersi. Ha vissuto un momento intenso, glorioso, ma è stato appunto solamente un’occasione.

Si parlava di favola anche per l’Islanda. La piccola isola aveva sorpreso tutti, nel 2016, qualificandosi per la sua prima competizione internazionale. Si parlava di favola giustamente, perché si trattava sostanzialmente di un miracolo, per una nazione di appena 320.000 abitanti. E perché gli islandesi erano riusciti a sopraffare, nel gruppo A, avversari blasonati del calibro Olanda e Turchia. La critica gli dava qualche merito, per carità, ma sembravano la classica bolla di sapone, destinata a scoppiare in breve tempo. E si poneva soprattutto l’accento sui demeriti e sulle colpe di olandesi e turchi.

Ma ora che l’Islanda si è qualificata anche per il Mondiale, forse il termine favola non è più tanto appropriato. Non può essere utilizzato per una squadra che, nel giro di un biennio, si è tolta di dosso i panni della meteora ed è diventata una sicurezza del panorama europeo. Ormai l’Islanda è una realtà, una bella realtà, dalla quale molte nazionali – compresa la nostra – dovrebbero trarre spunto. Ha ottenuto il primo posto in un girone tostissimo, in cui la favorita aveva un nome ben preciso (Croazia) e in cui c’erano un paio di aspiranti al secondo posto (Ucraina e Turchia). Lo ha fatto senza troppi problemi, vincendo tutte le partite in casa a sua disposizione e lasciando per strada solo sette punti.

Ora affronterà per la prima volta un Mondiale, dopo aver esordito all’Europeo. Lo farà con l’entusiasmo della debuttante, con le sue fragilità ma anche con una consapevolezza maggiore rispetto al passato. Per l’Islanda, essere in Russia, è già un traguardo. Ma, come si dice in gergo, l’appetito vien mangiando. E di appetito, i calciatori islandesi, hanno dimostrato di averne a bizzeffe.