Così fa male

I tifosi del Napoli ne avrebbero fatto volentieri a meno, ma ieri sera è arrivata l’ennesima conferma di come le grandi squadre siano tali soprattutto per l’attenzione ai minimi dettagli, oltre che per una forza mentale fuori dall’ordinario. Ieri il Real Madrid avrebbe potuto soccombere sotto i colpi dell’armata di Sarri, padrona del gioco per tutto il primo tempo, e meritevole di aver svolto almeno la prima parte del compito affidatole: quello di segnare presto per alimentare il fuoco della speranza e rendere il San Paolo una bolgia.

Il gol di Mertens ha leggermente scalfito le certezze degl spagnoli, che hanno avuto bisogno del ritorno negli spogliatoi per fare mente locale e trovare la zampata che, col senno di poi, ha di fatto deciso l’esito della qualificazione. E se è vero che il Real Madrid, in occasione del palo di Ronaldo, avrebbe potuto indirizzare l’incontro ben prima della pausa, tutte le speranze del Napoli si sono infrante sul legno colpito da Mertens: il calcio non è composto di se e di ma, tuttavia i partenopei, sul 2-0, avrebbero decisamente giocato un altro tipo di incontro. Un tipo di match, però, a cui raramente sono abituati a giocare, specie con così tanto tempo ancora da giocare.

Nei primi minuti della ripresa, infatti, la formazione di Sarri si è trovata a dover soffrire: una capacità che ogni squadra, compresa quella campione d’Europa e del mondo, non può non avere nella propria faretra. E’ questo ciò che manca al Napoli, la consapevolezza di poter soffrire per quei maledetti dieci-quindici minuti senza dover per forza di cose prendere gol; una caratteristica che, senza uscire dall’Italia, la Juventus ha dimostrato di avere compattandosi attorno al proprio leader, Buffon, il quale spesso risulta decisivo proprio in questi frangenti. Com’è possibile, poi, che uno come Sergio Ramos abbia la possibilità, per ben due volte, di staccare in terzo tempo sfruttando un missmatch dovuto alla scelta di marcare a zona, beh, questo sottolinea come spesso gettare il cuore oltre l’ostacolo, a questi livelli, non basti. Contro questi campioni non devi permetterti di sbagliare mai, e lo sanno bene nell’altra sponda di Madrid, visto che i ragazzi di Simeone qualcosina hanno perso per colpa di quel gigante col numero 4 sulla schiena. Cristiano Ronaldo è sicuramente il giocatore più forte di questo Real Marid, credo nessuno abbia mai messo in dubbio ciò, ma quando c’è da decidere partite importanti, a rotazione, c’è sempre un altro che si insinua e sfrutta l’attenzione che le difese, inevitabilmente, riservano al portoghese per trovare la zampata vincente.

Tra le tante banalità che ho letto ieri sera, cito quella più scontata: “Siamo usciti a testa alta“. Vero, nessuno lo nega, di fronte c’erano i campioni d’Europa e, a poco più di mezz’ora dalla fine, la qualificazione era ancora in discussione. Ma raggiunto questo livello di gioco, serve fare lo step successivo a livello di consapevolezza mentale, non soltanto tra i giocatori ma anche tra i sostenitori del club. E’ la chiave per iniziare a vincere non solo fuori dai confini ma anche in Italia, dove spesso i campionati si decidono non tanto negli scontri diretti, quanto in quei famosi dieci-quindici minuti in cui c’è bisogno di soffrire nei campi di provincia.