Il ruggito di Allegri

È stato imbrigliato tatticamente da Sousa, ha perso ed è stato ferocemente criticato — da tutti, addetti ai lavori e tifosi.
Allora ha preso la sua Juve, l’ha rivoltata come un calzino e ha battuto la Lazio. Ora è giusto che si prenda qualche merito: Massimiliano Allegri tiene in testa alla classifica i bianconeri.

Alle ore 12 di ieri, alla pubblicazione delle formazioni ufficiali di Juventus-Lazio, quasi tutti — compreso il sottoscritto — hanno pensato alla follia. Mettere in campo un 4-2-3-1 con Asamoah terzino sinistro, Pjanić e Khedira in mezzo al campo e il trio Cuadrado-Dybala-Mandžukić (con il gigante croato largo a sinistra) dietro a Higuaín sembrava oggettivamente un azzardo tattico, specie contro la Lazio ordinata e compatta vista fin qui. Ma alla fine ha avuto ragione Allegri, aiutato anche dal gol in apertura che ha messo subito la partita sui binari giusti.

La verità, però, è che — a parte qualche piccola incomprensione tra i terzini e le due ali su chi doveva andare a coprire su chi, figlia più della novità tattica che di incapacità — la Juventus di ieri è stata molto bene in mezzo al campo. Non ha giocato bene, questo no, ma è stata sicuramente più quadrata e disposta meglio rispetto al match di Firenze, dove era andata in netta difficoltà contro la Viola. Probabilmente Simone Inzaghi ha dato un suo contributo, in questo senso, mettendo in campo una Lazio timida ben diversa dalla Fiorentina feroce vista al Franchi settimana scorsa: ha lasciato libere le fonti di gioco bianconere — Bonucci e Pjanić — permettendo ai campioni in carica di organizzare la manovra offensiva nel migliore dei modi, senza pressione.

Ma al di là dei pochi ostacoli trovati sul proprio cammino, la Juventus di ieri, nonostante almeno due o tre giocatori fuori ruolo, non è mai andata in apprensione di fase difensiva, trovando i movimenti e i meccanismi giusti e aggrappandosi a quelli nei (rari) momenti di difficoltà o di pressione avversaria. Un po’ come fece Mihajlović l’anno scorso col Milan quando scelse il 4-4-2 come sistema di gioco per cercare di dare più sicurezze a una rosa che non ne stava trovando tra 4-3-1-2 e 4-3-3, così Allegri ieri ha deciso di virare su un 4-4-2 mascherato, anziché rifugiarsi nel 3-5-2 contiano che — come visto a Firenze — senza determinati giocatori e senza un certo tipo di interpretazione non ha molto senso di esistere.

Rifugiarsi nel 4-4-2 non è un demerito, anzi, è comunque una scelta coraggiosa. È sintomo di sapere analizzare il momento e di sapere trovare la soluzione migliore per superarlo. Questo non significa che Allegri da qui in poi giocherà sempre in questo modo (anche perché non pensiamo che Mandžukić ala sinistra abbia vita lunga), ma di sicuro ha dimostrato di saper fare il suo mestiere. Sarà curioso vedere come reagirà al prossimo momento in cui un allenatore avversario troverà un modo per metterlo in difficoltà in maniera diversa, se saprà reagire a gara in corso o se dovrà aspettare di nuovo la partita successiva. Chi vivrà vedrà, ma per il momento alla Juve basta così.