Tra Champions League e finale di Hampden Park. Craig Gordon: “Celtic, devi essere implacabile”

Il portiere dei biancoverdi analizza la situazione della squadra. Parte la caccia a un posto in Europa per l'anno prossimo

Lo 0-2 patito mercoledì sera al Celtic Park per mano del Barcellona è stata la parola fine sulla stagione europea dei Bhoys. Resta solo la gara dell’Etihad Stadium contro il Manchester City, una mera formalità visto che il Gruppo C non ha più niente da dire: BlaugranaCitizens agli ottavi, Borussia Mönchengladbach in Europa League e Celtic ultimo nel girone. La speranza di qualificarsi come terza era ancora viva, ma alla fine si è rivelata fatale la sconfitta interna del 19 ottobre scorso, proprio contro i tedeschi. Che fosse un gruppo di ferro lo si era detto sin dall’inizio, ma la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta di Champions League manca ormai dalla stagione 2012/13, quando fu la Juventus di Antonio Conte a rispedire gli scozzesi a casa agli ottavi.

E forse quest’anno, più che in ogni altro, la società di Glasgow ci avrebbe tenuto particolarmente a rimanere in corsa almeno per la seconda competizione europea. È stato ingaggiato Brendan Rodgers e c’era un anniversario da onorare, quello del cinquantenario dell’unica Champions vinta dai biancoverdi, la prima per una squadra britannica. Era il 25 maggio 1967 e all’Estádio Nacional di Lisbona il Celtic batteva per 2-1 l’Inter di Sandro Mazzola. Erano altri tempi, è la frase fatta per svincolarsi da questi lontani ricordi, ma la verità è che erano veramente altri tempi e ora il Celtic è un’altra squadra, tanto egemone in terra nazionale quanto debole in campo europeo. Fin’ora è stata impeccabile la squadra di Rodgers in campionato: 34 punti su 36 disponibili, già 10 punti di vantaggio sulla seconda dopo una dozzina di partite e una gara in meno. Praticamente mostruosi. Eppure in Champions la musica è diversa, sarà il girone di ferro, sarà che erano altri tempi, ma pensare che una volta affrontare gli Hoops incuteva tanto timore come lo fa oggi parlare di Real o Barcellona è da pelle d’oca.

Non c’è troppo tempo nemmeno per rimuginare sul glorioso passato. Svanito il primo obiettivo stagionale, si spalancano le porte di Hampden Park. No, non per l’ennesimo ed eterno Old Firm, ma per la finale di Scottish League Cup, la coppa di lega scozzese. Domenica alle 15:00 andrà in scena Aberdeen-Celtic, le prime due del campionato a confronto, con i Dons che già due volte si sono piegati alla superiorità dei biancoverdi nel corso dell’attuale campionato, il 27 agosto al Celtic Park per 4-1 e poi in casa, al Pittodrie, per 0-1. È il primo trofeo in palio quest’anno, un passaggio fondamentale per la stagione del Celtic e lo sa bene il numero uno Craig Gordon, che dopo la sconfitta col Barça ha richiamato all’attenzione la squadra. “Sarà una gara molto dura, viste le qualità dell’Aberdeen“, ha dichiarato al Belfast Telegraph. “Sappiamo bene che anche in casa, contro di loro, il punteggio è stato un po’ lusinghiero nei nostri confronti, dovremo essere al meglio per contenerli, ma dovremo anche essere bravi a dominare il gioco e vincere la partita“.

Il monito dell’ex Sunderland non è solamente un richiamo all’attenzione, ma anche alla ferocia da mantenere per tutta la stagione, a partire da quella dimostrata in campionato: “Vogliamo essere implacabili e vincere il maggior numero di partite possibili sino a fine stagione. Abbiamo lavorato molto duramente nella prima parte dell’anno per raggiungere questa finale, anche per giocarcela in Europa con squadre veramente forti, ora però vogliamo vincere“. Una voglia di essere implacabili che sarà fondamentale non solo, quindi, per questa finale di coppa, ma anche per tutto il prosieguo del campionato, per poi andarsi a giocare, l’anno prossimo, un posto in Champions League.

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Nato nel 1997 a Negrar (VR), studente prossimo alla vita universitaria. Appassionato di calcio, amante dei grandi numeri 10, della lettura e della buona musica, specie se a interpretarla è Samuele Bersani.