Il Gran Premio di Ungheria nella storia: una sfida brasiliana

Per l’undicesimo appuntamento del Mondiale, il Circus si dirigerà verso l’Ungheria, tappa ormai tradizionale del calendario motoristico. La prima competizione in terra magiara avvenne nel 1936, presso il circuito cittadino di Népliget a Budapest, ma Tazio Nuvolari, vincitore in quell’occasione, dovette attendere esattamente 50 anni prima che sotto al suo nome si aggiungessero quelli di altri piloti.

Fu nel 1986 infatti che Bernie Ecclestone realizzò l’obiettivo, inseguito da tempo, di condurre la Formula 1 in una nazione in orbita sovietica, in un mondo all’epoca diviso dalle tensioni della guerra fredda fra Stati Uniti e Russia. L’evento, come preventivato alla vigilia, si trasformò in un successo. L’autodromo si presentò al mondo ricolmo di spettatori entusiasti, mentre file di appassionati locali affollavano le vie circostanti, alla ricerca di un frammento di quell’Occidente spesso idealizzato “oltre cortina”.

Dal punto di vista esclusivamente sportivo, il Gran Premio seppe onorare al meglio l’atmosfera festante, grazie a quello che sarebbe rimasto nella memoria collettiva come uno dei sorpassi più entusiasmanti della Formula 1 moderna. Protagonisti del duello, due piloti accomunati dalla nazionalità, ma divisi in pista da un’accesa rivalitàe nel privato da polemiche soventi feroci: i brasiliani Ayrton Senna su Lotus-Renault e Nelson Piquet sulla Williams dal potente motore Honda. Quest’ultimo, già vincitore di due Mondiale nel 1981 e nel 1983, da tempo osservava con preoccupazione la crescita del giovane avversario, nel quale pareva aver riconosciuto le qualità che egli stesso sentiva di possedere. Le caratteristiche del fuoriclasse, che lo avrebbero presto portato a insidiare il suo primato e la sua popolarità.

In Ungheria, nel corso delle prove del sabato, fu Senna a imporsi, iniziando a consolidare la definizione che lo avrebbe accompagnato lungo tutta la carriera di “Mago delle qualifiche”. Piquet però si impossessò della seconda posizione e, dopo una breve battaglia con Mansell, si lanciò all’inseguimento dell’antagonista. Le soste ai box parvero favorire il giovane pilota della Lotus, il quale approfittò del cambio gomme del rivale per tentare di distanziarlo. L’ex Campione del Mondo restò in scia, sfruttando la potenza del motore Honda e cercando il punto migliore per effettuare un sorpasso su una pista divenuta poi famosa per la difficoltà di superare.

Alla 56/a tornata si materializzò il capolavoro di Piquet. Dopo una serie di manovre di avvicinamento, realizzata l’impossibilità di sopravanzare il pilota della Lotus, lesto a sbarrare ogni possibile pertugio, il brasiliano si lanciò in una manovra ai limiti dell’incredibile. Si inserì all’esterno, lungo una traiettoria che pareva preludere a un’inevitabile uscita di pista, ma con un gioco di controsterzo mantenne in linea la vettura, prendendo così il comando della gara. Un primato che mantenne fino al traguardo, seguito da Senna e da Nigel Mansell. Sul podio però le ovazioni furono tutte per il brasiliano della Williams, capace, in quell’occasione, di respingere l’arrembante e giovane rivale.