Un errore grave

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Se n’è parlato troppo poco, probabilmente. O, meglio, se n’è parlato troppo poco in ottica tecnico-tattica sull’impatto che avrebbe avuto sul gioco del Milan.
Stiamo parlando dell’incidente in macchina che ha coinvolto Niang e che lo costringerà, settimana più settimana meno, a star fuori per due mesi.

Della disavventura del francese sotto il diluvio di due sabati notte fa si è parlato soprattutto perché non è la prima “bravata” dell’attaccante rossonero alla guida, ma si sono quantomeno sottovalutate le conseguenze che questo incidente avrebbero avuto sulla rincorsa del Milan alle zone europee della classifica.
Mihajlović, diciamocelo chiaramente, non ha dato un gioco brillante ai rossoneri. Ha trovato un giusto equilibrio tra i reparti utilizzando il più semplice dei sistemi di gioco, il 4-4-2, e puntando molto sull’ordine, sulla corsa, sulla grinta e sulle invenzioni dei singoli. Non ha inventato nessun modo nuovo di giocare a pallone, ha solo messo ordine laddove vigeva un gran bel caos.

Ovvio che agli occhi dei tifosi questo, dopo l’anno funesto con Inzaghi in panchina, può sembrare un grande merito — e sotto alcuni punti di vista lo è — ma analizzando il gioco del Milan sotto il punto di vista puramente tattico si può facilmente notare come i rossoneri abbiano una grande difficoltà a produrre azioni offensive, specie se i propri solisti sono in giornata opaca. La mancanza di un’idea di gioco propositiva, quella a cui aggrapparsi anche in giornate storte dei propri giocatori migliori, è una grave pecca, perché non si hanno contromisure reali alle eventuali defezioni degli uomini migliori.
E se capita che nella stessa partita manchino tre di questi come Abate, Montolivo e Niang (che, al momento, sono tre uomini indispensabili per il 4-4-2 di Mihajlović), lo 0-2 preso contro il Sassuolo è un risultato che appare quasi ineluttabile, per come è arrivato.

Per questo bisognerebbe colpevolizzare davvero Niang. Non per l’ennesima bravata alla guida o per la leggerezza con cui guidava sotto il diluvio, ma per aver lasciato il suo allenatore senza valide alternative. La sua capacità di corsa, di trasformare l’azione da difensiva in offensiva e la sua predisposizione al sacrificio erano il collante giusto per tenere insieme i reparti di centrocampo e attacco, che nel gioco dei sottili equilibri trovati tanto faticosamente dal tecnico serbo non era cosa da poco. Perdere un giocatore così — non che Niang sia un fenomeno, ma ha quelle caratteristiche giuste per l’attuale momento del Milan — creerà non pochi problemi per il prosieguo del campionato dei rossoneri, che dovranno essere bravi a trovare un altro modo per restare in piedi, in equilibrio, sul filo dell’ennesima stagione da buttare.

Francesco Mariani
Francesco Mariani
Twitter addicted, vive di calcio. In campo è convinto di essere Pirlo, ma in realtà è un Carrozzieri qualunque. Per lui il trequartista è una questione di principio.

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