Tennis, Hewitt appende la racchetta al chiodo

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Non vedremo più Lleyton Hewitt su un campo da tennis e questa (lo dico da appassionato di questo sport) è una notizia triste. La sconfitta subita contro Ferrer al secondo turno degli Australian Open pone fine alla carriera di uno dei più grandi giocatori degli ultimi anni, ex numero uno del mondo.

L’australiano ha dato tanto al tennis, anzi tutto: ha insegnato che ​nello sport dedizione e sacrificio possono portarti in cima. Probabilmente non è stato un giocatore dal talento cristallino, ma non mollava mai ogni punto gettando sempre il cuore oltre l’ostacolo. Proprio il cappellino girato al contrario (divenuto suo marchio di fabbrica) sembrava proprio stare a significare “anche oggi devo lottare” e gli incitamenti dati al pubblico caricavano sempre la folla.

Nato in Australia, è divenuto presto idolo dei suoi connazionali. Tutti lo amano, anche perchè dopo di lui per anni nessun giovane è stato capace di sfondare, tranne Kyrgios e Kokkinakis che solo in quest’ultimo periodo paiono poter esplodere. Hewitt ha avuto una sola sfortuna (due considerando qualche infortunio di troppo): aver giocato nel periodo di Federer. Ma anche i tifosi dello svizzero, col tempo, hanno imparato ad ammirarlo perchè giocava “con il cuore”.

E’ diventato numero uno del mondo nel 2001 mantenendosi in vetta per 80 settimane. Ha collezionato 30 titoli, di cui lo Us Open nel 2001 e Wimbledon nel 2002. Il suo rimpianto più grande è stata la finale persa in Australia contro Safin, ma in tutte le sue 616 partite vinte il denominatore comune è stato lottare e crederci sempre.

Non sarà stato il più tecnico, non sarà stato il più spettacolare e non sarà stato il più simpatico, ma diciamocela tutta: è stato un grandissimo e mancherà al tennis.
Rodella Alessandro
Rodella Alessandro
Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".

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