L’anno che verrà: verso Rio

Per la stragrande maggioranza dei calciatori, è soltanto un evento insignificante: o sei ancora nel giro dell’Under 21, oppure hai quasi definitivamente perso ogni velleità. Per un rugbista, è una pura illusione (ma adesso c’è un’eccezione). Ma per gli altri, tutti gli altri, è l’apoteosi, la conclusione di un ciclo quadriennale. Nel bene, e nel male.

Pensiamo a Valentina Vezzali: a medaglia in cinque edizioni consecutive (argento ad Atlanta 1996, oro a Sydney, Atene e Pechino, bronzo a Londra, quando è stata anche portabandiera), questa volta non ci sarà. L’avrete capito: il 5 agosto salirà il sole sull’edizione numero 31 delle Olimpiadi dell’era moderna. A Rio de Janeiro, fino al 21: è l’evento principale del 2016.

Ben 28 sport, 306 eventi: per la prima volta dal 1904 tornerà a esserci il golf; e, come dicevamo più sopra, il rugby finalmente rimette un piede a Olimpia grazie alla sua versione a 7 (meglio di niente). Fortune e sfortune, successi e insuccessi: certamente sarà exploit brasiliano per le medaglie, come succede sempre per il paese ospitante (a volte in modo clamoroso, come quando Dimitris Tampakos vinse agli anelli, ad Atene 2004, pur con una prova tutt’altro che impeccabile; o come quando Park Si-Hun vinse l’oro nei superwelter, a Seul 1988).

Qualcuno stupirà, altri deluderanno: per i nostri colori, scopriremo sicuramente qualche altro atleta dal sottobosco, spunteranno (si spera) nuove Jessica Rossi in nuove discipline, e (si spera di nuovo) potremo ammirare ancora una volta le scuole che più ci danno lustro: a partire dalla scherma. Magari, dovendoci dolere che morto un Mennea non ce ne sarà un altro.

Sicuramente si discuterà del governo brasiliano, non lontano da controversie di ogni genere: a partire dalla spaccatura del paese in due, dalle garanzie date ai poveri (come Bolsa Família, il programma di aiuto che ha ridotto del 27.7% la povertà nel paese) ai grandi eventi planetari. Una spaccatura che si riflette anche nelle contestazioni (è già successo per gli ultimi mondiali).

E quindi si va al Maracanã: dopo lo stadio Panathinaiko, un altro luogo simbolo dello sport, seppure per tutt’altri motivi. Cerimonie di apertura e di chiusura, in un palcoscenico rinnovato “all’inglese”, ma il cui solo nome è già una tradizione. Ci saranno proteste, manifestazioni – ma saremo comunque pronti a commuoverci.

All’inizio dicevamo dei calciatori: nella sua versione maschile, il titolo olimpico ha una sua importanza relativa; declinato al femminile, invece, la situazione assume un colorito ben diverso (e merita un discorso a parte: ve ne parleremo domani). L’Italia non ci sarà, dopo un campionato europeo al di sotto delle attese; e resta ancora da vedere, per esempio, se la nazionale di pallacanestro riuscirà a centrare la qualificazione.

E che Rio 2016 sia il nostro primo pensiero per il nuovo anno, quindi. Sperando che i brasiliani abbiano una faccia migliore di quella vista agli ultimi Mondiali di calcio (dico davvero: le espressioni dei verdeoro erano il presagio di un disastro). Lo slogan della manifestazione è Live your passion per il mondo, e Viva sua paixão per i lusitanofoni. Vivi la tua passione: che poi, è quello che cerchiamo quotidianamente di fare, su questi schermi. Sperando, ovviamente, che vorrete seguire anche Rio 2016 insieme a noi. Buon anno, e buona Olimpiade.

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Pietro Luigi Borgia