Bambini, smettetela di litigare

A niente è servito avere una giornata intera per passarci sopra, o le partite di Serie A della domenica e il Gran Premio di Formula 1 da vedere. Niente. L’argomento principe della giornata di ieri è stato uno solo: l’incidente tra Rossi e Márquez.
Dal momento dell’impatto è stato un susseguirsi di tweet, dichiarazioni, servizi in tv, studi di analisi dell’impatto, salotti di opinione sul’accaduto, sezioni al rallentatore del video del momento esatto della collisione. “Rossi è stato brutto e cattivo, così non si fa”, “Sì, ma ha iniziato prima Márquez perché gioco di mano gioco da villano”, “E invece no”, “E invece sì”.
E invece basta, magari. No?

Perché, dai, diciamocela tutta: questo litigio continuo tra i “pro Rossi” e i “pro Márquez” ci ha anche un po’ stancato. È talmente palese e oggettivo quello che è successo che litigare sull’evidenza è solo sintomo di eccessivo tifo pro l’una o l’altra parte. O di “antipatia”, chiamiamola così, verso Valentino. Di certo non è qualcosa di diverso.

Ma quindi, ieri tra Rossi e Márquez cos’è successo veramente? È successo che Vale ha alzato i toni puntando sulla giovane età dei suoi avversari e sulla possibilità di metterli in difficoltà emotiva, ma ha avuto l’effetto contrario. Il primo grande errore di Rossi non è stato scalciare il 93 in sella alla Honda, ma dire che il campione del mondo uscente stava favorendo Lorenzo nella corsa al titolo, specialmente dopo una gara in cui Márquez ha tolto la prima posizione (e cinque punti) al suo connazionale. Più o meno come Iannone, in meccanismi del tutto normali quando c’è di mezzo una competizione sana, ha tenuto lui giù dal podio, superandolo a poche curve dal traguardo.

Far arrabbiare Márquez, giocare con la sua onestà, è stata la prima goccia che è andata dentro a un vaso che è definitivamente crollato ieri, colmo di tante altre gocce, e che si sta portando dietro tutti questi strascichi. Anche perché, tatticamente parlando, far innervosire il pilota più veloce del Mondiale (e quindi sempre nel gruppetto di testa) non è stata proprio una bella idea. Che poi Márquez abbia reagito esattamente come tutti hanno pensato avrebbe reagito è altrettanto palese, però. Lo spagnolo, mettendo da parte la sportività che è così sacra in un circolo come quello del motomondiale, ha corso con il solo obiettivo di frenare Valentino, mettendo addirittura in pericolo la sua (e la propria) incolumità con un paio di manovre ai limiti del regolamento, ma sicuramente atte a far innervosire il Dottore. Come a dire “ti faccio vedere io cosa vuol dire correre davvero per favorire Lorenzo”. Ce l’ha fatto vedere più che bene, diremmo.

Poi è arrivato il fattaccio e stare qui a dire che la colpa è di Márquez avrebbe sinceramente del grottesco. Valentino, esasperato dal comportamento dello spagnolo, gli si è affiancato, lo ha guardato, lo ha riguardato, Márquez ha cercato di intimidirlo appoggiandosi a lui e lui lo ha scalciato via, in un attimo di pura follia sportiva, da censurare e da penalizzare, come è giusto che sia stato fatto dalla direzione di gara. Valentino è caduto nel tranello che lui stesso è andato a costruirsi con delle dichiarazioni che avrebbe potuto fare a meno di fare e ora ne paga le conseguenze.

Ha ancora 7 punti di vantaggio, ma sappiamo tutti che tipo di gara aspetterà Rossi: Lorenzo primo in solitaria e lui che prima o poi si troverà di nuovo contro Márquez per poter raggiungere quel secondo posto che vale il campionato mondiale. Lo diciamo per lui: lasci perdere la bagarre dialettica e si concentri su quella in pista, perché adesso è rimasto solo e ha tutto da perdere. Continuare a litigare e a discutere su ciò che è stato farebbe solo il gioco dei suoi avversari, che sperano in un Rossi teso nel momento decisivo. Si rilassi e pensi a guidare, che è decisamente la cosa che gli riesce meglio.