Il lunedì blues di Cagliari e Parma

Nel silenzio del lunedì sera, quasi nessuno ha potuto sentirle urlare. Ma Cagliari e Parma, copincollate randomicamente su un palinsesto feriale, tra una diretta dal San Paolo il giorno prima e una semifinale col Real all’indomani, si sono incontrate, hanno espletato la pratica agonistica e hanno consumato gli ultimi residui gettoni di presenza nella massima serie, quasi furtivamente. Salvo miracoli – ahimè – difficoltosi dei rossoblu o impronosticabili ribaltamenti tribunalizi, rivenienti da vicende extracalcistici, che non si sa mai.

Un lunedì che è parso quasi una punizione per le due squadre, un angolino buio dove iniziare ad assaggiare la lontananza dalla massima serie, un cantuccio isolato dove abituarsi alla bocciatura, al “voi non ci sarete” del prossimo anno.

Il Parma è passato attraverso il disastro societario di Ghirardi, Taçi e Manenti, con punte di grottesco tra febbraio e aprile, tra giocatori in fuga, pignoramenti di pulmini, penalizzazioni e ombre di sottobosco. Donadoni e i suoi hanno fatto il possibile per salvare la faccia, ottenendo perfino rilevanti vittorie ai danni di Fiorentina, Inter e addirittura Juventus o bloccando la Roma in casa. Nessun ultima in classifica probabilmente potrà mai vantare altrettanto.

Anche il Cagliari ad inizio stagione presentava un nuovo organigramma, che vedeva al vertice Tommaso Giulini, subentrante a Cellino dopo decenni di patronato. Una discutibile gestione degli allenatori, con l’alternanza Zeman – Zola – Zeman (fino all’attuale incolpevole Festa), la rinuncia ad Astori e Ibarbo e la mancanza di validi prospetti nel gruppo hanno portato al tracollo finale, maturato un po’ per mese, fino ad un punto di non ritorno improvvisamente palesato. Undici anni dopo l’ultima promozione in A.

Così, senza nemmeno l’annuncio di una rivoluzione, le due nobili squadre si son ritrovate decadute e declassate. Offese e prossime all’oblio. All’alba del 5 maggio, il programma, per l’ ‘ei fu’ di emiliani e sardi suonava come un blues. Non ancora riaccese le speranze, tutt’al più emergenti i ricordi.

Flashback. Stagione 1992-1993, giorno 10 di aprile, a Parma. Sulla panchina del Parma sedeva Nevio Scala, l’uomo che due anni prima aveva guidato il Parma a uno sfavillante debutto nella massima serie, con un innovativo 4 – 4- 2 capace di adattarsi a 3 – 5 – 2; su quella del Cagliari invece, Carlo Mazzone, decano delle provinciali italiane. Dai tempi dello scudetto i rossoblu non erano stati mai così grintosi e sapevano proporre un contropiede micidiale, fatto di fughe e vento alle spalle.

Il Parma giocava con: Ballotta, Benarrivo, Di Chiara; Minotti, Apolloni, Grun; Melli, Zoratto, Brolin,Cuoghi, Asprilla. Nel corso del match subentrarono Gabriele Pin e “il sindaco” Osio. Il Cagliari rispondeva con: Ielpo, Napoli, Festa; Bisoli, Firicano, Pusceddu; Moriero, Herrera, Francescoli, Matteoli, Cappioli. nel corso del match entrarono Criniti e “Lulù” Oliveira. Finì 3-1 per i parmensi, grazie a un’autorete di Firicano e ai gol di Minotti e Asprilla, intervallati da Herrera. Il Cagliari arrivò sesto, centrando un posto per la Coppa UEFA, il Parma andò in Coppa delle Coppe. Erano il Parma del talento pazzo di Faustino Asrilla e il Cagliari della classe principesca di Francescoli.

Rileggere quelle formazioni oggi può essere un tuffo al cuore, per i tifosi. Ma per riemergere da un lunedì oscuro, val bene qualsiasi luce, fosse pure quella riflessa da una stella lontana. Per la cronaca, stavolta ha vinto il Cagliari, con un netto 4-0. Magari una fiammella accesa c’è ancora.

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Paolo Chichierchia