Ingiustizia Qarabağ, è ora di rimettere le cose a posto

Il Qarabağ ha inviato una protesta ufficiale dopo quanto accaduto contro l’Inter. Tutti, dal delegato UEFA alla dirigenza del Dnipro, hanno ammesso la regolarità del gol. Ma intanto il Qarabağ è fuori.

Togliere un sogno a una piccola realtà, esponente di un movimento povero ma desideroso, col tempo, di crescere progressivamente, è molto semplice, ma al tempo stesso crudele e ignobile. Quanto accaduto ieri nel finale della sfida tra Qarabağ e Inter è ai limiti dell’imbarazzante, con un gol regolarissimo annullato in pieno recupero agli azeri, che sarebbero passati come secondi classificati nel gruppo H. La questione è molto semplice: perché tutti hanno visto la bontà della marcatura, dai giocatori dell’Inter, a quelli del Dnipro (che con la vittoria sul Saint Etienne ha beneficiato di questo grossolano errore), addirittura il delegato UEFA dell’incontro, e l’arbitro, o magari il giudice di linea, ubicato a pochi decimetri di distanza, no?

Basta poco per spezzare mesi, anni di lavoro, di scelte, di preparazione e di gestione. Spesso ci pensa la casualità, la successione degli eventi (basti pensare al tennis, dove basta un punto, una deviazione di un nastro per cambiare la carriera di un giocatore), altre volte un errore da parte di un tesserato, magari anche l’arbitro: stavolta non è così. Perché l’errore è tecnico, tant’è che poi il direttore di gara non ha nemmeno lasciato terminare il recupero e ha fischiato la fine.

Il mio intento non è affatto quello di entrare in campo politico, né tantomeno di dire che qualcuno ha voluto che il Qarabaq uscisse. La mia volontà è quella di rendere noto a tutti quanto accaduto in Azerbaijan, e sperare che venga ristabilità la verità nella competizione. Su internet è impazzato l’hashtag #justiceforQarabağ, che ha trovato numerose adesioni anche nei tifosi delle altre compagini impegnate nell’Europa League. Georgij Cherdantsev, uno tra i maggiori telecronisti e giornalisti russi, ha commentato: “Hanno ucciso il Qarabağ. Da debuttanti meritavano di andare ai sedicesimi, nessuno sbaglia se grida allo scandalo per quanto accaduto ieri”

Richard Almeida ha rivelato inoltre la reazione negli spogliatoi: “Avrei voluto picchiare il giudice di porta ma poi ho pensato alla mia carriera e allora mi sono sfogato buttando giù un muro. E’ frustrante uscire così, vedere tutti i sacrifici svaniti in questo modo”.

Come si può vedere dall’immagine il direttore di gara ceco era nella posizione perfetta per vedere l’accaduto. Il Qarabağ ha inviato un ricorso all’UEFA, ma sarà molto dura che questo venga accolto.