Alonso, fine di un sogno

Quando si arriva a certi contrasti, di solito l’errore è da entrambe le parti. Solo così si può leggere l’addio di Alonso alla Ferrari, con lo spagnolo che da ieri è ufficialmente un pilota McLaren. Più che nell’aria, la notizia era certa già dal momento in cui era stato annunciato l’ingaggio di Sebastian Vettel: mancava soltanto il timbro definitivo (cioè la nuova destinazione, annunciata e obbligata), è arrivato ieri.

Bisognerà iniziare a chiedersi se sia il momento della riscossa o piuttosto quello degli alibi: ieri, con l’annuncio di Fernando Alonso alla McLaren, in Ferrari si è ufficialmente chiusa una rivoluzione cominciata con l’addio di Domenicali e proseguita poi lungo tutta la desolante stagione 2014. Sono saltate teste tecniche (il motorista Marmorini su tutti) e politiche (Domenicali prima e Mattiacci poi): si è lavorato, più che di scalpello, col mazzuolo.

E non ci sono stati sconti per nessuno, neanche per il pilota più veloce del lotto – opinione mia personale, ma suffragata da diverse conferme. Stile di guida peculiare (tendente al sottosterzo: ne ho visti pochi, così), massima competitività, innata capacità di guidare sopra i problemi. Quindi, perché liberarsi di un pilota del genere?

La risposta sta più sopra: o si vuole ripartire da zero (e farlo davvero), o si stanno cercando nuovi alibi. Nel secondo caso, per esempio, l’addio del pilota e l’arrivo di un altro pluricampione servirebbero più che altro come copertura per i progetti mancati (in altre parole, il pilota “nuovo” diventa la scusa: deve ambientarsi, la macchina non era costruita per lui, e così via); nel primo, beh, nel primo… staremo a vedere.

La rivoluzione al muretto c’è stata tutta: Vettel ritroverà Riccardo Adami, suo ingegnere di pista alla Toro Rosso, mentre Räikkönen dovrebbe trovare David Greenwood, reclutato dopo il fallimento della Marussia. E questo mentre se ne va (anche lui alla McLaren) Andrea Stella: probabilmente il miglior ingegnere di pista dai tempi di Luca Baldisserri, la scuderia di Woking ha pronto per lui un piano di sviluppo che andrà anche oltre il ruolo in pista.

Vista in questi termini, quindi, il distacco ha dell’incomprensibile. Meglio: diventa di lettura più semplice alla luce di quanto dichiarato, in due diverse occasioni, dai piloti in rosso per questa stagione. Alla presentazione, ieri, Alonso ha detto che «Abbiamo tempo, speranze e tutte le risorse necessarie. La nostra sfida è questa: tornare leggenda», aggiungendo anche che «È molto chiaro: la McLaren è un progetto vincente». Chiara ed evidente la critica indiretta a una scuderia in cui non credeva più.

Räikkönen invece, poco meno di una settimana fa, si era espresso così sul nuovo compagno di scuderia: «Con Sebastian Vettel ci sarà la possibilità di lavorare nella stessa direzione: insieme ci divertiremo. […] Ci stimoleremo a vicenda per andare più forte e faremo il bene della squadra. […] Penso potrà dare un contributo anche per migliorare l’atmosfera nel team». E chi vuole intendere, intenda.

Perché Alonso è così: controverso. Autentico animale da pista, di quelli che mentre corrono hanno in testa tutto il circuito e tutte le posizioni degli avversari; ma anche competitivo fin’oltre il limite (l’ingegner Aldo Costa disse che «Fuori dall’auto, non sono mai riuscito a capirlo»). Sempre davanti a Massa, ha piallato anche il finlandese (confesso: sono curioso di vedere come sarà con Button). Amato dai ferraristi in pista, ma la spy story parla chiaramente per il fuori.

Così, Alonso adesso è entrato nella schiera dei piloti che con la Ferrari non hanno vinto nulla. Alla McLaren, a far rivivere un binomio (quello con la Honda) che a cavallo tra Ottanta e Novanta ha dominato. Lascia cinque anni e “sero tituli”; non sempre è stata colpa sua, vero. Ma laddove Schumacher riusciva a trascinare una squadra costruita appositamente per lui, all’asturiano è sempre mancato il guizzo finale. Guidare la Rossa è il sogno di ogni pilota, ma per lui doveva essere diventato un incubo.

Due storie che si separano, e due destini che comunque si intrecciano: Ferrari e Alonso, tutt’e due vogliono tornare a vincere e ripartono da zero, invece che al palo. E se il successo dell’uno sarà la sconfitta dell’altro, ci sarà da ridere se a fallire saranno entrambi.

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Pietro Luigi Borgia