Grecia, il caso dell’arbitro aggredito: Melissanidis spara a zero su Marinakis

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Non è un bel periodo per il calcio greco. Dopo la morte del tifoso dell’Ethnikos Pireo a Creta, l’eterna confusione che regna ai piani alti e il clamoroso tonfo della Nazionale guidata da Ranieri, ecco la clamorosa aggressione al vice presidente dell’associazione degli arbitri, bastonato da un commando di uomini armati di mazze.
Christoforos Zografos, questo il nome del dirigente, è stato brutalmente pestato davanti a casa, la sera di giovedì 13 novembre ed è stato dimesso dall’ospedale solo ieri. Zografos ha sostenuto di aver ricevuto in precedenza diverse telefonate minatorie, in particolare una il 2 novembre, il giorno dopo Asteras Tripolis – Olympiakos, partita pesantemente contestata a livello arbitrale. La telefonata conteneva insulti e minacce, ma la cosa sconcertante è che Zografos giura che dall’altro capo della cornetta ci fosse Dimitris Melissanidis, presidente dell’AEK Atene, principale azionista dell’agenzia di scommesse OPAP e noto petroliere.

Zografos tentò di spiegare che non c’entrava nulla con le designazioni e che nessuno poteva avere il diritto di minacciarlo in quel modo. Informò subito il presidente dell’EPO Giorgos Sarris sull’accaduto, ma dopo tre giorni ricevette una telefonata analoga. Inoltre, afferma che il giorno dell’aggressione venne tempestato di chiamate da quello stesso numero. Dopo il fattaccio, è subito stata aperta un’inchiesta per tentato omicidio da parte di ignoti, ma l’avvocato Simitzoglou ha subito ritenuto Melissanidis il principale indiziato. Da lì in poi, ha preso la parola Vangelis Marinakis, presidente dell’Olympiakos, già comparso sui tabulati della procura per qualche episodio di calcioscommesse non molto chiaro. Marinakis ha attaccato più volte Melissanidis, affermando che “ha a che fare con l’accaduto” anche in occasione della sua testimonianza in tribunale, sotto lo sguardo attento dell’avvocato Simitzoglou. L’Associazione della Stampa Sportiva non è stata a guardare, approfittando del polverone dell’affaire Zografos, per dare supporto morale all’arbitro e denunciare le forme di violenza intraprese verso gli stessi giornalisti, ben dodici negli ultimi tre anni.

Il presidente dell’AEK ha subito ribattuto e ha indetto una conferenza stampa, andata in scena oggi a mezzogiorno. Melissanidis ha esordito con un lapidario “Un colpevole non può creare un altro colpevole“, che ha fatto presagire i toni accesi dei tre quarti d’ora seguenti. Inizialmente, si è chiesto come mai Marinakis sapesse tutto, pur essendo Zografos in ospedale. Ha poi lanciato delle accuse sottotraccia verso il presidente dell’Olympiakos, stuzzicandolo anche sulla questione stadio. “Si vanta di essere un investitore, quando il suo stadio lo ha costruito col furto del secolo, non coprendo il debito contratto con la Banca Nazionale“, ha detto Melissanidis, che ha poi fatto notare come ci fosse il nome dell’Olympiakos in quasi tutte le gare sospettate di illecito nelle scommesse. Sul caso Zografos ha poi detto che se si sentissero pubblicamente le telefonate ricevute dall’arbitro, tutte le accuse verso di lui cadrebbero. Insomma, la faccenda assume sempre più la forma di una guerra tra potenti, che ha il calcio come campo di battaglia. Intanto lo spettacolo rimane col sipario chiuso, a causa di fatti e individui che con lo sport hanno sempre più a che fare.

Francesco Piacentini
Francesco Piacentini
Pavese classe '91, laureato in scienze politiche, per lui lo sport è uno specchio su cui si riflette la storia di un popolo. Stregato dal calcio inglese e greco, ama la politica, l'heavy metal e il whiskey.

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