Se fino a pochi giorni fa l’Under 21 allenata da Gigi Di Biagio era un mistero buffo allestito intorno a undici piccoli indiani in cerca d’autore, l’improvvisa vittoria ottenuta in rimonta per 3-2 contro i coriacei e smaliziati coetanei della Serbia ha rilanciato il processo di crescita degli azzurrini, facendo scoprire al mondo che una vittoria nel prossimo incontro contro i modesti ciprioti aprirebbe ai virgulti nostrani le porte verso i playoff dell’Europeo di categoria, avvicinandoli anche alle Olimpiadi di Rio.
Molto lontana dai fasti delle Under di Vicini, Maldini e Tardelli, quando facevano anticamera per la Nazionale dei grandi gente come Vialli, Cannavaro e Pirlo, l’Under contemporanea è una squadra allestita intorno a giocatori che di campo ne hanno visto poco, di serie A ancor di meno e davanti hanno prospettive di futuro incerto e felicità a tratti. Neanche il calcio sfugge alla consuetudine ambientale peninsulare che prevede salti generazionali e blocchi di posizione. Non è difficile immaginare di vedere in campo ai prossimi europei – se non anche ai prossimi mondiali – i veterani Marchisio e Chiellini, già reduci dalle ultime due edizioni dei mondiali non proprio brillanti e tuttavia portatori di background esperienziali dai quali non si riesce a prescindere. Mentre, prevedibilmente, i giovani saranno ancora troppo giovani, immaturi caratterialmente e poco avvezzi a godersi la libertà professionale degli accordi di Schengen, con esibizioni sui palcoscenici di Coppa. Magari più duttili tatticamente, più longevi in prospettiva, ma poco inclini ad aggirare i paternalismi del campo, se non con sorde indiscipline tardo adolescenziali, a differenza dei calciatori di alcune scuole calcistiche europee, come quella olandese e quella spagnola, gli azzurrini non arrivano al debutto tra i grandi con un bagaglio specialistico di schemi incorporati, da irrorare con l’audacia dell’età e la rapidità dei muscoli ancora ben ossigenati.
Però una possibilità gli azzurri di Di Biagio stanno dimostrando di meritarsela. Se il propellente emotivo per emergere è la voglia, soprattutto tra gli attaccanti alcuni stanno dimostrando un’inversione di tendenza.
Trascinatore degli azzurri contro la Serbia è stato Andrea Belotti, autore di una doppietta. Centravanti classico, classe ’93, Belotti ha già avuto occasione di affinare la propria competitività misurandosi con la serie B. N, in un Palermo neopromosso che verosimilmente avrà come principale obiettivo confermare la permanenza in serie A, ha la concreta occasione di ritagliarsi lo spazio giusto per completare un percorso di crescita che non approdi direttamente all’invecchiamento precoce o a un’ impressione di insoddisfatta sazietà (da Pazzini a Nocerino, da Ogbonna a Cerci, nelle ultime generazioni molte promesse hanno dato quest’idea).
Domenico Berardi, classe ’94, invece si è già messo in mostra nella scorsa stagione di serie A a suon di poker e triplette. Per l’attaccante scoperto sui campi di calcetto, diventato professionista a 18 anni, la possibilità di confermarsi è concreta, anzi, addirittura la vita di provincia potrebbe iniziare ad andargli stretta. Alcune squadre di serie A, anche di rango superiore, come Lazio, Fiorentina, Sampdoria o Genoa probabilmente si sarebbero giovate del suo contributo fin da subito. Berardi ha scelto in prospettiva di entrare in orbita Juventus. Il salto dal Sassuolo è notevole, ma le carte in regola ha dimostrato di averle. Se troverà adeguata disciplina caratteriale, potrebbe essere l’attaccante del futuro prossimo.
Il ventenne Federico Bernardeschi invece non ha ancora raccolto minutaggio in serie A. Tecnico, rapido, forse ancora da completare fisicamente, per caratteristiche ci riporta ai tempi di attaccanti scattanti come Beppe Signori o Marco Simone. A breve è atteso il suo debutto. Un’esperienza pre-mondiale in stage con Prandelli ne ha segnalato la presenza agli addetti ai lavori e l’ottimo campionato in serie B con il Crotone è stata la palestra per forgiarsi. Il precampionato estivo l’ha visto distinguersi per desiderio di mettersi in mostra e sicurezza nei propri mezzi. Sta cercando l’occasione per emergere nel gruppo degli attaccanti a disposizione di Montella e il gironcino di Europa League, unitamente all’infortunio di Rossi – al quale si augura un pronto ritorno – gli offrono maggiori possibilità di scendere in campo. Per ora, è solo un nome tra le righe dei giornali, ma un senso di predestinazione sembra aleggiare intorno al ragazzo della Fiorentina.
Promesse di gol. Facce da Under, per ora. A fine stagione, l’auspicio è che siano qualcosa in più. Intanto, si comincia subito contro Cipro, agli ordini di Gigi Di Biagio. Iniziare restituendo credibilità alla maglia dell’Under 21 è già un primo banco di prova: i più forti, in passato lo hanno superato.