Formula 1: a Silverstone si rivede la competizione

Un anno fa, la vittoria di Rosberg (partito secondo) a causa del ritiro di Vettel, leader del campionato, per guai al cambio; Red Bull davanti a tutti, la Mercedes era in lotta con la Ferrari per la seconda piazza. Quest’anno, la vittoria casalinga di Hamilton (partito sesto dopo l’ingenuità commessa sabato) a causa del ritiro del compagno di squadra, leader del campionato, per guai al cambio. Lo scenario sembra lo stesso, ma di differenze ce ne sono anche troppe. Vediamone qualcuna.

Due settimane fa avevamo parlato della distanza di sicurezza: 29 punti, più di una vittoria di distanza. Un Gran Premio dopo, quel vantaggio non c’è più. Sparito, finito. Chi starà davanti in Germania e Ungheria, oltre ai due GP (salvo miracoli, su circuiti del genere vincerà ancora una Mercedes), porterà a casa anche la tranquillità della prima piazza, che in tempi di vacanza non farà dispiacere. Ma gli spunti da cui ripartire sono altri due o tre, differenti.

1. Se Rosberg non era certo contento, non deve risentire psicologicamente di questa mancata affidabilità: fin qui era sempre andato a podio, e ha guidato con la maturità del campione in carica (malgrado non lo sia). Hamilton ha recuperato serenità, adesso che vede il proprio compagno a tiro (e adesso che ha guidato riuscendo anche a “conservare” la vettura). Ma la domanda è: senza guasti né strategie, chi avrebbe vinto in pista?

2. Il secondo spunto da cui ripartire è la classifica del campionato. Inquietante guardare la tabella dei costruttori: Mercedes a quota 326 punti (più di 36 punti a gara: e se il secondo classificato se ne aggiudica 18, fate voi), la Red Bull insegue a 168. Quando siamo (quasi) a metà campionato, la Mercedes ha (quasi) il doppio dei punti rispetto alla prima inseguitrice. Poi dietro però ci sono le sorprese: Ferrari ferma a 106, Williams a 103, Force India 91 e McLaren 90. Cioè: equilibrio. Se togliamo le vetture di Stoccarda, alla fine il campionato è equilibrato e avvincente. Basta fermarsi alla lotta per il quinto posto (vedi sotto).

3. Il punto finale, quello più interessante, è che finalmente lo spettacolo si vede, e questo anche grazie alla Ferrari. Disastrosa in prova, sabato, sbagliando strategia e costringendo i suoi due piloti a partire ad handicap: arrembante in pista ieri con Alonso, e probabilmente Räikkönen non avrebbe fatto l’errore e l’incidente se non fosse dovuto partire così in coda.

Duello all’arma bianca per Alonso con Vettel, durato una quindicina di giri: senza mai toccarsi, spesso “pestando” le righe esterne della pista, controllandosi vicendevolmente (tra cambi di direzione, porte chiuse e DRS aperti quando non si deve: queste le varie comunicazioni radio), lavorando su traiettorie, trazione, aggressività reciproca. Dicendone di tutti i colori alla radio, ma rispettandosi in pista. Giocandosi solo il quinto posto.

Viene ancora più rabbia guardando la gara condotta da Bottas: fuori in Q1 e poi partito 14esimo per le modifiche in griglia, ha dato vita a una gara di attacco e di conservazione. Bel sorpasso su Button, ottima gestione delle gomme dure (con chiudere la gara) e del carburante (ha consumato meno di tutti). Vedendo la sua rimonta e l’autorevolezza con cui ha conquistato la seconda piazza, viene da chiedersi se Alonso non sarebbe stato da podio, partendo più avanti (e non ci riferiamo alla posizione sulla piazzola, in griglia).

Ha ragione Hamilton: in questa Formula 1 non bisogna mai mollare, “never give up”. Il campionato è già chiuso, ma ogni singola gara fa storia a sé, e potrebbe dare soddisfazioni a chi meno se lo aspetta. Cominciando dagli spettatori.