Brasile 2014, il personaggio: Giorgio Chiellini

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Un personaggio al giorno, dentro o fuori dal rettangolo di gioco, fino al 14 luglio: durante tutti i Mondiali vi regaleremo quotidianamente la biografia compressa di giocatori e non solo. Oggi è il turno di Giorgio Chiellini, difensore centrale dell’Italia, graziato dal codice etico ma non dalla Costa Rica.

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In principio era il codice etico; poi venne rivisitato in codice bisbetico, in ossequio a una strana realpolitik calcistica (e proprio nelle scorse ore la squalifica è stata confermata). Cioè: se non gioca lui, in mezzo alla difesa, chi ci mettiamo: Paletta? Ecco, ci siamo capiti. Contro l’Inghilterra è andata bene ed è arrivata una buona vittoria, ma non è stato merito né dell’oriundo né di un Chiellini sprecato, a sinistra.

Saputo anche che quest’ultimo sarebbe tornato centrale (il suo ruolo naturale, ormai), c’erano legittime aspettative contro la Costa Rica, inizialmente designata quale squadra cenerentola del girone. Chiellini centrale con Barzagli: la cerniera della Juventus tritatutto, in Italia.

Solo che Barzagli non è stato quello visto contro l’Inghilterra, e Chiellini non è stato se stesso. Rilanci sbagliati (come sul retropassaggio di Darmian: errore “rimediato” con un intervento duro, probabilmente da rigore, per nostra fortuna non concesso), e soprattutto la colpa di perdersi Bryan Ruiz sul gol del vantaggio costaricano.

Svantaggio per noi, quindi, mentre le temperature salivano: sia per la necessità di fare nostra una partita che sulla carta sembrava in discesa, sia per l’oggettivo calore di Recife. Alla fin fine, nel secondo tempo Chiellini ha sbagliato diversi disimpegni, e si è mostrato incerto, impacciato, quasi pasticcione.

Nel secondo tempo, sfinito dal caldo, lo stato confusionale è peggiorato, portando a un paio di errori in fase di costruzione che quasi regalavano alla Costa Rica la sicurezza, e a noi rischiavano di complicare la vita per quanto riguarda la differenza-reti in vista della partita contro l’Uruguay. Siamo anche disposti a perdonare queste ultime condizioni; difficile riuscire a comprendere i primi, però.

E pensare che c’era chi aveva gioito nel rivederlo centrale, dopo le incertezze di Paletta. Ieri, oggettivamente, si è visto un giocatore ben lontano dai suoi standard. La Juventus di Conte lo ha esaltato, tenendolo stabilmente tra i migliori centrali in circolazione; ma forse lo ha anche sfinito, stremato, sfibrato con tre stagioni logoranti.

Sfinito dalla Juventus, sfinito dal caldo (come tutti, nel secondo tempo). Non è un alibi, ma non sembriamo pronti per certe faticate. Ieri non avevamo certezze dietro, né idee in mezzo, né concretezza davanti. È stato un insieme di cose a portare a una sconfitta inattesa. Potrà farci bene, anche come bagno d’umiltà; ma di sicuro non andremo molto lontano, se il Chiellini visto in campo sarà ancora quello sbiadito, lento difensore sfuggito alle maglie del codice etico. E a cui adesso sfuggono anche gli appoggi più semplici.

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14 giugno – Stefano Bizzotto
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20 giugno – Roy Hodgson

Pietro Luigi Borgia
Pietro Luigi Borgia
Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista – e, se volete, allungate voi la lista.

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