Brasile 2014, il personaggio: Pepe

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Un personaggio al giorno, dentro o fuori dal rettangolo di gioco, fino al 14 luglio: durante tutti i Mondiali vi regaleremo quotidianamente la biografia compressa di giocatori e non solo. Oggi è il turno di Pepe, difensore del Portogallo e del Real Madrid.

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Contrariamente a quanto la parola suggerisca, un difensore deve aggredire, mordere. Magari non fisicamente (per quello c’è Tyson). Questa sembra proprio essere l’idea ispiratrice della carriera di Pepe (per gli amici Képler Laveran Lima Ferreira). Nato brasiliano, ma calcisticamente portoghese; nato mediano, lottatore nell’indole.

Una sua espulsione non è una novità (diciamo così). Di solito per motivi poco nobili – ma questa frase non vale: i cartellini rossi per filantropia si contano sulle dita di una mano monca. Il guaio è che il ragazzo ci mette del suo: cammina sulla mano di Leo Messi, scalcia gli avversari (furono 10 giornate di squalifica), non si fa mancare niente. I suoi gesti non sono solo brutti, ma anche terribilmente plateali (ricordate la simulazione su Fàbregas?).

Fin qui i luoghi comuni e le parole di circostanza. Quello che non abbiamo letto altrove, però, è una statistica interessante: sul campo, in campionato non viene espulso (doppia ammonizione) da dicembre 2012; in Nazionale è la prima volta che gli càpita. Si direbbe quasi un bravo ragazzo, voglio dire; non come Muntari e Jermaine Jones, che in nottata hanno fatto scintille (ma senza cartellini).

È un po’ il Materazzi portoghese, si potrebbe dire. Gode di pessima stampa, e spesso è in mezzo a situazioni spiacevoli. Paga sulla sua pelle questa nomea, ma alla fine la squadra può giovarsene. Oddio, meglio fare un rapido confronto: Materazzi, nel 2006, ci è fruttato un rigorino (andiamo… senza la sua espulsione, con l’Australia finiva ai rigori), e poi sappiamo della capocciata di Zidane.

Pepe: col Real Madrid ha vinto tutto, vero. Vero anche che nella conquista della Décima era assente. Vero anche, e soprattutto, che dalle sue malefatte non sono scaturiti i successi (semmai, dalle partite concluse grazie alla sua difesa).

E poi c’è un’altra cosa che non torna: Materazzi ha vinto il Mondiale (e all’inizio doveva essere solo il terzo centrale, dietro Cannavaro e Nesta), Pepe invece pare un esponente di un calcio iberico in crisi. Altra interessante statistica: in complessivi 180 ottanta minuti, Spagna e Portogallo hanno messo a segno una rete, subendone nove. Per rimanere in zona, diciamo che siamo dalle parti di Andorra, come risultato.

Brutti avversari, Olanda e Germania. Ma è anche vero che l’Honduras ha retto meglio, o la molto poco quotata Costa Rica hanno fatto vedere un calcio decisamente migliore, e contro avversari di livello. Insomma: che questa espulsione almeno serva. Sblocchi una squadra, come successo all’Italia grazie anche a Materazzi. Serva a mettere il Pepe sulla coda a due compagini altrimenti insipide.

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Puntate precedenti
13 giugno – Stipe Pletikosa
14 giugno – Stefano Bizzotto
15 giugno – Gary Lewin
16 giugno – il sorteggio

Pietro Luigi Borgia
Pietro Luigi Borgia
Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista – e, se volete, allungate voi la lista.

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