Il “paradosso Mazzarri” nel giorno del 30° Scudetto della Juve
La Juventus vince il suo 30° Scudetto — sul campo, in procura, in tribunale e dove volete, anche su Urano — senza giocare contro l’Atalanta grazie alla sconfitta della Roma sul campo dell’ultima in classifica, il Catania.
L’Inter, invece, riesce nell’impresa di non giocare il derby di Milano contro il Milan pur scendendo in campo. Un vero e proprio “paradosso di Mazzarri”.
Tralasciando gli errori tecnici individuali e la constatazione che il gol vittoria arrivi di testa da un uomo, de Jong, non tra i più alti della rosa rossonera, la partita offerta dalle due milanesi in quel di San Siro non sarà sicuramente una di quelle che passeranno alla storia.
Ma se da una parte c’è stato un allenatore che ha provato — con tutti i limiti che può avere la sua squadra — a mettere in difficoltà tattica l’avversario cambiando sistema di gioco e passando al tanto caro “rombo” di ancelottiana memoria con Kaká più vicino a Balotelli in modo da avere maggiore copertura del campo contro i tre centrocampisti dell’Inter, dall’altra abbiamo visto un tecnico che ha fatto entrare in campo la sua squadra con il chiaro intento di “non prenderle”. Esempio lampante di questa idea è stata la marcatura a uomo su de Jong da parte di Palacio dall’inizio del secondo tempo. Assurdo.
Il risultato che ne è scaturito è stato una prestazione come poche — forse nessuna — viste di recente, condita da una pochezza offensiva a cui la maggior parte dei tifosi presenti alla stadio non ricordava nemmeno più di aver assistito. Zero (sì, zero) i tiri nello specchio di porta da parte della squadra di Mazzarri in tutta la partita: non succedeva da dieci (sì, dieci) stagioni.
L’allenatore toscano è stato capace di perdere un derby senza giocarlo, pur essendo fisicamente in campo.
Poche ore prima, invece, a Torino è successo l’esatto contrario: la Juventus di Conte ha vinto il suo 30° Scudetto — perché trenta sono, non trentadue — ancora prima di scendere in campo contro l’Atalanta nel posticipo di stasera. Un titolo meritato per quel che si è visto nell’arco della stagione: una squadra decisamente più forte delle altre. Talmente forte da conquistare il campionato senza scendere in campo.
Vincere senza giocare: era già successo a Conte in occasione del suo primo Scudetto sulla panchina bianconera nel 2012. In quell’occasione dovette ringraziare Stramaccioni e la sua Inter che vinsero, giocando (e anche bene), proprio il derby di Milano contro il Milan di Allegri e Ibrahimovic.
D’altronde basterebbe la sola parola “derby” per scatenare una squadra e farle accendere la voglia e l’ardore di scendere in campo e portare a casa i tre punti e la gloria cittadina.
Mazzarri, invece, è riuscito nell’impresa di spegnere pure quelle.
