C’era un Mondiale: Germania 1974, “E tu dov’eri, quando segnò Sparwasser?”

I Mondiali del 1974 ospitati in Germania Ovest, ebbero diversi motivi di interesse, primo tra tutti, l’avvento del calcio totale, portato sulla ribalta internazionale dall’Olanda allenata da Rinus Michels e guidata in campo da Johan Cruyff. Fu una vera rivoluzione calcistica, che incantò il mondo, provocando uno shock tattico permanente e definendo un nuovo canone di gioco, al punto che, di lì in poi, nulla sarebbe più stato uguale a prima. L’avventura degli Orange terminò in finale, dopo l’ultima meraviglia del gol siglato su rigore dopo appena un minuto, senza prima mai far toccare palla agli avversari della Germania Ovest. Poi, venne fuori la forza fisica, il carattere e la potenza dei tedeschi e il risultato finale fu un 2-1 che laureò campioni del mondo i tedeschi di Beckenbauer e lasciò all’ “Arancia Meccanica” olandese solo il ricordo di una delle più intense sconfitte di sempre, accanto a quella del Brasile nel ’50 e dell’Ungheria nel ’54.

Tuttavia, in quella competizione vi fu un altro episodio che merita di essere ricordato e che coinvolse l’unico derby mondiale mai disputato tra tedeschi, in una Germania all’epoca divisa in Est e Ovest.
Se infatti un Mondiale non è mai scevro dai connotati politici e sociali della propria epoca, in quel caso i significati erano tanti e tali, da essere entrati per sempre nella memoria collettiva dei tifosi, tedeschi ma non solo.
Allo scopo di incrementare il numero di partite del mondiale e aumentare le dirette televisive, la formula di quell’edizione metteva a confronto le 16 squadre qualificate in 4 gironi iniziali, seguiti poi da altri due gironi da quattro squadre, dalle quali sarebbero uscite le due finaliste.

Per la prima e unica volta, partecipò al mondiale anche la DDR (Germania dell’Est), appartenente al blocco dei Paesi socialisti, e divisa dall’Ovest dal 1949 (mentre dal 13 agosto del 1961, il famoso muro di Berlino, cingeva Berlino Ovest all’interno dell’Est). Durante quegli anni, il regime orientale preferì convogliare i propri sforzi sportivi e propagandistici sull’atletica e su altre discipline, mentre il calcio rimase secondario e divenne l’ attività di ripiego per molti atleti. Tuttavia, quel calcio fatto di muscoli e grinta, prima ancora che di tecnica, tattica e campioni, aveva appena raggiunto un traguardo importante, con la vittoria in Coppa delle Coppe del Magdeburgo sul Milan di Rivera, appena pochi giorni prima dell’inizio del Mondiale. In quella squadra, giocava un attaccante destinato ad entrare nella storia del calcio e anche in quella popolare: Jurgen Sparwasser.

Le due Germanie, capitate nello stesso girone, si affrontarono il 22 giugno 1974, ad Amburgo, dinanzi a quasi 60.000 spettatori, di cui soli 8.500 arrivati dall’Est, con un visto turistico limitato al tempo della partita.
Ambedue le squadre erano di fatto già qualificate alla fase successiva e si giocavano il primo posto nel girone. Da una lato, i tedeschi occidentali di Beckenbauer, ricchi e famosi, molti dei quali appena diventati Campioni d’Europa nelle fila del Bayern Monaco, dall’altra gli orientali, espressione di un regime dove la ricchezza individuale non era prevista.

Il minuto che entrò nella storia, fu il 77’. A descriverlo, le parole del Premio Nobel tedesco per la Letteratura,Gunther Grass: “Sparwasser accalappiò il pallone con la sua testa, se lo portò sui suoi piedi, corse di fronte al tenace Vogts e, lasciandosi persino Hottges dietro, lo piantò alle spalle di Maier in rete”. Invano Franz Beckenbauer provò a convincere i suoi che “non era successo niente”, il risultato non cambiò più. Il Davide dell’Est aveva abbattuto il Golia dell’Ovest.
Sparwasser divenne un eroe nazionale, un’icona del regime. Si favoleggiò di compensi considerati straordinari per la DDR, come un’ auto, una casa e un conto in banca, ma lui stesso, anni dopo, smentì.

Così, Sparwasser descrisse l’importanza di quella rete, in un’intervista: “Quella rete diventò per un anno la sigla di molti programmi sportivi. E dopo la caduta del muro, per ricostruire un’identità sportiva collettiva, tutti chiedevano all’altro: dov’eri quando Sparwasser segnò?
Tuttavia, la storia di Sparwasser, non finì qui. Se il suo gol divenne per la propaganda un importante contributo alla costruzione di un’identità nazionale popolare, va anche detto che, forse, un pezzo di muro cadde poi anche per causa sua.
Per tre volte infatti, al termine della carriera, Sparwasser rifiutò di sedersi sulla panchina del Magdeburgo, come invece desiderava il regime, per dar lustro alla squadra più rappresentativa. Ma Sparwasser, che stava invece coltivando il progetto di insegnare pedagogia dello Sport all’Università, rifiutò. Entrato in rotta di collisione con il regime, nel 1988, un anno prima della caduta del muro, approfittando di un’amichevole disputata all’estero tra vecchie glorie, Sparwasser decise di non rientrare ed abbandonare la Germania dell’Est, ricongiungendosi alla moglie, che viveva al di là del muro.
Quando il regime apprese la notizia, qualcuno commentò con amara consapevolezza, forse presagio di un finale imminente: “No Spari no, non è possibile …”. Si trattava di un’altra breccia in quel muro che si sarebbe sgretolato di lì a breve. Ma stavolta, a vibrare il colpo, era stato proprio l’eroe del ’74.

Nel turno successivo, la Germania dell’ Est capitò in un girone di ferro, con Olanda, Brasile e Argentina e non ebbe scampo (qualcuno sosterrà che la sconfitta della Germania Ovest nascesse anche da un calcolo che li portò invece a confrontarsi con le più abbordabili Polonia, Svezia e Jugoslavia).

Il tabellino della partita:
Amburgo (Volkparkstadion), 22 giugno 1974
Germania Ovest – Germania Est 0-1 (0-0 al 45’)

Germania Ovest: Maier, Vogts, Breitner, Scwarzenbeck (Hottges da 69’), Beckenbauer, Cullman, Grabowski, Hoeness, Muller, Overath (Netzer dal 70’), Flohe. Allenatore: Schon.
Germania Est: Croy, Kische, Bransch, Weise, Watzlich, Irmscher (Hamann dal 65’), Lauck, Kreische, Kurbjuweit, Sparwasser, Hoffman. Allenatore: Buschner.
Marcatore: Sparwasser (77’)

Arbitro: Barreto Ruiz (Uruguay)

Qui, il breve video dello storico gol

Leggi anche le precedenti puntate di “C’era un Mondiale”:

1 Camerun – Colombia e i colori di Italia 90;
2 Uruguay 1930 e il primo gol della Coppa del Mondo;
3 Corea e Giappone 2002, un mondiale di… cose turche.

Condividi
Nasce nel 1972 a Roma, dove vive, lavora e tifa Fiorentina. Come Eduardo Galeano, ritiene che per spiegare a un bambino cosa sia la felicità, il miglior modo sia dargli un pallone per farlo giocare.