La fase a gironi appena conclusa conferma quanto già noto da tempo agli addetti ai lavori. Il calcio italiano esce ancora una volta ridimensionato e con i cerotti, qualificando una sola squadra in seconda fascia con il forte rischio di non avere nessuna rappresentante ai quarti di finale. Una vera sciagura per un movimento che pochi anni fa dominava in lungo e in largo tra i successi del grande Milan e le imprese di club come Genoa, Torino o Sampdoria. Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a un lento spegnersi della nostra serie A, incapace di tenere il passo dei tre grandi blocchi continentali Germania, Spagna e Inghilterra, promossi a pieni voti in Champions League.
La Juventus in campionato ha una marcia in più delle altre e lo ha dimostrato ampiamente, ma gli ostacoli incontrati nella prima parte di stagione l’hanno penalizzata in campo europeo. Si può discutere sulle condizioni del campo di Istanbul e criticare la scelta di far giocare una partita in parte falsata proprio dal terreno di gioco, ma la verità dice che sono stati persi troppi punti nelle precedenti partite in un girone ampiamente alla portata dei bianconeri per ottenere il secondo piazzamento. Così a mandar fuori la Vecchia Signora dall’Europa c’hanno pensato Carlo Ancelotti, un tecnico che a Torino ha vissuto un rapporto conflittuale con i tifosi bianconeri, e Roberto Mancini, l’avversario numero uno prima dello scandalo calciopoli.
Il Napoli può recriminare con la sfortuna e con l’urna maledetta per essere stato inserito in un girone di ferro dove il coefficiente di qualificazione appariva più alto. Critiche tecniche a parte, la squadra di Benitez è riuscita a uscirne a testa alta con il forte rammarico di aver pagato pesantemente gli errori nelle due trasferte di Londra e Dortmund. Ci resta solo il Milan, qualificatosi nonostante la crisi societaria, l’infermeria piena e l’ennesima presenza del Barcellona. Per i rossoneri la strada si fa tutta in salita e dal sorteggio ci si augura di prendere il Manchester United, il meno peggio visto il periodo no che stanno affrontando i red devils, per avere qualche speranza maggiore di passaggio del turno.
Ci resta l’Europa League con una finale in casa e quattro compagini con le carte in regola per arrivare fino in fondo. Un trofeo con una tradizione strana per i colori italiani; dai tanti derby in finale siamo passati all’anonimato degli ultimi anni proprio in corrispondenza del passaggio da Coppa Uefa a Europa League. Mai come quest’anno si sente forte la necessità di voltare pagina e smettere di snobbare questa manifestazione, cercando di riportare un po’ di gloria al calcio italiano.