La Sghimberla del lunedì – Il magico mondo del tifoso

Fanatici, opportunisti, scaramantici o stoici fino a essere considerati eroi. I tifosi, in Italia, sono come delle sette religiose e non è difficile individuare a quale categoria appartengano, visto che portano direttamente in faccia i segni della propria militanza. Ecco le 8 tipologie di tifoso del campionato italiano:

 

1. Il Fanatico

Il fanatico non tifa: venera. Conosce tutte le formazioni della propria squadra del cuore dal 1906 a oggi e non perde occasione di declamarle a memoria sfrantumando i gioielli dello sventurato interlocutore. Quando s’incontra con altri tifosi che non sono da annoverare nella sua stessa categoria, il fanatico li ammorba con considerazioni inutili sulle doti di palleggio del cugino di un’amica del quarto portiere di riserva. Picchiato infine con un grosso randello appuntito, il fanatico sogna di poter condividere con qualche tifoso sapiente il proprio enorme bagaglio cognitivo. Eppure, quando dopo anni incontra un altro suo simile, non solo i due non legano, ma iniziano a battibeccare sul fatto che la cravatta di Boniek alla “Festa dell’Unità” dell’83 fosse rossa a righe blu o blu a righe rosse.

 

2. Il Gufo

Il gufo vive la propria condizione di tifoso nel modo peggiore possibile, associandola cioè a un calvario. Caratteristica tipica di questo soggetto è quella di sostenere una squadra che in passato ha vinto molto, ma che attualmente sta facendo pietà (v. anche Inter anni ’90). L’approccio del gufo a una serata con gli amici di fronte alla partita in tv è agghiacciante, non tanto per lui quanto per chi gli sta intorno, costretto perennemente ad aggrapparsi ai propri marroni utilizzandoli in pratica come un’ancora di salvezza. Per tutta la gara lo senti dire: “Ecco, classico… su questa azione pareggiano”, salvo poi tirare sospironi di sollievo e dichiarare: “Incredibile! Per un pelo!” quando ciò non avviene. Al 93esimo, dopo che gli avversari hanno segnato in mischia con sospetto di fuorigioco, il gufo si rianima e con un sorriso amaro fa: “Visto? Ve l’avevo detto che…”. Nessuno sa cosa venga dopo il “che”, perché in genere il gufo viene a questo punto tumulato vivo sotto il parquet.

 

3. L’Aggressivo

A una serata in casa con gli amici a guardare la gara in tv, l’aggressivo preferisce di gran lunga recarsi allo stadio a sostenere dal vivo i propri colori. Una volta giunto sugli spalti, però, questo soggetto si trasforma in una sorta di bestia mitologica capace di proferire locuzioni raccapriccianti, rivolte in particolare ad arbitri e avversari, ma anche a divinità di ogni schieramento religioso. Si dice che gli angeli del paradiso abbiano perso il sesso dopo aver udito alcune bestemmie provenienti da un tifoso aggressivo di Lanciano. Sorta di globe-trotter del campionato, la caratteristica principale dell’aggressivo è quella di riuscire a dormire in qualsiasi posto e soprattutto in qualsiasi posizione. Fra le sue migliori esecuzioni dormitorie annovera un cassonetto della spazzatura a Bergamo, il secchio di un lavavetri di Forlì, un treno merci in sosta alla stazione di Benevento, un tronco d’albero galleggiante sull’Isonzo e l’acquasantiera della basilica di Urbino.

 

4. L’Opportunista

L’opportunista è una figura molto ambigua nel panorama tifosistico squisitamente italiano. La sua presenza è piuttosto rara sia allo stadio che di fronte alla tv, ma quando la squadra ottiene un trofeo importante l’opportunista spunta dal nulla come un fungo chiodino e si precipita a festeggiare ostentando sempiterna devozione nei confronti della propria squadra del cuore. Quest’ultima, in effetti, è molto spesso intercambiabile, in quanto l’opportunista è nato in un sobborgo di Olbia, ma tifa per la Juventus, il Real Madrid, il Manchester United, il Bayern Monaco e il Brasile, oltre a simpatizzare per un altro centinaio di squadre, tanto che l’opportunista è l’unico tipo di tifoso che può vantare nella propria bacheca 24 coppe dei campioni, 129 scudetti e 11 mondiali.

 

5. Il Cabalista

Il cabalista è convinto che i destini della propria squadra non dipendano dalla forza dell’organico o dalle tattiche dell’allenatore, ma dagli amuleti che riesce a caricarsi addosso durante la partita. Lievemente scaramantico, quando la propria compagine affronta una squadra avversaria il cabalista si farcisce di ferri di cavallo, cornetti rossi, corone d’aglio, cetrioli, zucchine e orpelli assortiti del peso di varie tonnellate. Ed è con questa mise da cavaliere medievale che ha appena travolto un banchetto ortofrutticolo che il cabalista si appresta ad affrontare la partita domenicale. Da solo, perché non cambia le mutande dall’ultimo scudetto del Verona.

 

6. Il Polemico

Il polemico ha perso entusiasmo nei confronti del calcio da quando esistono il pressing, il fuorigioco e la terna arbitrale si compone in realtà di sei persone. Generalmente centenario, il polemico scuote la testa in continuazione mentre guarda le partite della propria squadra del cuore, tanto che sua moglie è ormai convinta da anni che il marito sia in realtà un appassionato di tennis. Caratteristica peculiare del polemico è quella di non essere mai d’accordo con nessuna giocata, né dei propri beniamini, né degli avversari, né tantomeno dell’arbitro. Ed è per questo motivo che il polemico approccia ogni gara con lo stesso spirito dei pensionati nei cantieri edili: del resto è quasi sempre vestito alla stessa maniera.

 

7. Il Fidanzato

Essere mitologico che ha scatenato la tenerezza e la compassione di grandi e piccini, il fidanzato è perennemente diviso fra l’amore nei confronti della propria squadra e la relazione sentimentale con una donna che nel 101% dei casi non solo non condivide la passione calcistica, ma nutre come sogno nel cassetto quello di sterminare con un’accetta tutti i calciatori da Yaisien del Bologna fino a ciò che resta della salma di Ferenc Puskas. Per questo motivo il fidanzato è costretto a muoversi con estrema circospezione: se ascolta le partite alla radio la domenica, lo deve fare con auricolari wireless a ultrasuoni, impiantati direttamente nella coclea, fingendo un attacco diarroico ogni qual volta la sua squadra segna una rete. E quando, in occasioni cruciali, si reca allo stadio con gli amici, deve inventare scuse clamorose, come lo straripamento dell’Arno a Catanzaro o una manifestazione di soldati Tartari in via Piola, a Milano, che l’ha tenuto imbottigliato nel traffico per un’ora e quarantacinque. Dato, però, che il fidanzato ha generalmente la capacità spionistica di un merluzzo salato, viene sempre sgamato alla grande dalla propria ragazza e allora è spesso costretto a ricorrere al piano B: fingere di avere un’amante.

 

8. L’Eroe

L’eroe è nato a Lampugnano, a poche centinaia di metri da San Siro. La sorte gli ha regalato la possibilità di scegliere fra Inter e Milan e campare di rendita guardando tutti gli altri tifosi dall’alto in basso, ma lui, stoicamente, ha deciso d’innamorarsi della Lampugnanese, che milita in seconda categoria e sogna di non retrocedere in terza. L’eroe, la domenica, segue la propria squadra in campi di cemento armato con le classiche gradinate ricoperte di vetri aguzzi e nero di seppia che rendono i tuoi pantaloni di un simpatico color pietra lavica per il resto della loro triste esistenza. Il lunedì mattina l’eroe compra tutti i giornali locali solo per rileggere il rigo contenente risultato e tabellino, che ritaglia e incolla su un quadernone a quadretti. Perennemente preso per il culo dai propri coetanei, e in particolar modo dall’opportunista (v. categoria), l’eroe non cede mai. E finalmente, dopo trent’anni di fedele militanza, quando la Lampugnanese batte la Cremonese in un’amichevole estiva, l’eroe è più felice di un qualsiasi altro tifoso che ha vinto venti volte la Champions League.

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Nato a Milano l'1 giugno 1979, è giornalista da oltre 10 anni. Ha diretto due testate cartacee e pubblicato un romanzo. E questi sono gli hobby. La vita seria la passa leggendo, torturando il pianoforte e dicendo stupidaggini.