Juve, una batosta indolore che deve servire da lezione

Come nel copione di un film, forse anche un pò scontato, la trama della serata perfetta della Juventus stava scorrendo lungo binari quasi da sogno: United messo al tappeto da un gol del grande ex della partita Cristiano Ronaldo, che con un gol da cineteca trova la propria prima perla europa in bianconero regalando ai padroni di casa la qualificazione agli Ottavi di Finale da prima classificata con due giornate di anticipo.

Sembrava, perchè un improvviso black-out nel finale di gara apre una sliding-door che nemmeno il più ottimista (o folle) tifoso dello United avrebbe mai immaginato: da un imprudente fallo di Matuidi al limite dell’area, infatti, nasce la punizione che Mata insacca all’angolino destro di Szczęsny al minuto 86. Il pareggio sarebbe già beffardo per i piemontesi, per lunghi tratti della gara superiori ai britannici, ma il peggio deve ancora venire: tre giri di lancette, e da un altro calcio piazzato la respinta dell’estremo difensore polacco dei locali genera una carambola che Alex Sandro fa terminare in fondo al sacco juventino nel gelo dell’Allianz Stadium.

Incredibile quanto successo a Torino; non vi sono molte altre parole per definire l’incontro tra Juventus e Manchester United. Pur se non imprimendo ritmi forsennati alla contesa, infatti, i ragazzi di Allegri si fanno preferire allo United (più convinto rispetto all’esibizione di Old Trafford di due settimane fa) in termini di qualità della manovra e pericolosità negli ultimi trenta metri. Ai pali di Khedira e Dybala tra i due tempi, i bianconeri aggiungono uno sciupio offensivo difficilmente perdonato ai massimi livelli del calcio continentale, cui però Cristiano Ronaldo sembra porre rimedio al minuto 65: una delizia per gli occhi degli amanti del calcio la staffilata volante del portoghese che, imbeccato da Bonucci, trova al contempo il gol dell’1-0 e una delle papabili reti più belle dell’edizione 2018/19 della Champions League, quasi a volersi far perdonare la “chilena” dello scorso aprile messa a referto con la maglia del Real Madrid.

La perla del portoghese, però, passa in secondo piano difronte a una sconfitta tanto immeritata e casuale, quanto imperdonabile per una squadra come la Juventus che punta dichiaratamente a far propria quella Coppa dalle Grandi Orecchie da oltre vent’anni ossessione dei supporters bianconeri. Imperdonabile a questi livelli, tenere sportivamente in vita un avversario mai veramente pericoloso dalle parti di Szczęsny gettando letteralmente alle ortiche a più riprese il raddoppio (clamorosa in particolare la chance sprecata da Cuadrado) come già successo a Old Trafford, quando i bianconeri però non pagarono dazio all’infruttuoso forcing dei Red Devils. Imperdonabile regalare una punizione dal limite dell’area al minuto 86 in una competizione dove, dato il tasso tecnico delle squadre coinvolte, spesso piazzati da quella mattonella assomigliano tanto a un calcio di rigore.

A rendere meno “sanguinoso” l’hara-kiri della Juventus è il fatto che la sconfitta sia arrivata in un girone che, salvo altri colpi di scena, i piemontesi dovrebbero comunque terminare primi; va altresì aggiunto che, tenendo salvo quanto sopra esposto, la superiorità juventina nei confronti dello United è stata netta nella gara dell’Allianz (e in generale nel doppio confronto con gli inglesi) e il blitz dello United ha ben poco di sportivamente logico.

Il titolo in apertura, volutamente paradossale, evidenzia proprio come quella che in altri contesti sarebbe risultata essere una vera e propria batosta a conti fatti risulti quasi una sconfitta indolore; un k.o. innocuo, che deve però servire da lezione alla Juventus in vista del proseguo del proprio cammino europeo. Nell’anno nel quale, anche per l’arrivo di Cristiano Ronaldo, i bianconeri sembrano aver colmato il gap residuo che li separava dalle superpotenze del calcio europeo (fondamentalmente Real Madrid e Barcellona) la doccia gelata rimediata dallo United può forse consegnare gli ultimi insegnamenti utili alla Juventus; ad Allegri il compito di trasformare una bruciante sconfitta in una grande lezione a se stesso e alla Juventus tutta.

 

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Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.