Grinta, ordine e un gioco camaleontico: il Napoli si conferma grande davanti ai fenomeni del PSG

Stavolta, non è servito il gol decisivo al novantesimo minuto per fare esplodere di gioia il San Paolo e uscire dal campo con un sorriso. È “bastato” (si fa per dire) un pareggio per 1-1, un solo, ma preziosissimo punto conquistato stringendo i denti e lottando con coraggio contro la rosa dei campioni da collezione del Paris Saint-Germain per far felice il popolo azzurro e mantenere in vita i sogni di gloria in Europa. Il Napoli si conferma grande con il suo solito stile e carattere, ieri sera come già due settimane fa e come contro il Liverpool, nel “girone della morte” di questa Champions League: tanto basta per tenere caldi i cuori dei 55 mila accorsi in uno stadio che, per una notte, ha abbandonato lo scenario desertico delle ultime gare di campionato. E ora, nel gruppo in cui erano stati relegati a semplice mina vagante, a terza incomoda tra i due giganti considerati imbattibili, i partenopei si ritrovano davanti a tutti, al comando di una situazione di totale equilibrio, in cui tutte le squadre (Stella Rossa compreso, con grande sorpresa) si ritrovano a dover decidere il proprio futuro negli ultimi 180′.

Per una volta, Ancelotti ha deciso di non regalare sorprese, confermando lo stesso undici titolare della trasferta di Parigi di qualche settimana fa, nonostante i prevedibili (e, con il senno di poi, piuttosto efficaci) accorgimenti di Tuchel alla sua squadra, più “leggera” e frizzante in un 3-5-2 di pura fantasia offensiva e orientata a esaltare a tutto tondo i movimenti e il talento della coppia Neymar-Mbappé: sono bastati pochi minuti per capire che di questo cambio i parigini hanno beneficiato sin da subito, mostrando un gioco per certi tratti spettacolare, in linea con quanto mostrato nel secondo tempo della gara del Parc des Princes. Anche perché è così che il PSG si diverte e domina in campionato sin dagli inizi della stagione, è ormai questa la tattica imparata a memoria dai giocatori e Tuchel si è accorto, dopo aver pagato il caro prezzo di un tempo gettato via all’andata, che snaturarla non era stata una mossa così conveniente.

La vera differenza, però, l’ha fatta ancora una volta l’avversaria che i francesi si sono ritrovati di fronte. Non le mediocri squadre della Ligue 1, ma un Napoli anche stavolta incredibilmente ordinato, grintoso, con le idee chiare e capace di leggere la partita adattando il proprio stile. Insomma, il gioco camaleontico della squadra che ormai Ancelotti ci sta abituando a mostrare ogni gara europea ha dato ancora i suoi frutti, riuscendo così a limitare persino le illuminanti giocate di Neymar e compagni, alternando fasi di resistenza e combattimento ad altre di buon calcio. E la storia della partita, priva di un canovaccio già scritto e anzi in bilico fino alla fine, testimonia i continui cambi di interpretazione degli azzurri: un Napoli più tattico nel primo tempo, attento a concedere il meno possibile alla fantasia degli ospiti, ma comunque sempre pronto a recuperare palla per poi proporre a tratti un piacevole gioco con continui movimenti del duo Insigne-Mertens; più grintoso e quotato all’attacco nella ripresa, deciso a riscattare la ferita del gol subito a un soffio dalla fine del primo tempo e a provare il colpaccio da tre punti; infine, nuovamente più basso di baricentro nel finale e in lotta su ogni singolo pallone, quando le bombole d’ossigeno stavano per finire e il PSG tentava di ottenere la vittoria decisiva per il primato del girone.

Insomma, Ancelotti è salito ancora una volta in cattedra e ha fornito l’ennesima lezione di tattica della sua stagione. Sono queste le gare che testimoniano il salto di qualità arrivato rispetto all’era Sarri, di una squadra non più solo bella da veder giocare, ma anche capace di leggere la partita e, se necessario, di affidarsi alla fisicità e alla battaglia. E gli emblemi di questo nuovo modo di intendere il calcio dalle parti del San Paolo sono proprio i tre uomini-chiave della gara di ieri sera: Koulibaly, Allan e Callejón. Ovvero uno dei difensori più forti al momento in Europa, capace di mettere fisico e carattere in ogni situazione, fino ad annullare la velocità dei vari Mbappé, Di Maria e Neymar con interventi da urlo; uno dei migliori recuperatori palla del mondo, in grado di arrivare in ogni parte del campo dal primo all’ultimo secondo di partita; e l’uomo storicamente tuttofare degli azzurri, pronto a macinare chilometri sulla fascia aiutando in copertura e fornendo spunti offensivi (ieri sera, persino un rigore conquistato) senza quasi mai far sentire il peso della stanchezza.

È finita 1-1, ma i tifosi hanno salutato il risultato quasi come una vittoria. Ha ragione Mário Rui quando afferma che il Napoli è la squadra più forte del girone come collettivo. Potrebbe non bastare, perché mancano ancora due gare e in questo girone gli azzurri potrebbero arrivare primi come ultimi, per paradosso. Il pubblico del San Paolo vuole sognare ancora, lo ha fatto capire anche ieri sera. Ma intanto ringrazia Ancelotti e i suoi ragazzi per la grinta, la voglia e la qualità messi in mostra e manda già un chiaro messaggio: comunque andrà, sarà stato un successo.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.