Udinese, un buon punto di ri-partenza

Un buon punto, quello guadagnato metaforicamente dall’Udinese nella sfida casalinga contro il Milan, fino al blackout di Opoku al 95′ che ha spianato la strada al gol vittoria di Romagnoli. Inutile nascondersi: i rossoneri allo stato attuale (per rendimento ed emergenze di organico) non sono certamente la Juventus o il Napoli passati per lo stadio Friuli nell’ultimo mese, ma non per questo vanno sminuiti o presi sotto gamba.
Velázquez lo sapeva bene e ha preparato una gara tatticamente pregevole, basata sul contenimento in fase di non possesso, con un Fofana finalmente tornato diligente, un Mandragora padrone dei propri mezzi e un De Paul visto più volte arretrare fino in mediana per dare manforte ai compagni. Come una fionda, ad ogni contrazione difensiva è seguita una propulsione offensiva a ogni recupero palla, con Pussetto e, nuovamente, De Paul sugli scudi per la loro capacità di mangiarsi il campo sulle ali di una ritrovata grinta.
Ritrovata perchè è stato proprio sull’atteggiamento di squadra visto nelle ultime gare che sono state mosse le critiche più aspre all’allenatore spagnolo, complici i fantasmi del passato recente che sembravano tornare a far capolino con le brutte e molli prestazioni dei bianconeri dopo un avvio comunque positivo.
Bene Musso, a lungo aspettato causa infortunio e capace di rispondere presente al primo vero pericolo della serata con un riflesso da gran portiere sulla conclusione insidiosa di Cutrone al minuto 43, per poi ripetersi in almeno altre due occasioni nel secondo tempo.
Bene anche gli esterni nel 3-4-3 che sta prendendo forma (o 3-4-1-2, vista la centralità, in tutti i sensi, di De Paul): Ter Avest e Stryger si sono dimostrati capaci di difendere ma anche di creare, con sprazzi di tecnica a tratti rara per il ruolo.
Del già nominato De Paul quest’anno si è scritto tanto: il gioiello grezzo arrivato due anni fa sembra aver finalmente trovato un maestro capace di valorizzarlo, abile nel ritagliargli un ruolo perfetto per le sue caratteristiche e investendolo gradualmente di sempre maggiori responsabilità, che lo hanno reso un punto di riferimento per tutti i compagni. Vedere il 10 argentino andare a recuperare palla sulla linea di difesa per poi ripartire seminando uomini fino all’area avversaria non può che aver gonfiato d’orgoglio chi ha sempre creduto in lui e ha avuto la pazienza di aspettarlo.
La speranza a questo punto, per tutti i tifosi friulani, è che a questo punto di partenza simbolico se ne sommino molti altri durante il prosieguo della stagione, superando una volta per tutte quei peccati di inesperienza capaci di compromettere un’ottima prestazione. Nonostante tutti i leciti dubbi, con ieri sera qualcosa sembra essere, finalmente, cambiato.

Condividi
Nato a Gorizia nel 1986, segue il calcio con passione dalla finale di Champions League 1996, approfondendolo da lì in ogni suo aspetto. Studia per laurearsi in Relazioni Pubbliche presso l'Università di Udine.