Sliding doors Lopetegui: dalla rinuncia Mondiale all’esonero al Real

La parabola ascendente di Julen Lopetegui ha avuto il suo punto più basso: Clasico perso 5-1 contro i rivali del Barcellona ed esonero di Florentino Pérez; basti pensare che 139 giorni fa Julen sedeva comodo sulla panchina della Nazionale spagnola, a tre giorni dal debutto mondiale contro il Portogallo.

La carriera da allenatore dell’ex portiere iberico prende largo nelle giovanili spagnole fino all’approdo nel 2014 al Porto dove il primo anno colleziona un secondo posto in campionato e i quarti di finale di Champions League, ma la stagione successiva viene esonerato a gennaio con la squadra al terzo posto.

Quasi inaspettatamente il 21 giugno 2016 viene nominato commissario tecnico della Nazionale maggiore della Spagna, susseguendo a Vicente del Bosque e qualificandosi al Mondiale di Russia 2018 senza subire nemmeno una sconfitta nel girone in cui militava anche l’Italia estromessa dalla Svezia. La compagine spagnola parte per il ritiro in vista della competizione, ma a tre giorni dall’esordio contro il Portogallo Lopetegui firma con il Real Madrid (Zinedine Zidane era appena stato dimissionario) costringendo il presidente della federazione federale a cacciarlo con il rinnovo firmato appena venti giorni prima. La Spagna sarà poi affidata a Fernando Hierro e uscirà di scena agli ottavi di finale contro la Russia dopo la lotteria dei rigori.

 

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Debut liguero!

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Il 12 giugno 2018 comincia così la sua avventura al Real Madrid, ma poco dopo ecco la prima brutta notizia: Cristiano Ronaldo, mister cinque palloni d’oro, saluta i blancos per accasarsi alla Juventus. Di colpo i madrileni perdono l’allenatore e l’attaccante autori dell’impresa di vincere tre Champions League consecutive, sostituendo il portoghese con Mariano Diaz che si rivelerà un flop con soli 254 minuti giocati in dieci giornate della Liga.

L’avventura di Julen Lopetegui al Santiago Bernabeu non parte benissimo e colleziona sconfitte su sconfitte, ultima delle quali nel Clasico contro i rivali del Barcellona: un umiliante 5-1 che costa caro all’ex c.t. spagnolo. Florentino Pérez lo esonera immediatamente con un comunicato durissimo e dopo i consueti ringraziamenti di rito c’è posto per una stoccata pesantissima nei confronti del tecnico: “Questa decisione, presa con la massima responsabilità, ha il fine di cambiare la dinamica della squadra quando sono ancora raggiungibili tutti gli obiettivi stagionali – si legge nella nota della Casa Blanca –. La giunta direttiva ritiene che ci sia una grande sproporzione tra la qualità della rosa del Real Madrid, che vanta 8 giocatori candidati al Pallone d’Oro, una cosa senza precedenti nella storia del club, e i risultati ottenuti sinora”.

In 139 giorni Julen si trova così cacciato due volte: prima ha abbandonato la sua Nazionale nel pieno del Campionato del Mondo e poi non è riuscito a convincere nel Real Madrid con una squadra piena di stelle. Se le ragioni del primo abbandono sono imputabili sostanzialmente alla voglia di non lasciarsi sfuggire la chiamata di Florentino Pérez, cosa che nella vita non capita due volte, le motivazioni del fallimento madrileno sono sicuramente più misteriose da capire.

Avere lo spogliatoio contro in una squadra come le merengues è sicuramente il male peggiore e non essere in grado di dare una scossa all’ambiente non ha migliorato la situazione: il 5-1 subito è l’epilogo più emblematico di questa avventura. E pensare che, dati alla mano, Lopetegui è stato in grado di far giocare meglio i suoi rispetto a Zidane: la formazione madrilena è quella che calcia di più in porta in Liga (17.9 tiri di media a partita), ha la miglior percentuale di precisione nei passaggi (89.5%) ed è la terza squadra in Spagna per possesso palla (68.4%), contro per esempio il 57,8% della passata stagione con il tecnico francese in panchina.

Purtroppo per lui i risultati parlano chiaro, ma catalogare Lopetegui come un bidone è sicuramente sbagliato e in attesa di una nuova panchina avrà modo per rimuginare sui suoi ultimi errori. Caro Julen, il calcio ha avuto in serbo un destino crudele: una sliding doors presa direttamente in faccia.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".