Il Giro d’Italia arriverà all’Arena di Verona, luogo di storia ciclistica e garanzia di calore

Il Giro d’Italia numero 102, presentato mercoledì a Milano, appare ricco di cronometro e di metri di dislivello: tre, le prime, 46.500, i secondi. Partenza a Bologna l’11 maggio e arrivo a Verona il 2 giugno, Festa della Repubblica. Sarà un Giro pregno di passaggi simbolici ed evocativi: Fucecchio (FI) per Indro Montanelli, Vinci (FI) per il genio di Leonardo, San Giovanni Rotondo (FG) per Padre Pio, il tratto Cuneo-Pinerolo per Fausto Coppi e infine il ricordo di Gioacchino Rossini transitando da Pesaro.

Il finale sarà dei più spettacolari. Dopo anni di attesa, la città di Verona metterà a disposizione il suo più celebre catino per l’arrivo dei girini. L’Arena di Verona tornerà a ospitare l’ultimo traguardo dopo 9 anni, quando nel 2010 Ivan Basso (e una Liquigas arrivata alla fine senza ritiri) sfilò vestito di rosa attorniato da un anfiteatro colmo, coloratissimo e in visibilio. In quel giorno festoso per il ciclismo italiano, che ricorda anche il terzo posto di un rampante Vincenzo Nibali, davanti a Michele Scarponi, e l’addio ai pedali di Gilberto Simoni. Sono due, in realtà, i precedenti. L’altro, che è stato anche il primo, risale al 1984, quando Francesco Moser  sfoderò l’impresa e recuperò lo svantaggio in classifica generale da Laurent Fignon, aggiudicandosi il Giro. Emozionante, in quel caso, l’abbraccio della città scaligera riunita in centro e sui gradoni di pietra per il campione trentino.

La tappa finale del prossimo anno ripercorrerà il percorso delle Torricelle, dal nome della punta del Colle San Pietro, che si alza di poche decine di metri sopra Verona. Torricelle che hanno già ospitato il grande ciclismo in occasione dei Mondiali del 1999 e del 2004 e che sono un simbolo storico inestricabile dalle vicissitudini passate della città di Romeo e Giulietta e dei suoi abitanti. 15,6 km di cronometro individuale che potranno cambiare le sorti della classifica finale, anche per quanto riguarda il podio. Sarà proprio il dislivello delle Torricelle a rendere più complicata del previsto la fine di un Giro d’Italia già pieno di salite. Vietato, dunque, pensare che la maglia rosa possa arrivare a Verona per sfilare davanti all’acclamante pubblico, sicuramente gioioso di una gioia respirabile solo nel ciclismo.


Alla partenza del Giro d’Italia numero 102 non potrà mancare il veronese Elia Viviani, già vincitore della classifica a punti dell’ultimo Tour de France. Una volta svelato il percorso, il velocista non si è esentato dal dichiararsi emozionato e trepidante: «Sono in maglia tricolore e la corsa finisce a Verona, sembra quasi il Giro dei sogni…». Le montagne da percorrere saranno ardue e numerose, ma come non augurarsi che Elia possa riuscire a portare a termine le tre settimane? Nel luogo simbolo della sua città natale, davanti ai suoi più vicini tifosi, con la maglia tricolore sulle spalle: un sogno per Viviani e per la sua città. Appuntamento al 2 giugno a Verona, che sarà vestita a festa e che garantirà calore e colore rosa.

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Provinciale di nascita, ma cittadino del mondo. Innamorato dello sport, ma soprattutto del calcio e della Formula 1. Impazzisce per le montagne da scalare, i palloni da calciare e i fogli e le penne per scrivere.