AIK: serve il colpo del KO

Tre giornate al termine, tre partite tra l’AIK e il traguardo tanto atteso dai tifosi degli Gnaget. Certo, il gesto tecnico di Larsson, capace di mettere in rete, lunedì sera contro il Malmö, una punizione da 25 metri con un colpo che da queste parti si vede raramente, è stato quasi del tutto oscurato dalla sua sconsiderata esultanza davanti alla panchina avversaria. Però, è un fatto che alla Friends Arena si sia vista, comunque, una bella partita, molto tattica e poco fisica: non proprio usuale, da queste parti.

L’AIK sta mostrando la corda: solo tre pareggi nelle ultime tre partite, e solo due reti segnate. Certo, quello degli Gnaget non è un attacco particolarmente performante, se lo confrontiamo con altri (l’Häcken, per dire, è andato a segno in 56 occasioni). Tuttavia, a fare la differenza, sinora, è stata la retroguardia, bucata solo in 15 occasioni. In un campionato dove si segna tantissimo (una media di 2,7 gol a incontro), si tratta di un risultato importante. Però, per vincere le partite, bisogna, come minimo, segnare una rete in più degli avversari. E, nelle ultime settimane, la capolista ha segnato più di una volta solo con squadre di bassa classifica.

Intendiamoci: la squadra giallonera resta la principale candidata ad aggiudicarsi, dopo nove stagioni, la Lennart Johansson Pokal, vale a dire il trofeo che viene assegnato alla squadra vincitrice dell’Allsvenskan. Solo la compagine stoccolmese potrebbe perderlo, con 4 punti effettivi di vantaggio sulla seconda (che diventano 5 per via della differenza reti favorevole), e 3 sole partite da giocare, senza scontro diretto. Però, l’AIK visto lunedì sera non è più la squadra nettamente superiore dei mesi scorsi.

Il Malmö, sceso in campo alla Friends Arena a caccia di punti importanti per la rincorsa a un posto in Europa, compromesso dopo una primavera disastrosa, ha giocato meglio. La squadra guidata da Uwe Rösler, che molti ricordano per il passato da calciatore nel Manchester City dove, negli anni ’90, segnò ben 50 reti, ha dimostrato una sostanziale superiorità soprattutto dal punto di vista tattico.

Gli Himmelsblått hanno tenuto in mano il pallino del centrocampo praticamente per tre quarti dell’incontro, concedendo alla capolista solo una chiara occasione da gol, nei primi 20′. Poi, per gli Gnaget, è stato difficile trovare spazi. In mezzo, i biancocelesti, ben disposti dal loro tecnico, si sono trovati sovente in superiorità numerica e, nella seconda parte della prima frazione, hanno avanzato il baricentro di diversi metri, sino a trovare, con Christiansen, la rete del vantaggio, con una bellissima combinazione che ha tagliato in due la pur munita difesa giallonera.

Nella ripresa, ci si aspettava la reazione della capolista. In realtà, la squadra ospite è riuscita a mantenere il controllo dell’incontro, con gli Gnaget incapaci di alzare i ritmi, condizione necessaria per prendere in mano il centrocampo. L’AIK ha prodotto solo un’azione degna di nota (il gol annullato a Larsson per fallo in attacco), mentre i rivali, in contropiede, hanno colpito con Antonsson (rete non convalidata per fuorigioco, scopertosi poi inesistente), rischiando poi di raddoppiare a pochi istanti dalla fine. Il pareggio è poi arrivato, con una magia su punizione di Larsson: ed è stato molto importante, soprattutto dal punto di vista psicologico.

Però, adesso, serve il KO definitivo. Vero che, dietro, la matematica accredita solo il Norrköping come possibile rivale, tra l’altro a distanza di sicurezza, considerando che mancano solo tre partite alla fine. Tuttavia, i Peking stanno giocando bene: domenica, con l’Östersunds, hanno raddrizzato la partita in pochi minuti dopo lo svantaggio, e hanno poi vinto nettamente. Segnano, sono atleticamente in forma, e non hanno nessun tipo di stress, visto che a loro nessuno chiede nulla.

A Stoccolma, invece, la situazione è diversissima. L’ambiente è carico: sono troppi anni che non si vince nulla, da queste parti. L’occasione è ghiottissima, e il traguardo è a portata di mano. Tuttavia, vi è anche la consapevolezza del fatto che manchi qualcosina, rispetto a qualche settimana fa. Norling, a questo punto, dovrà trovare le giuste alchimie: il punto di lunedì sera è stato certamente importante, anche se una sconfitta non avrebbe cambiato molto le cose. Però, ha lasciato perplessi la sceneggiata di Larsson a fine partita, oltre alle reazioni in casa giallonera all’episodio, che hanno tradito il nervosismo che si vive all’interno del gruppo. Il traguardo è vicino, vicinissimo, ma non ancora raggiunto: e questo provoca, evidentemente, un notevole stress.

In questo turno infrasettimanale, quindi, il duello a distanza continuerà. L’AIK è atteso a Östersund, campo difficile, contro un’avversaria che non ha problemi di classifica: ma qua, questo aspetto conta sino a un certo punto. I rivali giocheranno a pochi chilometri dalla Friends Arena, sul campo di un Brommapojkarna decisamente più motivato a fare punti, ma oggettivamente molto più debole dal punto di vista tecnico. Poi, nel fine settimana, i Peking se la vedranno all’Östgötaporten con l’Örebro, mentre gli Gnaget riceveranno il Sundsvall, squadra insidiosa, che ha fatto molto bene sinora. Infine, chiusura lontano da casa per entrambe: l’AIK farà visita al Kalmar, mentre il Norrköping sarà di scena alla Bravida Arena con l’Häcken. Ma, forse, a quel punto, sarà già tutto finito: o, almeno, così si augurano a Solna.

In definitiva, l’AIK appare ancora favorito. Però, la scena che più ci viene in mente, pensando a questo finale dell’Allsvenskan, è quella del cartone animato Cars, con il protagonista che, con mezza pista di vantaggio, arranca verso il traguardo pattinando sui cerchioni, non avendo più gli pneumatici, esplosi e distrutti per l’eccessiva usura. Non è previsto lo spareggio, in Svezia (come praticamente ovunque, vale la differenza reti): però, siamo convinti che se Norling, rientrando a casa, dovesse avere visto per sbaglio quella scena alla televisione, in questi ultimi giorni, l’avrà spenta immediatamente. Per non rischiare di sognarsela di notte.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.