Pinot, l’italiano di Francia

Uno dei maggiori difetti che è possibile riscontrare in alcune persone è il ragionamento per compartimenti stagni. Nel senso che se si nasce e/o si cresce in un determinato luogo, secondo loro non si può avere nulla a che fare con tutto ciò che riguarda aree geografiche storicamente e culturalmente “rivali” alla zona dove si è cresciuti. Quindi, secondo loro, chi è nato a Oxford non può nemmeno respirare l’aria di Cambridge e viceversa, chi è livornese non dovrebbe neanche immaginarsi Piazza dei Miracoli, chi è pisano non dovrebbe  mangiare mai il cacciucco e via discorrendo. E, trasportando questo ottuso modo di pensare al ciclismo, chi è un corridore francese dovrebbe solo avere in mente il Tour de France e nient’altro. Mai e poi mai, poi, dovrebbe dimostrare di apprezzare le corse italiane.

Bene, queste persone farebbero bene a tenersi molto ma molto alla larga da Thibaut Pinot. La vittoria di sabato scorso del 28enne transalpino al Giro di Lombardia è la punta dell’iceberg che vede il capitano della Groupama-FDJ letteralmente innamorato pazzo delle corse che avvengono sulle strade del Belpaese. Come tutti i francesi di talento, a Pinot è stato – e diciamo anche giustamente – inculcato il Mito del Tour de France, che un corridore d’Oltralpe non riesce a vincere dal 1985, anno dell’ultimo dei cinque trionfi di Bernard Hinault. E i suoi primi passi sulle strade della Grande Boucle sono stati oltremodo positivi, con la vittoria nella tappa di Porrentruy nel 2012 e il terzo posto al Tour 2014, quello vinto da Vincenzo Nibali.

Ma per uno scalatore puro difficile puntare al successo pieno al Tour, soprattutto in queste stagioni dove a dominare vi è una sola squadra, la Sky, con i suoi vari capitani (prima Wiggins, poi Froome ora Thomas). Allora, nell’inverno del 2016, al buon Thibaut si accende l’idea di poter puntare al Giro d’Italia, una corsa che tradizionalmente più accende l’occhio nei confronti di chi ha notevole dimestichezza con la salita. Un’idea che è però fortemente contrastata dal direttore sportivo della sua formazione, Marc Madiot, in quanto si tratta di un francese “duro e puro” e quindi da “prima il Tour, poi (forse) il resto”. Alla fine, dopo accese discussioni, Thibaut ottiene il via libera. E nel Giro dei Cento Anni, non delude, vincendo la tappa con arrivo ad Asiago e sfiorando il podio, giungendo quarto in classifica. Un’esperienza che gli piace da pazzi. Tanto è vero che nell’inverno del 2017 si ripete lo stesso siparietto con Madiot e a imporsi è nuovamente Thibaut.

Il Giro questa volta gli “regala” un’infezione che lo costringe al ritiro al termine della penultima tappa e a saltare il Tour. Però Pinot reagisce alla grandissima. Alla Vuelta fa sue due tappe, ma è in questa seconda settimana di ottobre tutta italiana che dà il meglio. Il martedì sfiora di un niente la Tre Valli Varesine, battuto in volata dal lettone Skujiņš. Il mercoledì domina sul traguardo del Colle di Superga la Milano-Torino e il sabato scardina sul Civiglio la tenacia di un encomiabile Vincenzo Nibali per far sua la Classica delle foglie morte. Pinot chiude il suo 2018 con 5 vittorie, 3 delle quali ottenute in Italia (all’elenco va aggiunta anche la classifica finale del Tour of the Alps, il già Giro del Trentino). E se i numeri non mentono mai, da questo dato si capisce al volo come il capitano della FDJ sia in forte sintonia con le corse italiane.

Basta vederlo pedalare, poi, per accorgersene. In Italia, Pinot viaggia con una condizione sfavillante e quando vince, come a Superga e come a Como, esibisce un sorriso a 200 denti. In Francia, pure quando non sente la catena, sembra quasi pedalare per dovere e non per piacere ed è poi, correndo in casa, più soggetto alla pressione dei tifosi e dei media. Un fattore che già in passato lo ha lievemente condizionato.

21 anni dopo Laurent Jalabert, un altro francese ha infilato la doppietta Milano-Torino e Giro di Lombardia nello stesso anno. Ma un francese con una grande peculiarità. Quello di essere, ciclisticamente parlando, un “italiano di Francia”. Chapeau, Thibaut.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.