Azzurro color speranza

La speranza è l’ultima a morire, recita un aforisma antico, ma che è perfetto per descrivere la situazione della nostra Nazionale dopo la preziosissima vittoria maturata in extremis a Chorzow contro la Polonia. Il gol di Biraghi al 92′ è carico di significati: l’Italia non solo non retrocede nella Lega B della Nations League (sarebbe stata un’altra mazzata dopo quella di un anno fa), ma riaccende il lumicino della speranza, appunto, per una qualificazione alla final four di giugno che avrebbe del miracoloso, per come si erano messe le cose.

Tutto rimandato a Italia-Portogallo del 17 novembre prossimo: battere i lusitani per scavalcarli in classifica (al momento i portoghesi hanno due punti in più degli azzurri) e poi fare il tifo per la Polonia, che nell’ultima giornata del Girone 3, pur da retrocessa, potrebbe avere una botta di orgoglio e tirare un brutto scherzo ai ragazzi di Fernando Santos. Difficile, sì, ma non impossibile. Tanto vale dunque sperare, perché il movimento calcistico italiano al momento ha bisogno proprio di questo per ritrovarsi e per ritrovare il calore dei propri tifosi che, speriamo, riempiranno San Siro in occasione di questo fatidico appuntamento.

Questa speranza, tra l’altro, non è figlia del caso. È vero che il gol di Biraghi è maturato a una manciata di secondi da un possibile 0-0 che avrebbe cambiato radicalmente ogni discorso, ma la Nazionale di Mancini ha strameritato di vincere ieri sera, contro una Polonia che, per essere sinceri, ci ha deluso parecchio e quando si è resa pericolosa l’ha fatto perché gli azzurri hanno scoperto il fianco, più che per meriti propri. Una Nazionale dunque che ha convinto e che ha divertito: due legni nel primo tempo, uno di Jorginho e uno di Insigne, e numerose altre occasioni in cui Szczęsny si è superato. Ma la sensazione che per novanta minuti gli azzurri siano stati padroni assoluti del campo: pressing, movimenti giusti e tanto, tanto palleggio. Una squadra a immagine e somiglianza di Mancini, finalmente.

Due le chiavi di questa evoluzione: in primis, un centrocampo che sarà anche carente di centimetri e muscoli, ma che ha pochi eguali in Europa per qualità, possesso palla, dribbling e fantasia. Jorginho e Verratti sono ormai due pilastri inamovibili, ma l’inserimento di Barella al posto di Gagliardini ha sortito effetti inaspettati: meno presenza fisica dicevamo, ma un dinamismo e una garra che, in questo momento, il nerazzurro non può assicurare. Barella al Cagliari è sempre fra i migliori della classe, e sembra non aver accusato il passaggio in Nazionale, dove finora ha anche dimostrato una certa maturità dal punto di vista temperamentale: due presenze da titolare e nemmeno un cartellino, buon segno per uno che di solito fa incetta di gialli in campionato. Vedere quei tre in mezzo al campo è un piacere, perché perdi il conto dei passaggi e sai che da un momento all’altro possono imbeccare una delle punte o arrivare alla conclusione.

La seconda svolta, il tridente senza centravanti. Immobile sembrava un punto fermo nelle idee del Mancio, che a settembre addirittura gli aveva affiancato Balotelli contro la Polonia e Zaza contro il Portogallo. Dall’amichevole contro l’Ucraina in poi, invece, fuori le prime punte, dentro un tris tutto fantasia, senza un vero e proprio punto di riferimento centrale, con Insigne, Bernardeschi e Chiesa capaci di scambiarsi le posizioni per confondere le idee agli avversari. Bene così, perché ieri il tridente di falsi nove ha funzionato alla grande ed è un caso se nessuno dei tre sia riuscito a sbloccare la partita.

Per un mesetto ora Mancini potrà riconcentrarsi sul campionato – e bisogna ammettere che sta traendo il massimo dalle indicazioni che gli fornisce la Serie A – con la speranza che la gara di Chorzow possa risultare un crocevia decisivo per una Nazionale che, con tanta fatica, sta provando a rialzarsi e a costruirsi un futuro. Se non si può certo dire che ci attende un entusiasmante domani a tinte azzurre, possiamo almeno attaccarci alla speranza di una verve ritrovata e di una nuova generazione che avanza e che ci auguriamo possa riportare questa Nazionale ai fasti di un tempo.

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Sardo di origini sicule, ama il calcio dalle “notti magiche” di Italia ’90. È laureato in Lingue con una tesi sulla lingua del calcio. Pubblicista, ha collaborato col periodico Vulcano e la tv sarda Videolina.